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 2017  dicembre 10 Domenica calendario

• Romano Canavese (Torino) 2 dicembre 1934. Cardinale. Camerlengo. Arcivescovo emerito di Genova e presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza delllo Ior «Devo essere sempre reperibile, come i medici e gli infermieri». Segretario di Stato vaticano dal 15 settembre 2006 al 15 ottobre 2013, quando Papa Bergoglio lo ha sostituito con Pietro Parolin, accettando le dimissioni per sopraggiunti limiti di età che Benedetto XVI aveva respinto nel 2010 «un passaggio di grande rilievo per la Santa Sede, per la politica internazionale, e anche per l’Italia. Il cardinale Bertone chiude un settennato drammatico, culminato nella rinunzia del “suo” Papa ma iniziato archiviando il ruinismo, cioè quella linea politica che appartiene al passato. Oggi Bertone se ne va dopo aver provato a fare ciò per cui era stato assunto: stendere cioè un velo di amicizia attorno a Benedetto XVI per proteggerlo, distanziando il Papa da una realtà divenuta anche per questo sempre più amata. Il senno di poi dice che non è bastato, che non era quello il compito primo d’un Segretario di Stato e che la fiducia mal riposta in personaggi di seconda fila ha addirittura aggravato processi degenerativi che sovrastavano la sua persona. Il che spiega ma non giustifica i semplicismi usati oggi contro di lui; non dissimili da quelli parimenti sgradevoli usati al pensionamento di Sodano nel 2007. Bertone s’è infatti misurato con un problema strutturale che riguarderà anche chi lo sostituisce e/o chi dovrà coordinare una macchina di governo — è questo il vero nodo della riforma della curia — priva di un’anima ecclesiologica». (Alberto Melloni) [Corriere della Sera, 16/10/2013].
Vita «Sono nato in una famiglia di coltivatori diretti, quinto di otto figli, la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1934. Solo che al Comune sono stato registrato come nato il 1°, invece in parrocchia come nato il 2. Così la mia data di nascita è diversa per lo Stato e per la Chiesa: nei documenti civili risulta la data del 1°, nell’Annuario Pontificio quella del 2. I miei genitori erano dei buoni cattolici, e mi fecero battezzare col nome di Tarcisio Pietro Evasio. Tarcisio era il giovanetto martirizzato nel terzo secolo per custodire la santa eucaristia che stava portando a dei cristiani imprigionati, e per questo era il protettore degli aspiranti dell’Azione cattolica. Mio padre, dirigente dell’Ac, volle darmi questo nome in suo onore. Pietro poi era il nome di mio papà. Evasio invece, vescovo di Casale, era il santo festeggiato il 2 dicembre. Il battesimo l’ho ricevuto il 9 dicembre, nella parrocchia dei Santi Pietro e Solutore. Papà Pietro era, se si eccettua un sacerdote del paese, l’unico abbonato all’Osservatore Romano di Romano Canavese. Era molto devoto e legatissimo alla messa quotidiana. E aveva una grande passione per la musica. Mamma Pierina era molto religiosa e impegnata in numerose opere sociali e caritatevoli, ma aveva un carattere piuttosto “combattente”, con una grande passione per la politica. Era stata un’iscritta e un’attivista del Ppi di don Luigi Sturzo, e negli Anni Venti non aveva avuto paura di partecipare anche ai comizi in cui alle volte si veniva alle mani, e nel 1948 si diede un gran da fare per la vittoria della Dc di Alcide De Gasperi. Non solo. Durante il fascismo non volle mai pagare la tessera del partito né per me né per i miei fratelli». Studiò al Liceo salesiano Valsalice, nell’oratorio di Valdocco (quello di San Giovanni Bosco), quindi entrò nel noviziato di Monte Oliveto (Pinerolo). Ordinato presbitero nel 1960, conseguì la licenza in Teologia con una dissertazione sulla tolleranza e la libertà religiosa. Proseguiti gli studi a Roma, ottenne il dottorato in Diritto canonico (è uno dei curatori della nuova edizione del codice). Nel 1967 gli fu affidata la cattedra di Teologia morale all’Ateneo Salesiano della capitale, di cui diventò rettore nel 1989. Due anni dopo fu nominato arcivescovo di Vercelli, nel 1995 lasciò la diocesi piemontese per diventare segretario della Congregazione per la Dottrina della fede (il vice di Joseph Ratzinger). Nel dicembre 2002 diventò arcivescovo di Genova, nel 2003 Giovanni Paolo II lo elevò alla dignità cardinalizia. Nominato Segretario di Stato da Benedetto XVI, ricopre la carica dal 15 settembre 2006. Il 4 aprile 2007 il Papa lo scelse anche come camerlengo, il cardinale che custodisce la Sede apostolica in assenza del Pontefice e che ne certifica la morte, curandone le esequie.
