Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 25 calendario

• Bettola (Piacenza) 29 settembre 1951. Politico. Deputato del Partito Democratico (già Pci, Pds, Ds). «La tristezza è un lusso da ricchi».
• Tra i fondatori di Avanguardia operaia, in seguito passò al Pci («decisi di fare sul serio») e ne diventò funzionario a Piacenza. Fu poi vicepresidente della Comunità montana, vicepresidente del Comprensorio, consigliere regionale, assessore, vicepresidente, presidente (1993-1996); quindi ministro della Repubblica nei governi Prodi I e D’Alema I (Industria), D’Alema II e Amato II (Trasporti), Prodi II (Sviluppo economico). È stato segretario del Pd dal 2009 al 2013 e candidato premier della coalizione di centrosinistra «Italia. Bene Comune» alle Politiche 2013.
• Sposato con Daniela Ferrari, farmacista a Piacenza, ha due figlie, Elisa e Margherita.
Ultime Nel 2009 si candidò alle Primarie per la segreteria del Pd, fissate al 25 ottobre (altri contendenti: Dario Franceschini, allora vicesegretario reggente, e Ignazio Marino): «l’eterno delfino che a 57 anni ha deciso di nuotare da solo. A forza di nascondersi, a forza di dire “Obbedisco” al suo amico Massimo D’Alema che in passato lo ha ripetutamente invitato a non candidarsi, la rinuncia stava diventando la sua cifra politica. L’Amleto di Bettola» (Fabio Martini) [La Stampa 30/6/2009]. «Alla Festa democratica Pierluigi Bersani fa il classico lungo giro delle cucine come ai vecchi tempi. Chiama Internet “quell’ambaradan lì”. (...) Dice infine quello che gli sta più a cuore: “Non faccio il segretario se non posso pronunciare la parola ‘sinistra’”. (...) Popolare, laico e di sinistra, questo è il suo Pd, se vince» (Goffredo de Marchis) [la Repubblica 28/8/2009]. Vinse, con il 55,13% dei voti (su oltre tre milioni di elettori).
• Nel dicembre 2009, all’indomani dell’aggressione subita da Silvio Berlusconi al termine di un comizio in Piazza Duomo a Milano, andò a trovarlo in ospedale insieme a Filippo Penati, «per dimostrare con i gesti la condanna “senza se e senza ma” di ogni forma di violenza. (...) L’incontro è stato amichevole e anche condito da qualche battuta per sdrammatizzare la situazione. Ma il faccia a faccia è stato anche l’occasione per sottolineare la necessità di abbassare i toni, (...) di ripristinare un confronto civile» [Rainews24 24/12/2009].
• Nel novembre 2010 salì sul tetto della facoltà di Architettura a Roma in segno di solidarietà ai precari lì accampatisi per protesta.
• Nel luglio 2011 Filippo Penati (Pd), consigliere della Regione Lombardia e coordinatore della segreteria di Bersani, di fatto suo braccio destro, venne indagato dalla Procura di Monza per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti (vedi Filippo Penati). Giuliano Ferrara: «Filippo Penati è Pierlui­gi Bersani, e Pierluigi Bersani è Filippo Pe­nati. (...) Parlo della responsabi­lità politica e dei caratteri profondi di una lea­dership. (...) Sono entrambi migliori­sti o riformisti, credono che la funzione sociale e politica della loro gente e del loro partito sia quella di governare la società, e pensano che per governare una grande nazione occidentale sia necessario sporcarsi le mani con i problemi da risolvere, in collaborazione conflittuale e al tempo stesso in cooperazione con sindacati e im­prenditori. (...) Quelli a sinistra, come a destra, che hanno le mani pulite, non hanno le ma­ni. Sono buoni a nulla che sanno solo in­veire contro la “casta”, il sostituto pove­ro dell’antica lotta di classe. (...) Una differenza importante fra Penati e Bersani c’è. Penati ha provato a difen­dere l’autonomia della politica, e infat­ti (...) è candidato al linciaggio. Bersani invece pensa di evitare guai, e cerca di lasciar­si soltanto sfiorare dalle inchieste giu­diziarie e dai sospetti anticastali, ali­mentati dal caso Pronzato, il suo consu­lente ministeriale e di partito che pren­deva tangenti volanti, assumendo po­se e posizioni che incoraggiano i moz­zorecchi a dilagare con i loro cappi, con le loro parole d’ordine, con le loro anti­politiche giustizialiste. A sinistra è un film già visto, una festa dell’ipocrisia in­sieme insipida e indigeribile, al contra­rio delle famose salamelle alla Festa dell’Unità» [Il Foglio 24/7/2011].
• Nel novembre 2011, all’indomani delle dimissioni di Berlusconi dalla Presidenza del Consiglio: «“È il giorno della liberazione! Tutti, chi più chi meno, hanno portato un sassolino per arrivare a questo passaggio di importanza incalcolabile” (...) E lui, e Bersani? Quale sarà il suo destino politico? Se si fosse andati subito ad elezioni sarebbe stato il candidato premier. Persa l’occasione della vita? Aspira il sigaro e sorride: “Non mi interessa di vincere sulle macerie”. (...) E se Bersani avesse perso definitivamente il treno di una possibile futura presidenza del Consiglio? “Le rispondo così: la vita è bella e lunga”» (Alessandra Longo) [la Repubblica 13/11/2011].
