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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• (Maria Rosaria) Sinalunga (Siena) 12 febbraio 1951. Politico. Presidente della commissione Antimafia (dal 22 ottobre 2013). Deputato dal 1994 (Ppi, Margherita, Pd). Ministro della Sanità nel Prodi I, D’Alema I e II, della Famiglia nel Prodi II. Presidente del Pd dal 2009 al 2013. «È vero, non mi trucco, ma non ho niente contro chi lo fa: se vado in tv, anch’io metto il fondotinta, un po’ di rossetto».
• Docente universitario di Diritto amministrativo, dall’83 all’89 fu consigliere nazionale e vicepresidente dell’Azione cattolica italiana. Dal 1975 all’80 consigliere comunale di Sinalunga, nell’89 fu eletta per la Dc al Parlamento europeo. Membro del consiglio nazionale e della segreteria del Ppi. Nel 2007 candidata alla segreteria del neonato Partito democratico, prese il 13,8% dei voti, seconda dietro Walter Veltroni. «È stata la candidata anti-Walter, la più aggressiva, anche la più divertente. Per questo ha interessato (intrattenuto?) quelle che nel Regno Unito si chiamano le chattering classes, “classi chiacchieranti” di gente dei media, della cultura, vicine alla politica ma in modo critico» (Maria Laura Rodotà).
• Come ministro della Famiglia nel gennaio 2007, insieme al ministro per i Diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini, è stata firmataria del disegno di legge sui diritti delle persone formanti coppie di fatto (vedi POLLASTRINI Barbara). «Certo che ho sofferto, che ho avuto paura di dannarmi l’anima. Ma sono convinta che i Dico non siano peccato, anzi credo possano rappresentare semi di bene».
• Anti-renziana, attaccò con forza e ripetutamente il sindaco di Firenze durante la campagna per le primarie del centrosinistra del novembre 2012 nella quale lei appoggiava Bersani: «Renzi vuole solo sfasciare il Pd. Dà voce a quella maggioranza silenziosa del Paese che Berlusconi ha avuto la stragrande capacità di forgiare».
• A differenza di Massimo D’Alema e Walter Veltroni, si è ricandidata (in Calabria) ed è stata rieletta alle politiche 2013 chiedendo una deroga al regolamento del Pd (che pone un limite di 15 anni in Parlamento), incurante degli attacchi di Renzi che chiedeva la «rottamazione» della vecchia dirigenza: «Sta in Parlamento da prima della caduta del Muro di Berlino. Ha fatto sei mandati, il ministro due volte, ha già corso alle primarie perdendo contro Veltroni, io vorrei che ci fosse un candidato in grado di vincere le elezioni, non di perdere alle primarie».
• Ha abbandonato la presidenza del Pd il 19 aprile 2013 come gesto di protesta per l’elezione mancata di Romano Prodi al Quirinale (la storia dei 101 franchi tiratori, vedi PRODI Romano).
• Eletta alla presidenza della Commissione Antimafia al secondo scrutinio con i voti di Pd e Sel. Scelta Civica si astenne, mentre il Pdl uscì dall’aula al momento della votazione protestando perché il nome della Bindi non era stato deciso e condiviso in anticipo tra i due principali partiti del governo Letta. Schifani e Brunetta dichiararono che i membri del Pdl della commissione, in segno di protesta, «non parteciperanno ai lavori della Commissione per l’intera legislatura».

• Dopo la sua elezione alla presidenza della Commissione Antimafia rispuntarono alcune sue dichiarazioni risalenti a un incontro elettorale in Calabria, nel gennaio 2013, in cui ammetteva di non sapere poco di mafia: «Ritengo che i più grandi esperti siano coloro che hanno dato un contributo di sangue con la propria vita e con la vita dei propri cari nei confronti di questo drammatico problema. Non sono un’esperta. Non mi ritengo una professionista dell’antimafia».

