Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 29 Giovedì calendario

• Firenze 16 maggio 1921 - Monte Argentario (Grosseto) 13 agosto 2016. Giornalista e produttore tv. Dal 1956 al 1960 diresse Il Popolo, organo della Democrazia cristiana «Allora la politica era un confronto a viso aperto e, soprattutto, avveniva nelle sezioni, tra il popolo. Ora sono quasi tutti cooptati». Dal 1961 al 1974 fu direttore generale della Rai (segnando un’epoca). Uscito dalla Rai alla vigilia della riforma del 1975, fu direttore dell’Italstat. Nel 1993 fondò la casa di produzione Lux Vide che ha prodotto, tra l’altro, una serie di film televisivi ispirati all’Antico Testamento e continua a produrre fiction per la tv.
• «L’uomo che ha plasmato la Rai negli anni d’oro del monopolio – fu il potentissimo direttore generale attraverso quattro Parlamenti e 14 governi» (Sebastiano Messina).
• «È lui a ideare, per incarico della Dc, una tv pedagogica e culturale. L’obiettivo è l’unificazione anche linguistica di un Paese ancora largamente legato a una cultura contadina, afflitto da vaste aree di analfabetismo e da un profondo divario tra Nord e Sud. La Rai di Bernabei acculturò gli italiani e portò nelle loro case (spesso anche nei bar o nei cinema) i grandi sceneggiati adattati alla tv (…) Sarebbe banale e ingiusto ridurre Bernabei al famoso episodio delle calze nere imposte alle Kessler in Giardino d’inverno nel 1961. Lo spiegò chiaramente in un’intervista al Corriere della Sera rilasciata nell’agosto 2012 a chi scrive, in una giornata in cui apparve particolarmente ironico e puntuale, nonostante i suoi 91 anni: “Ne hanno scritte di tutti i colori, hanno parlato di censure, d’interventi papali… l’unica verità e che io e i miei collaboratori, a partire da Pier Emilio Gennarini, eravamo convinti che la donna fosse l’altra metà del cielo. Non eravamo misogini ma avevamo un’idea dell’immagine femminile nella società italiana opposta rispetto all’oggetto di strumentalizzazione che vediamo oggi in tv…”» (Paolo Conti).
• «Quando divenni direttore generale, dopo qualche tempo decisi di costituire un ufficio che si occupasse delle raccomandazioni. Mi arrivavano ogni anno tra le diciassette e le diciottomila segnalazioni. Sei impiegati le raccoglievano, le catalogavano comunicandomi poi i segnalati e i segnalatori… Gli impiegati rispondevano a tutti. E in certi casi intervenivo personalmente».
• «Io ho sempre avuto un obiettivo preciso: fare in modo che gli italiani andassero a dormire con qualche soddisfazione. Volevo informarli, educarli, divertirli, con qualcosa che contribuisse a farne dei buoni cittadini. Ho sempre cercato di avere il massimo rispetto per il pubblico, anche nei suoi modi di vedere a volte limitati, superati».
• «La televisione ha un potenziale esplosivo superiore a quello della bomba atomica. Se non ce ne rendiamo conto rischiamo di ritrovarci in un mondo di scimmie ingovernabili. Io dico che la tv di oggi è come la medicina del 700, quando i barbieri facevano i chirurghi. Oggi per diventare chirurghi bisogna studiare 15 anni, mentre per diventare una star della tv basta qualche apparizione. La tv può fare cose buone ma può fare anche tanti danni. Non va affidata al primo che passa. Abbiamo bisogno che da molti master post-universitari escano professionisti capaci di esportare nel mondo buone sceneggiature, buone regie, buoni approfondimenti informativi. Cioè una buona televisione».
• «Ha pubblicato un libro con una scanzonata ricostruzione dell’era della Prima Repubblica, L’uomo di fiducia (intervista con Giorgio Dell’Arti). Oltre a prendere di mira la Massoneria e i “riti delle società segrete programmaticamente anticlericali”, questo cattolico sanguigno che non fa mistero di appartenere all’Opus Dei si è divertito a indicare alcune ombre sotto altarini altrui. Per esempio, ha sostenuto che quando Ugo La Malfa ostacolò la tv a colori, favorendo il sistema Pal, a muoverlo furono i vantaggi per le casse del Pri e non una concezione spartana della vita» (Maurizio Caprara).
• Grande amico del cardinale Tarcisio Bertone, nel 2012 ottenne un prestito obbligazionario dalla banca vaticana (qualche mese dopo il defenestramento di Ettore Gotti Tedeschi, da sempre contrario all’operazione). «Non esistono risvolti penali sulla vicenda», ha dichiarato il portavoce del Vaticano Federico Lombardi, eppure, secondo gli americani di Promontory, che hanno setacciato i conti della banca, l’operazione approvata dal board che cacciò Gotti è stata una follia, tanto che von Freyberg ha deciso di “regalare” i titoli Lux a una fondazione di diritto vaticano. Sancendo in bilancio una svalutazione patrimoniale secca [Dag 5/7/2014].
• Nel 2012 esce L’Italia del «miracolo» e del futuro, in cui si racconta a Pippo Corigliano (Cantagalli 2012).
• Sposato con Elisa Gallucci, otto figli (Marco, Roberto, Matilde, Laura, Andrea, Paola, Giovanni, Luca). Nel luglio del 2006 la famiglia rinunciò al pacchetto di maggioranza della Lux Vide (valutata 60 milioni), cedendo il 25 per cento della società al fondo State Street di Chicago. La figlia Matilde è l’attuale presidente della società.
• Per molti anni soprannumerario dell’Opus Dei.
• I suoi novant’anni sono stati celebrati con una sua lectio magistralis presso la Pontificia Università Lateranense.