• Nel 2012 si candidò alle primarie di coalizione del centrosinistra in vista delle Politiche 2013. Suo principale contendente fu Matteo Renzi (gli altri: Nichi Vendola, Bruno Tabacci, Laura Puppato). «Il viaggio sentimentale di Pier Luigi Bersani verso Palazzo Chigi comincia da un palchetto nel cuore di Bettola. (...) È il giorno di parlare ai bettolesi perché gli italiani sappiano “chi è questo Bersani”. E il più vero è “questo qua, tra il distributore e l’officina”. (...) Parla a braccio, strappa risate, riconosce tra i volti un vecchio amico e spezza la retorica dell’investitura: “Ciao Gìo”, “Ciao Virginio”, “Ciao Gian”… Invece del tradizionale discorso programmatico, pillole di saggezza popolare distillate a braccio. Al posto del camper la casa natale, l’officina, la pompa di benzina del padre. Gli Enerbia che suonano il valzer e la polka prima e dopo il discorso. I tortelli con spinaci e ricotta alla locanda e i racconti del candidato dal palco: (...) quando tenne il primo comizio, laggiù davanti al bar: “Uno comincia davanti a venti persone e poi, hai visto mai che ti ritrovi segretario?”» (Monica Guerzoni) [CdS 15/10/2012]. «Alle primarie del centrosinistra hanno fatto sapere che voteranno per Bersani Bellocchio, Ferilli, Guccini, Maraini, Morricone, Sandrelli, Vergassola e i fratelli Taviani. Per Renzi Jovanotti, Baricco, Renzo Rosso, Farinetti, Brizzi» (Carlo Bertini) [La Stampa 22/11/2012].
• Bersani vinse il primo turno (25 novembre), fermandosi però al 44,9% dei voti (su oltre tre milioni di elettori). Dovette quindi andare al ballottaggio con Renzi (35,5%), il quale proclamò: «È il derby dell’usato sicuro contro l’innovazione» [CdS 26/11/2012]. Bersani: «Le prime tre cose che farei? Cittadinanza ai figli di immigrati, norma secca anticorruzione e una sul lavoro e la piccola impresa» (Bertini, cit.). Renzi: «Le prime tre cose da fare nel primo mese. “Tutte dedicate al lavoro: riforma delle regole, abolizione dei burocrati, innovazione e digitale”» (Paolo Festuccia) [La Stampa 22/11/2012]. Vendola: «Le parole di Bersani profumano di sinistra, domenica votatelo. Renzi è un giovane spavaldo, ma è un conservatore» (Giovanna Casadio) [la Repubblica 29/11/2012].
• «Lacrime sulle primarie. Ci mancavano. Ha provveduto Bruno Vespa, conduttore recidivo, e ieri ha ripropinato al povero Bersani un video postumo e rinforzatissimo che in pochi minuti lo ha dolcemente spinto a sciogliersi in pianto. A quel punto il segretario del Pd, con il volto rigato e debitamente inquadrato, ha detto a Vespa che era “un colpo basso”» (Filippo Ceccarelli) [la Repubblica 30/11/2012].
• Bersani vinse anche il ballottaggio (2 dicembre), con il 60,9 % dei voti contro il 39,1 % di Renzi (su quasi tre milioni di elettori). «Il titolo della stampa estera che gli ha fatto più piacere è “L’uomo tranquillo della sinistra italiana” che gli ha dedicato Le Monde» (Guerzoni) [CdS 4/12/2012].
• È quindi stato il candidato premier della coalizione di centrosinistra «Italia. Bene Comune» alle Politiche 2013 (contendenti principali: Silvio Berlusconi, Mario Monti, Beppe Grillo). Dieci i punti principali del suo programma: «Europa, democrazia, lavoro, uguaglianza, libertà, sapere, sviluppo sostenibile, beni comuni, diritti, responsabilità». «Il nostro posto è in Europa. Noi collocheremo sempre più saldamente l’Italia nel cuore di un’Europa da ripensare su basi democratiche. In “casa” dovremo colmare la faglia che si è scavata tra cittadini e politica. (...) Il traguardo è ricostruire (...) la qualità della democrazia, la legalità, la cittadinanza, la partecipazione. La realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo. E nessuno può stare bene davvero, se gli altri continuano a stare male: è questo il principio base del nostro progetto, sia nella sfera morale e civile che in quella economica e sociale. (...) Oggi, in un mondo in subbuglio, pace, cooperazione, accoglienza devono ispirare di nuovo l’agire politico. Nella coscienza delle donne e degli uomini come nella diplomazia degli Stati. Con questa visione noi, democratici e progressisti, ci candidiamo alla guida dell’Italia» (dal testo del programma). «La prima norma che faremo quando progressisti e moderati saranno al governo è per i figli degli immigrati che vanno a scuola. Questo ci dice più di qualsiasi misura economica in che mondo l’Italia intende stare, in quello di domani o no».
• «Bersani ostenta una sorta di superiority complex: mantiene una calma olimpica e continua per la propria strada, con appena qualche cedimento alla demagogia. Una strategia che ha senso se viene sostenuta da una cascata quotidiana di proposte originali e innovative (che per ora non si vedono). Il lusso di ignorare gli avversari è ammissibile solo a patto di condurre il gioco, di “fare l’agenda”, non di subirla o inseguirla» (Piero Ignazi) [la Repubblica 12/1/2013]. «È cominciata la campagna elettorale e Bersani è scomparso. Cancellato. Silenziato. (...) Un fatto è certo: Bersani sarà pure il favorito, ma non figura fra i protagonisti della campagna elettorale. Persino Ingroia, l’ultimo arrivato, fa più notizia» (Fabrizio Rondolino) [il Giornale 12/1/2013].