• Come braccio destro del cardinale Ratzinger, ai tempi dell’ex Santo Uffizio si occupò dei dossier più scottanti: la teologia della liberazione, lo scisma di Lefebvre, il terzo segreto di Fatima (per fugare voci su un presunto quarto segreto ne mostrò il testo nella puntata di Porta a Porta del 31 maggio 2007), le apparizioni di Medjugorje, il caso Milingo.
• Non viene dalle file della diplomazia, com’era di prassi per i segretari di Stato suoi predecessori.
• Parla tedesco, francese, spagnolo e portoghese, ma non inglese («È il mio punto debole»).
Critica «Salesiano verace, appassionato di sport, amante del canto, dotato di una bella voce impostata, Bertone è atipico come figura ecclesiastica. È più informale, più libero nel linguaggio, più accessibile rispetto al tipico cardinale italiano. Si dice che Benedetto XVI ne apprezzi il senso pratico, la rapida capacità di esecuzione e la semplicità del tratto» (Corriere della Sera).
• «Sui “principi innegoziabili” continuamente richiamati dalla predicazione di Benedetto XVI, il cardinale Bertone non è un agnellino. Appare persino più intransigente di Camillo Ruini. Non perde occasione di rivendicare laicità e libertà di coscienza, ma sempre puntualizzando che la laicità deve essere “sana” e la coscienza cristiana “ben formata”. Ammira l’aiuto alla Chiesa che può venire anche da fuori: ha elogiato la lettura teologica fatta da Roberto Benigni dell’ultimo canto del Paradiso di Dante Alighieri: “Vergine madre figlia del tuo Figlio”. Ma le parole a Bertone non bastano: lo entusiasmano le parole che diventano fatti. La Giornata della Famiglia in piazza San Giovanni in Laterano è stato uno di questi fatti di popolo che l’hanno galvanizzato, al punto da aggiungere di suo pugno un vigoroso paragrafo a un resoconto che gli sembrava troppo fiacco fatto dalla Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti di Roma che è stampata con la revisione previa della segreteria di Stato vaticana. Se poi in futuro nascerà un partito di centro a dominante cattolica, è facile scommettere quanto Bertone lo prenderà a cuore» (Sandro Magister).
Politica A metà marzo 2007 con una lettera al nuovo presidente della Cei, Angelo Bagnasco (di cui aveva caldeggiato la nomina), annunciò che di politica italiana ormai «si occuperà la Santa Sede» e che ai vescovi sarebbe spettato invece il compito di «dedicarsi alla catechesi e alla pastorale».
• «Dipendiamo quasi esclusivamente da una sola fonte di energia: il petrolio. Dobbiamo trovare fonti alternative. Beppe Grillo, nel suo piccolo, è un esempio che potremmo seguire».
• A chi gli chiedeva un parere sulla dittatura della secolarizzazione: «Certamente la secolarizzazione avanza, ma avanza dal 1968 almeno. È da molto che la secolarizzazione cammina; ma come vedete non è che abbia distrutto la religione».
• «Certe persone andrebbero mandate a fare i lavori forzati in Cirenaica, per capire il valore vero del rispetto» (al leghista Roberto Calderoli che aveva sfoderato una maglietta anti-islamica in tv).
Vizi Ha rivelato che quando incontra il Papa (una volta lo paragonò a Franz Beckenbauer) «parliamo anche di calcio e mi chiede cosa ha fatto la Juventus»: «La mia juventinità rimane intatta nella buona e nella cattiva sorte. Ho visto tante partite dei bianconeri da giovane, e non posso dimenticare che questa società ha avuto grandi giocatori e grandi dirigenti». Quand’era a Genova fece per un’emittente locale la telecronaca di Sampdoria-Juventus e Genoa-Torino. Ha scritto articoli per Tuttosport e la Gazzetta dello Sport.
• «Al primo piano del Palazzo apostolico, nella sontuosa Sala dei Trattati dove si firmano i grandi accordi internazionali, per anni Bertone tenne esposti il pallone regalatogli dalla Figc, con il quale l’Italia vinse l’ultimo mondiale, e un modellino della Ferrari, ovviamente facendo inorridire tutta la Curia» (Luigi Bisignani) [L’uomo che sussurra i potenti, Chiarelettere, 2013].
• Da giovanissimo, giocò come terzino nella squadra dell’oratorio Valdocco di Torino.
• Ama la musica, passione ereditata dal padre organista che lo spinse a comporre alcune arie sinfoniche (una, Frenesia primaverile, scritta sul testo di un detenuto che aveva conosciuto quand’era cappellano nelle carceri di Fossano, è stata eseguita nel 2006 a Ivrea). Apprezza Giuseppe Verdi ma anche la musica leggera. Una volta, al Paladonbosco di Genova, si mise a cantare Io vagabondo dei Nomadi: «Certo non è un inno liturgico, ma ha dei contenuti veri».
• Non disdegna le scampagnate con braciole alla griglia e vino rosso: «Ma devo dire che, specialmente d’estate, anche una buona birra fresca non è poi così male».
• Quand’era a Genova andava a trovare i preti a casa loro, girando con una Panda color pistacchio un po’ ammaccata.