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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Firenze 14 gennaio 1949 - Roma 13 maggio 2017. Giornalista. «Non voglio essere sempre e solo Edmond Dantès o l’abate Faria, mi piacerebbe diventare per una volta anche il Conte di Montecristo».
• Laureato in Storia medievale e in Filosofia, inizi a Paese Sera (redazione di Milano), poi Repubblica, dove si occupò di sport, fu considerato un possibile erede di Gianni Brera, ma nell’84 ruppe con Eugenio Scalfari per il caso di Italia-Camerun: insieme a Roberto Chiodi di Epoca sostenne che il pareggio con gli africani che ci aveva permesso di passare il primo turno ai Mondiali poi vinti dagli azzurri nell’82 era stato concordato (cinque avversari ammorbiditi con 30 milioni di lire a testa), Repubblica rifiutò di pubblicare l’articolo ritenendo insufficienti le prove (uscì sull’Espresso senza troppo risalto), la stampa italiana si schierò in massa a fianco degli azzurri (Adalberto & Bortolotti sul Guerin Sportivo: «Siamo campioni del mondo di calcio e di autolesionismo, questa volta abbiamo oltrepassato i limiti»).
• Lasciata Repubblica, ha condotto parecchie trasmissioni della Rai (Va’ pensiero, Altri particolari in corsa, che ha pure prodotto, Il circolo delle 12, Un terno al lotto, Stazione centrale, molto discussa e chiusa alla quarta puntata «per colpa del duo Previti/Anna La Rosa che non mi voleva in video») ed è spesso stato sul punto di diventare direttore di rete. Autore anche di Blob «che però si sarebbe dovuto chiamare, quando lo proposi a Guglielmi nella primavera 1988, Deus ex machina come ho scritto dovunque, compresa la post-fazione al mio pamphlet Crescete & prostituitevi (Bur, 2005): che strano che Giusti e Ghezzi l’abbiano dimenticato». In Fluff di Barbato «facevo La Gazzetta dello spot, un’analisi critica del mondo della pubblicità».
• Successo alla radio con Radiozorro (1995), poi divenuta Radiozorro 3131, dove ha svolto la funzione del difensore civico («Gli ascolti superarono il milione e vennero battuti moltissimi anni dopo solo da Fiorello»).
• Dal 2009 e fino alla morte editorialista al Fatto Quotidiano. Ha scritto per l’Unità fino al 2008, poi ha fondato prima il Fatto online (“Antefatto”…) e poi quello cartaceo con Padellaro, Travaglio, Furio Colombo e Gomez. Avrebbe voluto far parte della società per azioni: «Avevo fatto domanda di entrare già da giugno, mi promisero che nella prima assemblea sarei entrato e invece tre mesi dopo fecero entrare al mio posto Marco Lillo, forse più omogeneo. È vero, questa volta non ho fatto loro causa…».
• Dal 2008 al 2010 ha commentato sul Tg3 delle 19.00 ogni domenica il campionato di calcio e ogni fatto di costume sportivo. Accusò poi Bianca Berlinguer di averlo censurato. La direttrice del Tg3: «Beha si sopravvaluta. La realtà è che, una volta finito il campionato, pretendeva di venire in studio quando voleva lui e non quando chiamato dalla direzione. Si è più volte presentato senza preavviso e, quando gli è stato fatto notare, lui ha replicato dicendo che era lì per acquisire elementi per i suoi legali. Insomma, stava avviando un’altra causa» (Emilia Costantini). [Cds 31/8/2010]. Beha: «La Berlinguer mi ha proprio cacciato, senza motivare mai niente né a voce né per iscritto. Mi dettero ragione tutti, dal presidente al direttore generale, al capo del personale al consigliere Rizzo-Nervo. Ragione solo a parole. Il Cdr parlò di “ fatti personali”, nessuno ha mai spiegato quali. Le dichiarazioni della Berlinguer sono false».
• In onda dall’inizio del 2010 fino a giugno 2013 sempre su Rai3 con il programma settimanale Brontolo, dedicato all’approfondimento di questioni politiche e sociali.
• Si considera un «emarginato del giornalismo» («certo servirei ai cittadini, ma a chi importa dei cittadini?»). Aldo Grasso: «Beha è sempre stato considerato un antipatico del video».
• Autore di testi teatrali, di numerosi saggi e di raccolte di poesie, che hanno vinto diversi premi. Tra i libri pubblicati: Sono stato io (Tropea Editore, 2004), Crescete & Prostituitevi (Bur, 2005), Indagine sul calcio (Bur, 2006, con Andrea Di Caro), Italiopoli (Chiarelettere, 2007, prefazione di Beppe Grillo), Dopo di lui il Diluvio (Chiarelettere, 2010), Il calcio alla sbarra (Bur, 2011, insieme ad Andrea di Caro), Il culo e lo stivale (Chiarelettere, 2012), Un cuore in fuga (Piemme, 2014).
• Nel 2007 fu con Elio Veltri e Francesco Pardi tra i promotori della Lista civica nazionale.
• Di chiare simpatie grilline. «Aveva sottoposto l’ipotesi di se stesso candidato sindaco Cinque Stelle ai lettori del suo blog, solo che Grillo l’ha affossato con un tweet (“non ho candidato nessuno”)» (Marianna Rizzini) [Fog 13/11/2012]. «La mia candidatura ipotetica a sindaco di Roma grillino uscì sui giornali senza mie dichiarazioni, né di accettazione né di rifiuto né di smentita: parafrasando il culto della Rete chiesi dunque che ne pensassero ai visitatori del mio blog, che si divisero tra i “magari” e i “non ti mischiare con quelli”. Il resto sono invenzioni. Non nascondo che il ventre italiano del M5S è più vicino al Conte di Montecristo che a Edmond Dantès».
• Sposato con Rosalia, tre figli: Saveria, Germana e Manfredi.
• «Sono stato troppo occupato con la vita, le battaglie, le batoste, soprattutto le angosce, per angosciarmi con il pensiero della morte» (sul suo blog, poco tempo prima di morire).