• Nel gennaio 2013 scoppiò lo scandalo Monte dei Paschi di Siena (vedi Giuseppe Mussari). «La banca senese è controllata da una Fondazione, a sua volta controllata dal Comune, a sua volta feudo Pd. (...) I sindaci che negli ultimi vent’anni hanno preceduto il dimissionario Franco Ceccuzzi erano anche dipendenti del Monte. A dimostrazione di un rapporto simbiotico fra città, banca e partito» (Sergio Rizzo) [CdS 23/1/2013]. Mario Monti, allora Presidente del Consiglio: «Il Pd è coinvolto in questa vicenda. (...) Il fenomeno antico della commistione tra banche e politica è una brutta bestia che va sradicata» [la Repubblica 25/1/2013]. Bersani: «Nessuna responsabilità del Pd, per l’amor di Dio... il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche» [CdS 23/1/2013]; «Lega e Pdl in modo quasi subliminale vogliono far credere che abbiamo delle responsabilità. Si azzardino a dirlo, che li sbraniamo» (Paola Pica) [CdS 26/1/2013].
• «Bersani non teme le proposte di Berlusconi perché, secondo lui, gli si ritorceranno contro: “Spero che ne faccia altre, mi pare che alla fine funzionino come dei boomerang. Credo che queste boutade dell’ultimo momento, queste sparate propagandistiche, non siano gradite in questo momento agli italiani perché i problemi sono seri e quindi pretendono serietà. Io terrò questo profilo in campagna elettorale, e sono sicuro che porterà bene”» [la Repubblica 8/2/2013]. «Escludo governi di unità nazionale: l’arrabbiatura di metà paese la condivido, da ora in poi si cambia, niente inciuci» (Carlo Bertini) [La Stampa 8/2/2013]. «Se Berlusconi promette di ubriacarsi nel caso Casini e Fini restino fuori dal Parlamento, quale sarebbe la più grande soddisfazione di Bersani? “Vorrei vedere fortemente ridimensionato il leghismo e il berlusconismo. Se ciò avvenisse una birretta me la farei volentieri” (...) Berlusconi, insiste Floris, sembra avere centrato meglio la campagna elettorale. Ha capito che gli italiani sono sensibili al problema delle tasse troppo alte? “Assolutamente no. Il problema degli italiani è il lavoro ed è su quello che noi insistiamo”» (Alessandro Sala) [CdS 19/2/2013].
• Alle Politiche 2013 (24 e 25 febbraio) ha poi numericamente prevalso di stretta misura la coalizione di Bersani (29,55 % alla Camera e 31,63 % al Senato, contro, rispettivamente, il 29,18 % e il 30,72 % ottenuti dalla coalizione di Berlusconi), senza però riuscire ad aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei seggi al Senato (neppure in caso di appoggio da parte dello schieramento centrista, uscito fortemente ridimensionato dalle urne); sorprendente è invece stata l’affermazione del Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo (25,55 % alla Camera e 23,79 % al Senato), rivelatosi primo partito per consensi. «Stretto alla sua vittoria, mutilata come l’Italia di Vittorio Veneto, Pierluigi Bersani è rimasto nascosto al mondo per 26 ore, riunito in conclave. (...) E quando finalmente si espone, alle 5 della sera, (...) è il segretario senza sale, l’eroe suonato che ci commuove irritandoci: “Siamo primi ma non abbiamo vinto”. Più precisamente è il vincitore sconfitto perché “la parola tocca a noi” anche se Berlusconi non ha perduto e Grillo ha trionfato. (...) Di sicuro il vinto-vincente Pierluigi Bersani è l’esatto contrario di Matteo Renzi che è invece diventato il perdente di successo. (...) Anche il linguaggio è astruso, Bersani ammette che non è stata una vittoria ma nega la sconfitta. (...) Quando gli chiedono di ammettere che Berlusconi ha fatto una grande performance, Bersani perde pure l’appuntamento con il fair play e si smarrisce nel politichese, nei numeri, nelle percentuali e sostanzialmente nega la rimonta mentre in sala tutti ridacchiano: oggi non c’è pietà per il vincitore bastonato» (Francesco Merlo) [la Repubblica 27/2/2013].
• «Una certezza c’è: “Bisogna cambiare”. Per questo vuole fare un “governo di cambiamento”. Anzi, “di combattimento”. (...) In ogni caso “noi ci rivolgeremo al Parlamento”. Quindi è escluso un “governissimo con il Pdl. Si riposassero”. Scartata dunque una possibile alleanza con il Pdl, Bersani guarda a Grillo che per stessa ammissione del segretario è il primo partito. Quindi, “ora è lui che ci deve dire che cosa vuole fare”» (Benedetta Argentieri) [CdS 26/2/2013]. La risposta di Grillo: «Sei un morto che parla» [beppegrillo.it 27/2/2013]. Bersani: «Mi aspettavo che Grillo rispondesse così. Ma sbaglia di grosso, se pensa di aver davanti uno che si impressiona. A Grillo voglio solo dire che accolgo il suggerimento di Vasco Rossi: “Fottitene, dell’orgoglio”. Lui può insultare finché vuole, ma deve venire in Parlamento a dirmelo. Gli lancio questa sfida» (Massimo Giannini) [la Repubblica 1/3/2013].
