Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Messina 11 gennaio 1947. Avvocato. Ex presidente della Confcommercio (1995-2005). Ereditata dal padre una pasticceria, cominciò a tessere rapporti con gli altri commercianti della città natale. Nel 1976 entrò come dirigente nella Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), il più numeroso sindacato di categoria. Primo incarico alla Federazione italiana pubblici esercizi, nell’88 ne divenne presidente. Ottenuta nel 1992 la presidenza della Federazione regionale del commercio e del turismo di Sicilia, nel 1995 diventò il numero uno della Confcommercio sommando ai voti dei delegati del Sud quelli meno scontati di Piemonte, Veneto e Liguria.
• «Specialista in cannoli, in lotta al racket e quando serve in serrate di protesta. A Messina è famoso per il bar pasticceria che gestisce nella piazza centrale, frequentatissimo dalle famiglie la domenica mattina. Ma nel resto d’Italia è noto soprattutto per le denunce anti-racket, raccolte in un Libro bianco pubblicato dalla Fipe e per il suo ruolo di leader in quella che fu una delle ultime grandi battaglie della categoria: la lotta contro la minimum tax. Fu lui infatti il “falco” che propose la serrata dei negozi contro la misura varata dal governo per mettere a nudo le evasioni della categoria. Ma fu ancora lui, qualche anno prima, a dimostrare nascoste doti di talent-scout facendo debuttare sugli schermi della sua televisione privata un personaggio che poi Renzo Arbore avrebbe reso famosissimo come “frate Antonino da Scasazza”. Già, Nino Frassica deve qualcosa a Sergio Billé» (Luisa Grion ai tempi dell’elezione ai vertici di Confcommercio).
• L’operazione che gli fece perdere la presidenza di Confcommercio fu la seguente: il finanziere Stefano Ricucci, avendo comprato da Gianpiero Fiorani per 12,5 milioni di euro un immobile in via Lima a Roma, lo rivendette 52 giorni dopo alla Confcommerico di Billé per 60 milioni, facendosi rilasciare subito un anticipo di 39 milioni. I soldi furono versati a una società delle Isole Vergini (la Garlsson) e secondo i magistrati servirono a finanziare le scalate di Ricucci (vedi RICUCCI Stefano). Billé attinse per il pagamento a un conto riservato del presidente della Confcommercio di cui fino a quel momento non si era avuta notizia. Finì agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. Nel 2008 è stato rinviato a giudizio insieme a Ricucci e altri sette (tra cui il figlio di Billé, Andrea) coinvolti nella scalata a Rcs (vedi RICUCCI Stefano), assolto nel 2011.
• Condannato invece a tre anni per corruzione nel caso Enasarco: nel 2005 Ricucci aveva promesso 50 milioni per ottenere, al termine di una gara truccata, il servizio di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare Enasarco. Suddivisione della tangente: per il 40% a Donato Porreca, presidente dell’Enasarco e presidente della Commissione che gestiva la gara, per il 20% al mediatore Fulvio Gismondi, per il 40% allo stesso Billé. Tutti condannati. La pena è interamente condonata per effetto dell’indulto [CdS e S24 9/5/2011].