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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Firenze 29 novembre 1956. Economista. Presidente di Snam Rete Gas e vicepresidente del consiglio di amministrazione di Société Générale. È inoltre presidente della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, visiting scholar all’università di Harvard, senior fellow all’Istituto Affari Internazionali e al Center for European Policy Studies. Scrive per il Financial Times.
• Membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea dal 2005 fino al 2011. Scaduto da presidente della Bce Jean-Claude Trichet e nominato al suo posto Mario Draghi, nessun francese, a quel punto, risultava presente nel board della Banca centrale. Il presidente Sarkozy, facendosi forte di una promessa di Berlusconi, pretese allora le dimissioni di Bini Smaghi. Bini Smaghi resistette rivendicando l’indipendenza della Bce e del suo comitato esecutivo dai singoli governi europei. Secondo la stampa italiana avrebbe puntato invece a una qualche nomina di peso analogo. Ha poi spiegato lo stesso Bini Smaghi: «Se un membro italiano del Comitato direttivo della Bce si fosse dimesso solo perché glielo chiedeva il presidente del Consiglio del suo paese, avrebbe solo dimostrato che i banchieri centrali italiani non sono indipendenti, il che non sarebbe stato il miglior viatico per il nuovo presidente della Bce, italiano appunto. Il problema si è posto a seguito delle ripetute pressioni pubbliche che di fatto rendevano impossibili le dimissioni fin quando tali pressioni continuavano ad essere esercitate (in realtà soprattutto in Italia). Questo è stato spiegato sia al governo italiano sia a quello francese, non solo da me ma anche dal Presidente della Bce Trichet, cioè che mi sarei dimesso solo quando avessi deciso io, nella mia piena autonomia. La cosa non ha compromesso in alcun modo la nomina di Draghi, che peraltro è avvenuta senza problemi». Ha poi annunciato le sue dimissioni dalla Bce l’11 novembre 2011 (con decorrenza il 31 dicembre 2011), dopo la caduta del governo Berlusconi e dopo che le pressioni per farlo dimettere erano quindi scemate. Si era parlato di una sua possibile nomina alla guida della Banca d’Italia: fu lo stesso Berlusconi ad annunciarlo candidato il 25 giugno 2011 a Bruxelles, durante la conferenza stampa che seguì il Consiglio europeo in cui Draghi venne nominato alla presidenza della Bce.
• « La cosa straordinaria – e che dovrebbe far riflettere – è che solo in Italia quanto è successo è stato “raccontato” in questo modo. In Germania e in altri paesi si è capito perfettamente che era in gioco l’indipendenza della Bce e che il mio comportamento era perfettamente coerente con il rispetto delle istituzioni europee. Anzi, non avrebbe potuto essere diversamente. Se avessi assecondato le pressione esterne, Trichet e il Comitato direttivo avrebbero rigettato le mie dimissioni. Il Frankfurter Allgemeine scrisse addirittura un articolo intitolato “Due italiani: che c’è di male?”. Forse la colpa è stata in parte anche mia. Durante tutto quel periodo non ho mai voluto rilasciare una sola dichiarazione che potesse ledere il mio paese, e chi lo rappresentava in quel momento, coerentemente con il modo in cui mi sono comportato in 30 anni di servizio delle istituzioni, italiane e europee. Ne ho pagato il prezzo, paradossalmente nel mio stesso paese, mentre all’estero mi considerano addirittura un caso da studiare, di difesa dell’indipendenza delle banche centrali».
• Studi in Belgio e Stati Uniti, una carriera tra il Fondo monetario internazionale e il servizio studi di Bankitalia prima di approdare alla banca centrale di Francoforte in sostituzione di Tommaso Padoa-Schioppa. «Viene da una famiglia di conti – i cognomi sono anzi tre e non due, Bini Smaghi Bellarmini – con tenuta in Chianti e villa attribuita al Sangallo; ma già il padre Bino aveva scelto una vita di lavoro al servizio dell’Europa, come funzionario della Comunità» (Stefano Lepri).
• «Primo di quattro fratelli tutti economisti o dirigenti industriali, può sembrare un privilegiato dalla sorte. Ma tra chi lo conosce nessuno mette in dubbio che se lo meriti, di arrivare così in alto. È uno che ha studiato molto e ha lavorato sodo. Ha un master in California e un Ph.D a Chicago. È perfettamente trilingue, francese e inglese, sempre con un lieve accento fiorentino» (La Stampa).
• Ha pubblicato: 33 false verità sull’Europa (2014) Morire d’austerità. Democrazie europee con le spalle al muro (2013) e Il paradosso dell’euro. Luci e ombre dieci anni dopo (2008), tutti editi dal Mulino.
• Sposato con Veronica De Romanis, economista e biografa di Angela Merkel. Due figli, Corso e Laudomia.