• All’inizio di marzo 2013 stilò una «piattaforma programmatica» in 8 punti, nel tentativo di convincere il Movimento 5 Stelle ad appoggiarlo per un futuro esecutivo: «una legge contro la corruzione e contro la mafia; una sul conflitto d’interessi; misure per una politica più sobria e meno cara; una riforma dei partiti; interventi immediati su urgenza sociale, economia e diritti, come quello di cittadinanza e delle coppie omosessuali, sulla scuola e il diritto allo studio. Si tratta per Bersani di “un insieme di punti urgenti dal lato democratico e da quello sociale”» [CdS 3/3/2013]. «Pierluigi Bersani non si rassegna: è pronto a combattere fino in fondo e rivendica il diritto di imboccarlo, quel sentiero. Per quanto impervio e buio possa essere. Attraverso un richiamo alla corresponsabilità, vuole provare a mettere in piedi il suo “governo di cambiamento”» (Marzio Breda) [CdS 22/3/2013]
• Il 22 marzo 2013 Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, gli affidò un mandato esplorativo per «verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, tale da consentire la formazione di un governo che ai sensi della Costituzione abbia la fiducia delle due Camere». «Quando ieri pomeriggio l’auto di Bersani si è fermata sul portone del Quirinale per il rito dell’identificazione, dietro il vetro leggermente brunito si è visto un uomo con una faccia nera, ma così nera che se l’altrieri si poteva definire accigliata, in sole 24 ore era divenuta arcigna, cioè molto più aspra e insieme sofferente. (...) E quando alla fine, rientrando dietro le quinte, ha mormorato con una specie di smorfia “è una situazione difficile”, beh, faceva veramente pena. Poveraccio. Tutta la sua perizia era svanita, e anche la bonomia, quella stessa che forse l’aveva spinto a pronunciare tre giorni prima delle elezioni le classiche ultime parole famose: “Per noi sento un’aria buona...”» (Filippo Ceccarelli) [la Repubblica 23/3/2013]. «Missione impossibile? “Non c’è nulla di impossibile”» (Bersani, rispondendo ai giornalisti in merito all’incarico appena conferitogli da Napolitano). Il 28 marzo, dopo giorni fitti di incontri a ogni livello, rimise il mandato nelle mani del Capo dello Stato, comunicando l’«esito non risolutivo» delle consultazioni, a causa di «preclusioni o condizioni che non ho ritenuto accettabili».
• In occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (18-20 aprile 2013), il Pd diede pessima prova di sé non riuscendo a eleggere i propri candidati, precedentemente individuati e approvati in sede di direzione: né Franco Marini (18 aprile), la cui designazione era stata concertata col centrodestra, né Romano Prodi (19 aprile), candidato dal solo Pd, ma all’unanimita, entrambi abbattuti da numerosissimi franchi tiratori del loro stesso partito (101 nel caso di Prodi). Bersani, vista umiliata la propria autorità, annunciò le proprie dimissioni la sera stessa del 19 aprile: «Non posso accettare il gesto gravissimo compiuto nei confronti di Prodi. Le mie dimissioni saranno operative un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica. (...) Uno su quattro di noi qui ha tradito» (Paola Pica) [CdS 20/4/2013]. Il giorno seguente, dopo ulteriori consultazioni tra i principali partiti e il diretto interessato, fu rieletto con amplissima maggioranza Giorgio Napolitano. «La mano sulla fronte, la tensione che si scioglie, le lacrime che bagnano gli occhi. Quando attorno alle 18.20 Laura Boldrini legge per la 504esima volta il nome di Napolitano, certificandone la rielezione, la tensione del segretario ormai dimissionario del Partito democratico si può finalmente sciogliere. (...) La rielezione di Giorgio Napolitano è per lui la prima buona notizia da giorni. “È un risultato eccellente, grazie Napolitano”, il suo commento a caldo» (Alessandro Sala) [CdS 21/4/2013].
• «Tre mesi fa era il sicuro vincitore, con il Pd che tutti i sondaggi davano dai 10 ai 15 punti al di sopra del Pdl berlusconiano, e dunque lui si preparava a “un governo di combattimento”, prometteva “l’Italia giusta” e garantiva al popolo del centrosinistra: “Ancora pochi giorni e smacchieremo il giaguaro”. Oggi, a cinquanta giorni dal voto di febbraio, Pierluigi Bersani non ha vinto le elezioni, non ha “smacchiato il giaguaro”, non ha ottenuto Palazzo Chigi e ha già portato al massacro due fondatori del Partito democratico – prima
Franco Marini e poi Romano Prodi – sul ring per il Quirinale. (...) Bersani aveva un sogno, quello di essere il primo ex comunista a salire lo scalone d’onore di Palazzo Chigi con un voto popolare, e ha continuato a coltivare questo sogno anche dopo il non-successo, invocando un incarico pieno che Napolitano non ha voluto dargli e dovendosi accontentare di un pre-incarico, proporzionato del resto alla quasi-vittoria. L’inseguimento di quel sogno che svaniva giorno dopo giorno, intrecciandosi con il miraggio di un Pd capace di fare da king maker per la successione di Napolitano, è forse la ragione del disastro finale che lo ha portato alle dimissioni» (Sebastiano Messina) [la Repubblica 20/4/2013].