• «Detestata dalla Casa della Libertà che la considera una terribile cattocomunista, rispettata ma talvolta guardata con inquietudine dai suoi stessi amici di partito che la considerano una tosta rompiscatole (“Questa ci farà perdere un sacco di voti” sussurravano alcuni di loro quand’era ministro della Sanità e tartassava le aziende farmaceutiche), è abituata ad attraversare gli eventi a passo di carica. Assistente del professor Vittorio Bachelet (era con lui quando fu assassinato dalle Br) dopo la militanza nelle Acli toscane, planò sulla Dc ai tempi della segreteria di Arnaldo Forlani, diventando eurodeputata, eletta in Veneto. Fu lei che, nel 1992, scrisse il famoso “j’accuse” contro i corrotti della Balena bianca mostrando, dicevano in quei giorni gli “amici” dc, più intransigenza che carità cristiana. I talk show la invitavano in tv e, allora come oggi, davanti alla telecamera lei caricava a testa bassa l’avversario. In effetti, racconta Enzo Carra che per l’appunto la conosce dai tempi della segreteria Forlani e l’ha ritrovata nella Margherita, “della Bindi si possono criticare certi atteggiamenti, per esempio il suo pacifismo un po’ ultrà, ma è certo una che ci crede”. Tutto quello che di lei piace agli ulivisti, il rigore etico e il tacco basso comodo, quel suo vivere a Roma senza frequentare salotti mentre invece non perde una parrocchia toscana, un dibattito, una sagra popolare, la rende invece insopportabile “dall’altra parte”. Per Daniela Santanché costituisce un’ottima ragione per rimanere di destra: “È seriosa, ma la serietà è un’altra cosa. Meglio mettersi i tacchi a spillo, allora, e non fare la mezza suora”» (a Maria Latella).

• Molto spesso insultata (Francesco Storace, davanti alle iscritte ad An «E non parliamo della Bindi, che non è neppure una donna...»): «Ho portato i calzettoni fino a sedici anni. Il che non mi impediva di andare alle feste. Ballare mi è sempre piaciuto. Da ragazzi, è vero, si tende al conformismo e un po’ mi è costato discostarmi dai modelli. Non è stato semplice attraversare le varie fasi della vita, i vari ambienti... Però i miei compagni di scuola erano gran signori, di piccoli Storace non ne ho mai trovati. In classe ero molto amata, e rispettata. Come rappresentante di classe prendevo voti a valanga. Una volta, avrò avuto 17 anni, uno della mia classe disse: “Certo, se la Bindi fosse bella quant’è intelligente, sarebbe miss Mondo”. C’era dell’affetto, nelle sue parole, mica del disprezzo. Mi intristisce dirlo, ma solo facendo politica ho incontrato persone che, per dirla con Arturo Parisi, più che uomini sono “maschi”. Ricordo ancora la battuta di Silvio Berlusconi a Brescia. Presentava la candidata di An, mi pare, e disse: “Mica come la Bindi, quella che è più intelligente che bella”. La politica è più barbara della società che dovrebbe rappresentare, non per niente marginalizza le donne che infatti l’abbandonano, fuggono».

• Berlusconi ha ripetuto poi la battuta sulla Bindi in una puntata di Porta a Porta dell’ottobre 2009,  ricevendo in risposta: «Io non sono una donna a sua disposizione».

• Ha avuto «due, tre innamorati» e un fidanzato che presentò anche in casa: «Piaceva tanto a mia nonna». Le storie sono finite sempre per volere suo: «E che, mi faccio lasciare, io? Piuttosto non mi faccio prendere».

• Nel giorno in cui il secondo governo Prodi otteneva la fiducia alla Camera (23 maggio 2006), il senatore di An Maurizio Saia dichiarò che, essendo lesbica, la Bindi non avrebbe dovuto diventare ministro della Famiglia (redarguito con un «imbecille» da Gianfranco Fini, ammise infine di aver detto una sciocchezza). Sua replica: «Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi».

• Da ragazza voleva fare il prete: «Dicevo messa da sola. Però la parte preponderante era l’omelia. Quindi in realtà volevo fare il politico».