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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Milano 1 febbraio 1935. Architetto. Designer. «Umanesimo e tecnica: il miracolo del design italiano sta in questo binomio».
• Negli anni Sessanta, appena laureato al Politecnico di Milano, inizia a lavorare nell’ufficio sviluppo della Rinascente (col tavolo Cartesius, a 26 anni, conquista il suo primo Compasso d’oro, se ne aggiungeranno altri sette), mentre in città lavorano maestri come Gio Ponti, Ignazio Gardella, Luigi Caccia Dominioni, Franco Albini, i fratelli Castiglioni, Vico Magistretti: «A due passi dai nostri studi c’era il distretto dei mobili, in centro si stampavano riviste come Casabella e Domus, dopo il disastro bellico gli imprenditori costruivano con un’eredità leggera. Così sono nati marchi come B&B, Flou, Molteni, Kartell. Il rapporto tra imprenditore e designer era quasi familiare, c’era un rispetto assoluto e reciproco. Purtroppo oggi non sempre è così» (ad Annachiara Sacchi). (Corriere della Sera 22/3/2011)
• Ex direttore di Domus (1986-1991). Storico protagonista del Made in Italy nel mondo, presente con ben 15 pezzi nella collezione permanente di design del Moma. «Una menzogna dire che l’unione tra stile e funzionalità sia figlia del XX secolo. Io l’ ho trovata in un artigiano dell’antico Egitto. Costruì una sedia per il figlio del Faraone Amenophis II, ritrovata nel tesoro di Tutankhamon. Cercavo un antenato, ho scoperto un maestro. Tolti alcuni elementi decorativi, quell’oggetto è un capolavoro di essenzialità e di design, ha un rapporto miracoloso tra linguaggio estetico ed economia della funzionalità: il sedile con la curvatura nelle due direzioni, lo schienale avvolgente e inclinato con due asticelle che allo stesso tempo danno alla membratura leggerezza e rigidità, le barrette tra le gambe che garantiscono un assetto stabile. Se si era giunti a quel risultato già allora, chissà nelle centinaia di anni precedenti quanti esperimenti erano stati fatti. E noi oggi che cosa disegniamo se non la stessa sedia?» (ad Alessandro Cannavò).
• Progettista, tra l’altro, della Fiera-Portello a Milano e del MiCo – Milano Congressi (il più grande d’Europa). Molto attivo in Germania: rinnovo della Fiera di Essen, quartiere Zeil e Urban Entertainment Center a Francoforte, ristrutturazione dei due grattacieli della Deutsche Bank (sempre a Francoforte). Suo anche il Dipartimento arti islamiche del Louvre.
• «Dal design all’architettura, agli spazi espositivi, Bellini ha incrementato la già nutrita scuola milanese: quella della sintesi tra forma e tecnologia, potenziata dall’originalità sofisticata del vero modernismo. Egli passa dalle sensuali poltrone intitolate Le bambole (1972), alla calcolatrice con forma «a ciotolo» (la Divisumma della Olivetti), all’ allestimento di pregevoli mostre d’ arte (Grand Palais di Parigi, Royal Academy of Arts di Londra) a grattacieli in Giappone. Una personalità sfaccettata (per temperamento potrebbe ricordare Gio Ponti, suo professore all’Università di Milano) che ha lasciato un segno sia nel design di auto (Renault, Fiat, Lancia), sia negli arredi da ufficio, lampade, televisori e hi-fi» (Riccardo Barletta).
• «Come la critica ha notato, ad esempio Kurt W. Forster, nell’architettura di Bellini gli ingressi monumentali, il concetto di gateway, il ricorso alle forme solide primarie (cilindro, rotonda, sfera, torre angolare) sono frequenti. Così come lo caratterizzano il concetto di “isola architettonica”, l’ambizione alla grande struttura urbana autosufficiente, la conoscenza della storia (dal Filarete agli architetti neoclassici, dal Rinascimento alla Milano ottocentesca). Mario Bellini è il contrario dell’architetto stilista: per lui l’architettura è geometria, è massa, è pietra, ma sempre curiosità sperimentale, tecnologia aggiornata» (Enrico Arosio).
• Vive e lavora a Milano. (a cura di Lauretta Colonnelli).