Vita «Il nostro nasce a Bettola, 5.000 abitanti in provincia di Piacenza. Dopo la guerra, lì l’80 per cento erano democristiani duri, decisamente anticomunisti; e tali, 60 anni dopo, sono rimasti. La famiglia Bersani non faceva eccezione: gente di parrocchia, con il mitico don Vincenzo, contro cui il piccolo Pier Luigi però scioperò, perché non ridistribuiva tra i chierichetti gli oboli versati in chiesa. Il padre gestiva la pompa di benzina della Esso e il ragazzino, ovviamente, dava una mano a fare il pieno» (Enrico Deaglio) [il Venerdì di Repubblica 5/10/2012].
• A 15 anni, fu uno dei tanti «angeli del fango» accorsi a Firenze dopo l’alluvione del 4 novembre 1966. «Nelle foto si vedono sempre i ragazzi che mettono in salvo i libri. Noi invece eravamo sul Lungarno a spalare nei laboratori di artigiani e orafi invasi dal fango. Spalavamo e veniva su una carrettata di gioielli. Alla fine, ognuno di noi ebbe in dono una croce d’argento, che io regalai a mia madre» (Marianna Aprile) [Novella 2000 4/3/2010].
• «A 18 anni si mette con Daniela, che sposerà, ovviamente in chiesa, dopo aver fatto il servizio militare come soldato semplice nelle pietraie di Macomer» (Deaglio, cit.).
• Diploma di maturità classica a Piacenza, laurea a Bologna in Filosofia con una tesi su La grazia e l’autonomia umana nella prospettiva ecclesiologica di san Gregorio Magno.
• «Il Pci comparirà nella vita di Bersani solo a metà degli anni ’70, come “rifugio di serietà” dopo un’ubriacatura di parole. Anni di lavoro oscuro: segue per il partito la formazione professionale della gioventù, le comunità montane del Piacentino, l’industria casearia, i ceti medi produttivi di togliattiana memoria e tutte le cooperative possibili e immaginabili» (Deaglio, cit.).
• Nel 1999, essendo ministro dell’Industria, firmò un decreto per la liberalizzazione del settore elettrico. Attaccò la concentrazione verticale dell’Enel, imponendo la costituzione di società separate per le varie fasi di produzione, distribuzione ed esercizio. Impose soglie massime di produzione, creò un ente pubblico per la gestione operativa delle infrastrutture della rete (Grtn, dal 2005 Gse) e una società indipendente (Terna) cui fu affidata la gestione della trasmissione e del dispacciamento. Il decreto ebbe un’attuazione graduale: inizialmente solo i grandi clienti poterono scegliere da quale fornitore acquistare energia, a partire dal luglio 2007 fu possibile anche per le utenze domestiche.
• Nel 2001 fu eletto per la prima volta deputato. Parlamentare europeo nel 2004, in seguito è stato sempre rieletto alla Camera (2006, 2008, 2013).
• Leader dei riformisti del suo partito, passa per un grande pragmatico. «Bersani è un uomo di sinistra che piace ai padroni: nessuno altro nel centrosinistra ha tanti rapporti con i big di quel mondo. Ma Bersani confida: “Amici di tutti, ma parenti di nessuno”. Per via del suo pragmatismo è amatissimo dalla Compagnia delle Opere» (Martini, cit.). Ottima presenza in tv, dove risulta simpatico e trasmette un’impressione di concretezza e buona volontà.
• Durante il governo Berlusconi monitorò i conti pubblici attraverso l’associazione Nuova Economia Nuova Società (Nens), fondata con Vincenzo Visco. Memorabili i suoi scontri-confronti con Giulio Tremonti.
• «Tenace assertore della necessità di concertare le politiche economiche con sindacati e imprese» (la Repubblica), nel giugno 2006 sorprese tutti varando, senza concertare niente con nessuno, un decreto che introduceva elementi di liberalizzazione nel rapporto tra alcune categorie e i consumatori: possibilità di vendere medicine senza ricetta anche nei supermercati (decisione che fece infuriare la categoria dei farmacisti, ma difesa a spada tratta dalla moglie, farmacista anch’essa); abolizione delle tariffe minime per gli avvocati (scioperi a catena); nuove regole, relativamente al rapporto con i clienti, per le banche; possibilità per i Comuni di permettere il cumulo delle licenze di taxi, provvedimento questo che suscitò la violenta reazione dei 19 sindacati del settore obbligandolo a una parziale marcia indietro. A chi gli contestava la mancata concertazione, rispose con una frase che vale un programma di governo: «Le regole non sono oggetto di concertazione». Il decreto fu poi convertito in legge grazie a un voto di fiducia.
• All’inizio del 2007 fu varato un secondo pacchetto di liberalizzazioni. Tra i provvedimenti previsti: cancellazione dei costi di carica nella telefonia mobile, vendita di giornali possibile anche fuori dalle edicole, abolizione dell’esclusiva di distribuzione delle polizze danni, recesso senza vincoli da contratti di telefonia o internet, portabilità ed eliminazione delle penali in caso di estinzione del mutuo, creazione di una “borsa del gas” in modo da rendere più flessibile il mercato.
