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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Patrica (Frosinone) 17 aprile 1927. Prete. Ex economo della Congrega dei missionari del Preziosissimo Sangue (167 case sparse per il mondo e appena 596 aderenti in tutto il globo, 450 dei quali sacerdoti con i voti sacri). Nel 2010 i magistrati di Firenze e Perugia sospettarono che l’imprenditore Diego Anemone lo usasse come una sorta di Bancomat: «(...) Quando aveva bisogno di contanti li chiedeva a lui, consapevole che in questo modo sarebbe sfuggito ad ogni controllo fiscale e soprattutto che sarebbe stato davvero difficile ricondurre a lui le somme prelevate e poi elargite ad altri. Talvolta lo avrebbe utilizzato anche per custodire e poi cambiare gli assegni. Sono state le intercettazioni a far scoprire l’inghippo e adesso Don Evaldo non nega le consegne, anche se ribadisce di non sapere come Anemone utilizzasse il denaro. (…) “Adesso basta con questa storia del tesoro. È vero, glieli ho dati i soldi a Diego, ma erano suoi. E poi è successo soltanto quella volta della telefonata che hanno registrato”. (…) I carabinieri del Ros sono stati nella sede del suo istituto religioso e dentro una cassaforte hanno trovato assegni circolari per centinaia di migliaia di euro, un po’ di contanti e le tracce di alcuni versamenti bancari effettuati nei giorni precedenti la perquisizione. Soldi, è la tesi dell’accusa, che l’economo della Congregazione custodiva per conto di Anemone. (…) “Io a Diego gli davo i soldi perché lui faceva lavori per noi. Quindi sono suoi e poteva usarli come voleva, io non dovevo certamente chiedere spiegazioni. (…) Lo conosco da tanti anni. Era il 1984 quando suo nonno ha cominciato a occuparsi delle ristrutturazioni e dopo è stato suo padre. Alla fine è arrivato lui. (…) Mi aveva detto: ‘Don Evaldo non mi pagare, quando ho bisogno mi fai degli anticipi’. Per questo gli ho dato quei 50.000 euro e gliene devo dare anche altri. C’abbiamo almeno 100.000 euro da versargli. Lui preferiva così”» (Fiorenza Sarzanini) [Cds 7/3/2010].
• «La cassaforte di Anemone e di Della Giovampaola con il relativo tesoro è stato trovato il 10 febbraio 2010 quando i carabinieri del Ros di Firenze hanno perquisito la sede romana della Congregazione dei missionari del Preziosissimo sangue. Ed è stato lì che Don Biasini, senza troppe insistenze, ha aperto la cassaforte che custodiva parte del tesoro di Anemone e di Della Giovampaola. Per i carabinieri non è stato difficile ricostruire i movimenti di denaro poiché Don Biasini ha fornito tutta la documentazione in suo possesso ed un registro personale, scritto a mano, dove annotava tutto, compresi gli interessi che di volta in volta versava allo stesso Anemone per avere custodito nel conto corrente della Congregazione quei milioni di euro. Don Biasini aveva registrato la “contabilità” in nero di Anemone in tre pen drive» (Francesco Viviano) [Rep 3/5/2010].
• «Non è un prete qualunque, bensì un “manager di Dio”, un gigante della solidarietà cattolica nel Terzo Mondo. Al suo nome sono legate opere missionarie tra le più importanti in Africa. In Paesi devastati dalla povertà come la Tanzania, don Evaldo è un pezzo da novanta e conta di più di vescovi che spesso non sono in condizione neppure di mantenere una mensa accanto alla chiesa. È lui che apre o chiude i cordoni della borsa. Ovunque ci sia un’emergenza umanitaria, quasi fosse una clone ecclesiastico di Bertolaso, è lui a imbracciare la valigia e mettere in piedi ospedali da campo, scuole, campi profughi. Tra gli economi degli ordini religiosi è proverbiale la sua abilità nel “fund raising” e la rara capacità di coniugare carisma missionario “dal basso” e peso specifico “in alto”, cioè nelle stanze in cui si delibera insindacabilmente dove indirizzare il flusso degli aiuti. (...) Don Biasini non si limita a finanziare attività di beneficenza. Nei decenni spesi ad estendere la rete missionaria del suo ordine, si è guadagnato spazi di eccezionale autonomia rispetto ai vertici religiosi. Un’assoluta libertà di manovra che nessuno ha mai messo apertamente in discussione (...) Negli uffici finanziari e missionari della Santa Sede era “ben noto” che l’economo d’Italia agiva “in modo fin troppo autonomo e disinvolto” rispetto alle indicazioni ricevute dalla Congregazione del Preziosissimo Sangue. Oltre a “prendere decisioni indipendenti dall’effettiva volontà dei superiori dell’ordine”, da tempo la Curia era allarmata per la “fiducia incautamente accordata a personaggi discutibili che poi lo hanno tratto in inganno”» (Giacomo Galeazzi) [Sta 12/2/2010].
• «Altro che “don bancomat”. Piuttosto, “don Banca”. Liquidato dalle cronache come appendice folcloristica del Sistema Anemone-Balducci, di cui era stato nel tempo l’occulta cassa continua di denaro contante, don Evaldo Biasini, economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue, si rivela snodo sensibile degli incroci tra la finanza vaticana e “l’associazione per delinquere” che governava i Grandi Appalti. Perché uomo capace di movimentare decine di milioni di euro nello spazio di un anno solare. (…) “Nei supporti digitali – si legge nella nota di polizia giudiziaria che dà conto degli esiti della perizia informatica – è emersa l’esistenza di un programma di gestione contabile denominato “wOmar”. Qui, l’economo conserva traccia di tutti i rapporti bancari (conti correnti, depositi titoli, gestioni patrimoniali) su cui opera: a titolo personale, a nome della Congregazione, per conto dello Ior. Sono cinquanta» (Carlo Bonini) [Rep 3/2/2011].