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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Roma 22 giugno 1922. Medico. Noto soprattutto come uno dei 14 partigiani che il 23 marzo 1944, facendo esplodere un ordigno presso palazzo Tittoni in via Rasella a Roma, provocarono la morte di 33 poliziotti tedeschi del battaglione Bozen. Hitler diede poi ordine di uccidere 10 italiani per ogni tedesco e il tenente colonnello Kappler, responsabile della sicurezza in città, si incaricò di fucilare 335 persone alle Fosse Ardeatine. Ha raccontato l’intera vicenda, di cui fu protagonista, nel libro Achtung banditen! (Mursia).
• Nel 2007 la Corte di Cassazione condannò Il Giornale a pagargli un risarcimento danni di 45 mila euro per diffamazione: per i giudici quello di via Rasella fu un «legittimo atto di guerra, rivolto contro un esercito straniero occupante, e diretto a colpire unicamente dei militari», «soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole». Dalla sentenza uscì destituita di fondamento anche la tesi del quotidiano milanese secondo la quale subito dopo l’attentato «erano stati affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie».
• A chi accusa lui e gli altri partigiani di non aver avuto lo stesso coraggio di Salvo D’Acquisto rispose una volta di più con una lettera al Corriere della Sera del 30 aprile 2006: «Tutti hanno stabilito che la ritorsione delle Ardeatine fu condotta rapidamente e in segreto. La strage ebbe inizio alle 14 del 24 marzo, esattamente dopo 22 ore dall’attacco partigiano del 23. Nessuno ne seppe nulla, tranne gli esecutori e i comandi che l’avevano disposta. Solo il 25 marzo, a mezzogiorno (i giornali, per motivi di coprifuoco, uscivano a quell’ora), un comunicato Stefani annunciò l’immane delitto che aveva colpito Roma, concludendo con la terribile frase: “Quest’ordine è già stato eseguito”».
• È morto il 2 aprile 2012, a 89, nella sua casa romana, tra le braccia della compagna Patrizia Toraldo di Francia. Da tempo Bentivegna era gravemente ammalato.