• «Fatta la legge, trovato l’inghippo. E in due anni notai, commercialisti, psicologi, medici, odontoiatri, giornalisti, avvocati, ingegneri, architetti, di garbugli ne hanno trovati parecchi. Perché, a loro, la liberalizzazione delle professioni, la “lenzuolata” di Pierluigi Bersani del 2006, non ha fatto un baffo. Parola dell’Antitrust, che dopo 26 mesi di indagine è arrivata ad una sconcertante conclusione: la liberalizzazione resta un sogno, e la legge Bersani va rifatta. Da capo. Quasi nessuno dei meccanismi inventati per portare un po’ di concorrenza nei servizi professionali ha funzionato» (Mario Sensini) [CdS 22/3/2009].
• Fu persuaso a non scendere in campo contro Veltroni alle Primarie 2007 del Pd. Acconsentì di malavoglia.
Critica «Il più bello del centrosinistra» (Rosy Bindi). «Ma avete mai visto le foto di Bersani da giovane quando aveva i capelli fluenti? Assomiglia a Cary Grant, un possibile attore, e poi è alto con le spalle larghe. Non c’è paragone con Renzi…» (Alessandra Moretti, ex portavoce di Bersani).
• «È un emiliano come Prodi, ma quando parla si capisce che cosa vuol dire. Si occupa di questioni economiche, ma è laureato in Filosofia. È una persona seria e, proprio per questo, non si prende troppo sul serio e sa che l’ironia migliore è quella che si esercita sulle proprie debolezze» (Luigi La Spina).
• «Come leader post-comunista è decisamente anomalo. Non è un Machiavelli come D’Alema, non è nevrastenico, non è narciso, non ha i vizi del potere, non subisce il fascino di Roma, non ama il lusso. Non è cattivo, e questo nel Pd non è una cosa da poco» (Deaglio, cit.).
• «In fondo la differenza tra Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani è questa: che ieri hanno compiu­to gli anni tutti e due, ma i me­dia si sono occupati solo dei 73 anni del Cavaliere. (...) Ieri sera sono andato su Google. Dato il numero di volte in cui il compleanno di Bersani è ricordato solo per la stranezza di coincidere con quello di Berlusconi, si potreb­be astrologare sul fatto che politicamente il capo del Pd esiste quasi solo in funzio­ne del suo avversario e che, ca­duto a un certo punto quest’ul­timo, i democratici dovrebbe­ro andare in cerca di una nuo­va ragion d’essere. Che al mo­mento risulta imperscrutabi­le» (Giorgio Dell’Arti) [La Gazzetta dello Sport 30/9/2009].
• Beppe Grillo lo definì in un’intervista a Left «un violentatore semantico» una delle persone «più subdole che abbia mai incontrato». Accuse riferite alla questione Cip6: secondo il comico, «nella legge sulle energie rinnovabili che tutti quanti finanziamo pagando la bolletta Enel, all’ultimo minuto ha aggiunto (all’espressione “fonti rinnovabili” – ndr) “e assimilate”» in tal modo «depistando con una parola tre miliardi di euro l’anno». Sua replica: «Non mi metterò certo nella lista di chi querela Beppe Grillo, trattandosi di lui, brucia più la delusione dell’offesa. Dov’era Grillo nel gennaio del 97? Leggeva i giornali? Risale ad allora, infatti, il decreto con cui, appena divenuto ministro, bloccai tutto il meccanismo degli incentivi alle fonti assimilate alle rinnovabili, il cosiddetto Cip6 che certo non ho contribuito a far nascere».
• Marco Travaglio: «Negli affari più controversi degli ultimi anni c’era sempre. Nel capolavoro della privatizzazione Telecom nel 1999 o nella proposta di fondere Bnl e Monte dei Paschi. Ha perfino preso le difese di Fazio e Fiorani. Dietro l’aria da tortellone ha fatto più danni di Attila» (a Raffaele Panizza) [Max 12/2009].
• Giuliano Ferrara: «Il povero Bersani fa figura di un Re Tentenna che alla fine si fa trascinare dalle Bonino, dai Viola, da Di Pietro e dall’ultimo untorello di passaggio. Un’esplosione di demenza e una grave carenza di professionalità» [Il Foglio 8/3/2010].
• Carlo De Benedetti: «Io stimo moltissimo Bersani: è stato un eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene. Ma come leader? Suvvia, è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd» (a Paolo Guzzanti) [Guzzanti vs De Benedetti, Aliberti editore, 2010].
• Pier Francesco Pingitore: «Bersani è simpatico come un salumiere con la matita all’orecchio che affetta un vecchio salame» (a Roberto Gervaso) [Il Messaggero 16/1/2011].
• Massimo D’Alema: «Certo, adesso abbiamo Monti, che è autorevole e parla in inglese, poi avremo Bersani... che parla in emiliano» (Maria Teresa Meli) [CdS 17/10/2012].
• Silvio Berlusconi: «Bersani, un vecchio boiardo del Pci» [Tgcom24 23/12/2012].
• «Ognuno conosceva Bersani per l’imitazione strepitosa di Maurizio Crozza;ognuno infine pareva cercare in Bersani il Bersani di Crozza. La maschera aveva mangiato il volto, nonostante il leader avesse cercato di cavalcare il fenomeno fino a spingersi su un palco per giocare con il suo “doppio” a colpi di “bersanese”» (Stefano Di Michele) [Il Foglio 4/5/2013].
• Ancora Grillo: «Belìn, questo ha perso più battaglie del general Cadorna a Caporetto e ci viene venduto da Floris come Nelson a Trafalgar» [beppegrillo.it 30/5/2013].
• Matteo Renzi: «Bersani è per molti aspetti il Dorando Pietri della politica italiana. Quelle persone che sembravano aiutarlo per percorrere l’ultimo miglio l’hanno fatto squalificare. E la medaglia d’oro è andata a un altro» (Christian Raimo) [Linkiesta 2/6/2013].
Frasi «Avrei voluto essere papa Giovanni XXIII. Perché papa Roncalli fu un vero riformista. Lui sapeva coniugare la radicalità delle scelte, i gesti visibili, concreti, di rottura, con la capacità di comunicarli rassicurando gli interlocutori, cattolici e non».
• Nell’agosto 2003, Bersani inaugurò il Meeting di Cl a Rimini con queste parole: «Se vuole rifondarsi, la sinistra deve ripartire dal vostro retroterra ideale. (...) La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800. Il Psi è venuto dopo le cooperative, il Pci dopo ancora, e i gruppi nati col ’68 sono spariti. Solo l’ideale lanciato da Cl negli anni 70 è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare. È lo stesso ideale che era anche delle cooperative: un fare che è anche un educare. Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Pci, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito Comunità e Libertà. Perché, tra noi e voi, le radici sono le stesse» (Deaglio, cit.).
• Maturò le proprie idee politiche da ragazzo, «quando scoprii che il parroco, un sant’uomo, indicava a quelli dell’Agip i democristiani del paese da assumere» (Vittorio Zincone) [Magazine 12/2007].
• «Quanto sono stato bene l’altra sera alla festa di una cooperativa emiliana. Mostravano il filmato di quando le donne furono autorizzate a condurre i trattori. Ma l’innovazione, dove la cerchiamo? Non dev’essere giacobinismo» (Goffredo de Marchis) [la Repubblica 20/12/2008]. A proposito del Pci degli anni ’50: «Non dobbiamo dimenticare la grande solidità delle nostre radici perché noi il riformismo ce l’abbiamo davanti, ma ne abbiamo almeno cinquant’anni alle nostre spalle» (Maria Teresa Meli) [CdS 20/12/2008].
• «Voglio trovare un senso a questa storia» (slogan della sua campagna per le Primarie 2009, mutuato da Vasco Rossi).
• Replicando a Matteo Renzi, che aveva asserito di voler «rottamare i vertici del Pd»: «Visto che sei fiorentino ti regalo una citazione di Boccaccio: “Paioti io fanciullo da dovere essere uccellato?”» (De Marchis) [la Repubblica 4/11/2010].
• «Iniziano a girare i palloni, ma noi siamo pronti. Sono stato chiaro?» (Antonello Caporale) [la Repubblica 8/2/2012].
• Da un’intervista rilasciata a Sara Faillaci: «Seguo la lezione di Berlinguer: quando non sai che fare, resta fedele ai valori della tua gioventù»; «Mi considero un liberale: la destra italiana non è mai riuscita a esserlo, e ha lasciato spazio a una sinistra più moderna»; «A forza di scarpinare tra i paesi di montagna – vengo da Bettola – ho capito che uno deve stare al di sotto delle sue solennità. Le metafore sono un modo democratico per tradurre in modo accessibile un concetto complesso»; «Una volta Sgarbi ha detto: “Bersani secondo me non si ricorda neanche di essere pelato”. Aveva proprio ragione»; «La solitudine, facendo questo mestiere, è ciò che ti manca di più» [Vanity Fair 18/4/2012].
• «Mentre ero a Padova con un’associazione di disabili, Berlusconi trattava su Balotelli. Vi do l’annuncio: sto trattando per Messi al Bettola football club, gratis. Nella mia città non c’è la squadra, ma mi dicono che Messi gioca da solo, secondo me ce la fa» [CdS 31/1/2013].
• «Smacchieremo il giaguaro» (slogan della campagna elettorale delle Politiche 2013, con allusione a Silvio Berlusconi).
• «Io non lascio la nave, posso starci come comandante o come mozzo ma non l’abbandono» (all’indomani delle Politiche 2013).
• Bersani su Bersani: «Bersani è a disposizione per questa soluzione, ma se Bersani è un problema, Bersani è a disposizione perché prima c’è l’Italia. (...) Quel che ha in testa Bersani, lo sa solo Bersani» [la Repubblica 2/4/2013].
Vizi Melomane. «È il più ordinato e il più composto tra i personaggi che vengono dal Pci, ha l’aplomb dell’uomo serioso, eppure in privato è un frizzantissimo viveur. Lo puoi trovare in un locale di via Veneto mentre sorseggia birra, suona al pianoforte e canta. E anche se ha una passione per l’hard rock, il Bersani cantante va sul “classico”: le arie di Verdi, le canzoni di Vasco Rossi, ma anche In ginocchio da te di Gianni Morandi. Piace alle donne “per quel suo approccio virile e galante, da maschilista emiliano”, come racconta una onorevole del Pd. Non disdegna i pettegolezzi ed è un battutista perfido» (Martini, cit.).«Bersani è un ottimo baritono e con la grande Katia [Ricciarelli] si è esibito una volta, in una casa privata, purtroppo senza registrazioni. Ma chi era presente ha tramandato la notizia di una performance inaspettata» (Deaglio, cit.). «La vera passione di Bersani (a parte la politica, s’intende) è senz’altro la musica. (...) Con vezzo appena appena accennato, Bersani ha raccontato una volta che avrebbe voluto imparare a suonare il pianoforte, ma era il 68 e c’era la rivoluzione da fare: “La rivoluzione non è arrivata e io non so suonare il piano”. Quanto al canto, il ministro, che è un baritono, fa parte con divertito orgoglio del coro di Bettola, diretto naturalmente da don Vincenzo. (...) Bersani offre una raffinata analisi del nesso musica-Emilia, passando in rassegna il “modello dialettico urbano” di Francesco Guccini, il “modello visionario e cittadino” di Lucio Dalla, “l’Emilia delle strade lunghe” di Luciano Ligabue, i “rumori del cascinale” del romagnolo Zucchero, fino al più grande di tutti, Vasco Rossi, “uno che parla per conto di un popolo. Uno che è legato alle radici di una terra, proprio come Giuseppe Verdi”» (Fabrizio Rondolino).
• «C’è stata quella volta di Bob Marley a San Siro. Era il 1980. Tra quei centomila sul prato c’ero pure io. Solo che mi aggiravo in giacca e cravatta, un po’ stordito da quell’odore fortissimo di marijuana. Ero già pelato e tutti mi guardavano con sospetto. Un poliziotto o un agente dei servizi segreti? Chissà. E invece non avevo avuto il tempo di cambiarmi. Ero stato eletto consigliere regionale dell’Emilia-Romagna e, appena era finita la cerimonia di insediamento, ero saltato su un pullman da Bologna» (Cinzia Marongiu) [Chi 3/3/2009]. «Leggenda vuole che quando nel 1996 Romano Prodi, diventato premier, lo chiamò per comunicargli la nomina a ministro dell’Industria, Bersani fosse al concerto degli Ac/Dc al Palasport di Casalecchio e che riuscisse a malapena a sentire quel che Prodi diceva» (Aprile, cit.).
• Canta sotto la doccia. «Prevalentemente musica italiana. Ma quando intono canti di montagna canto pure in friulano» (Aprile, cit.).
• Nel febbraio 2010, da segretario del Pd, andò ospite alla finale del Festival di Sanremo, tra le polemiche (anzitutto dei suoi). «Il Pd è un partito popolare, senza snobismi, che va dove c’è la gente. Dove la gente ha dei problemi e soffre, ma anche dove si diverte». Fu fischiato dal pubblico dell’Ariston non appena ebbe aperto bocca. • «A parte Vasco Errani non ha amici politici e in estate gli piace rifugiarsi nei silenzi della Barbagia. Tre anni fa il prefetto di Nuoro lo avvisò: “Ministro, dovremmo seguirla, lei capisce...”. E lui, scherzando ma per far capire lo spirito: “Se dovessi scomparire, sarei tra i rapitori, non tra i rapiti!”» (Martini, cit.).
• «È difficile non rimanere sorpresi dalla singolarità della sua lingua, dalla capacità apparentemente inesauribile di creare immagini e metafore evocative. (...) L’interessato gigioneggia: “Lo so... il ‘bersanese’ esiste. Ho un accento dialettale, mi piacciono le frasi rotonde e chiare”. La lingua di Bersani è peculiare perché non sceglie di mescolare l’alto e il basso, ma preferisce usare solo il sermo humilis, quello dei toni gergali e quotidiani, dei dialettismi orgogliosamente esibiti, delle parole tronche e strascicate, della sentenziosità proverbiale.
Un gruppo di metafore è tratto dal mondo contadino, quello che popolava le aie delle cascine della bassa padana fino alla metà del secolo scorso: “il consenso è come una mela sul ramo: balla, balla ma cade solo se c’è il cestino”, “io non ho mandato per pane i farmacisti”, sino a un indimenticabile quanto enigmatico Giulio Tremonti “tutto riso e fagioli”. Un secondo insieme d’immagini rimanda al laborioso mondo artigianale delle officine e delle botteghe con i loro antichi mestieri: un partito si costruisce “a forza di cacciavite”, “la lama si affila sul sasso”, qualcuno deve pur prendersi “il compito di far girare la ruota”. Il terzo gruppo di espressioni figurate riguarda il mondo delle osterie e quello delle bocciofile: “ci hanno levato la briscola”, “siamo rimasti col due in mano”, “non possiamo portare vino annacquato”. (...) Il lessico di Bersani è la spia di un programma che punta a un target preciso, ma al tempo stesso liquido ed emotivo, e all’idealizzazione di un’età primigenia, da lui evocata in ogni comizio, quella in cui i cattolici e i socialisti non sedevano ancora in Parlamento, ma erano radicati nella società. (...) Il problema vero è che oggi gli italiani non parlano più in questo modo e i luoghi e i mestieri richiamati da Bersani sono quasi materialmente scomparsi insieme con i microcosmi sociali di riferimento: la bocciofila, la cascina, l’osteria, la bottega sartoriale, l’officina. Il candidato alla segreteria Pd sembra rivolgersi a una platea di cattolici e socialisti dell’Ottocento, ma il pubblico che lo ascolta si sente come estraniato, quasi fosse in un museo davanti a un Pellizza da Volpedo» (Miguel Gotor) [Il Sole – 24 Ore 12/9/2009].
• Fuma il sigaro. «Purtroppo ho iniziato a 14 anni a fumare nazionali senza filtro, poi sono passato ai sigari» (Aprile, cit.).
Tifo Tifoso della Juve: «L’ultima Juventus che ho amato era quella di Platini e Boniek. Ho bisogno di giocatori che accendano la fantasia, geniali, capaci del gesto atletico anche gratuito».