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 2017  aprile 28 calendario

(Giuseppe Raimondo Vittorio) Militello (Catania) 7 giugno 1936. Presentatore. «Per avere successo le canzoni di Sanremo devono funzionare come suonerie telefoniche».
Vita Figlio di Giovanni, avvocato penalista, e di Enza, casalinga. «Sono nato in campagna e ho vissuto la mia adolescenza in campagna. I miei erano figli di famiglie povere numerosissime e così hanno deciso che io dovevo essere figlio unico». In casa sulle prime contrastarono la sua vocazione per lo spettacolo («esibirsi era uno scandalo, poteva voler dire rovinare la reputazione della famiglia»), poi, tre giorni dopo la laurea, si rassegnarono alla sua partenza. «Mia madre mi disse che se proprio volevo lavorare in tv, facessi almeno il telegiornale. Avrei avuto una scrivania, avrei fatto qualcosa di serio». Fino a quel momento Baudo aveva sfogato la sua passione facendo teatro, anche se «già allora la televisione era il mio modello di riferimento» • «Sono salito sul palcoscenico quando avevo 6 anni, facevo il figlio di santa Rita da Cascia. A 12 anni facevo il tapeur, suonavo il pianoforte fra il primo e il secondo atto». Edmondo Berselli: «Baudo è un pianista quasi professionista» • Prima apparizione tv: come pianista nell’orchestra Moonlight durante il programma La Caravella dei successi in onda da Palermo • Giunto a Roma, affrontò un provino con Antonello Falqui (allo stesso provino s’era presentato pure Luciano Rispoli), e fu assegnato ai programmi minori. Giri del mondo per la radio incontrando i lavoratori italiani all’estero (era La guida degli emigranti con Claudio Villa), una pionieristica produzione Rai a Catania in cui fa l’intrattenitore (Tutta la città ne parla), una Sei giorni di ciclismo a Milano. La svolta nel 1967: non era arrivato in tempo il filmato di Rin Tin Tin e si decise in fretta e furia di mettere al suo posto Settevoci, «un programma che era considerato bruttissimo, che mi avevano fatto fare e che poi avevano chiuso in un cassetto». Grande e inatteso successo e chiamata del direttore generale del momento, il famoso Ettore Bernabei: «Sei bravo, spostiamo Settevoci a mezzogiorno. Ebbi il coraggio di oppormi: ma a quell’ora non c’è nessuno... E lui: devo lanciare il Tg delle 13,30. Se non ricorro a te, come faccio?». Baudo patteggiò: «Possiamo replicarlo la sera?» e Bernabei gli disse di sì, ma sulla Seconda rete • Baudo considera come momento della vera consacrazione la chiamata di Mina a Studio Uno, insieme con Bongiorno, Corrado ed Enzo Tortora, in quel momento presentatori molto più accreditati di lui. «Enzo, terribile, mi sussurrò: sei alto, mettiti in punta di piedi dietro a Mike, così lo fai sembrare ancora più basso... Quella fu forse la giornata più bella della mia vita» • Dopo La freccia d’oro (1970), condusse Canzonissima (1972-73 e 1973-74), Senza rete (1974), Spaccaquindici (1975), Domenica in (dal 1979 all’85 e poi di nuovo nel 1991 e dal 2005), Fantastico (dall’85 all’87). Passato a Canale 5 nel ruolo di supervisore del settore varietà, condusse Festival e Tu come noi • Dice che la sua uscita dalla Rai e il relativo passaggio a Mediaset (per la cifra esorbitante di 50 miliardi di lire in cinque anni di contratto) fu il frutto di un accordo tra Dc e Psi che garantiva molto più spazio ai socialisti. Enrico Manca, in un’intervista, dichiarò: «Basta con questa tv nazional-popolare», e Baudo capì che doveva andarsene. A Mediaset però «mi si scatenarono tutti contro: Maurizio Costanzo, Corrado, soprattutto Antonio Ricci che mi massacrò da Drive In, anche Bongiorno, ma fu il più gentile». Dopo un anno andò da Berlusconi per rompere il contratto. Berlusconi non voleva, poi concordò come transazione la cessione della palazzina al Circo Massimo di Roma dove poi fu sistemata la redazione del Tg5 • «Nel 1988 restai perciò senza lavoro. Il mio amico Ciriaco De Mita, che guidava sia governo che Dc, quasi il padrone d’Italia, mi rassicurò: vedrai, andrà tutto bene. Ma Biagio Agnes era irremovibile, voleva dare l’esempio a chi lasciava la Rai. Seguirono mesi di silenzio, terribili. Poi arrivò il 2 novembre, Agnes andò a Serino a portare i fiori sulla tomba dei genitori. Una vecchia lo apostrofò: sei tu Agnèss, il padrone della Rai? E allora fai tornare a Baudo, se no muori» • Agnes lo mette su Raidue (Serata d’onore), poi su Raitre (Uno su cento). Anche se gli permette una conduzione di Domenica In nel ’91, il clima non è più quello d’un tempo, al punto che Baudo nel ’97 tenta di nuovo il trasloco su Mediaset, ma senza gloria (Una volta al mese, La canzone del secolo, Tiramisu) • Tornato in Rai recupera a un tratto ascolti e considerazione con Novecento, un programma di rievocazione storica leggera, imperniato su personaggi famosi che rispondono a quiz sul passato che hanno conosciuto, rievocandolo. Gli viene riconsegnato Sanremo (edizioni del 2002 e del 2003), ma nell’estate del 2004 c’è un nuovo scontro con i vertici dell’azienda (Cattaneo e il cda del governo Berlusconi), che lo accusano di aver convocato una conferenza stampa senza informarli e di averli insultati. Segue un altro anno di fermo e la riconciliazione il giorno dopo con Domenica In (dal 2005) e il ritorno a Sanremo • I suoi tredici Festival di Sanremo: 1968, 1984, 1985, 1987, 1992-1996, 2002, 2003, 2007, 2008. È lo show-man che ha presentato più festival nella storia della manifestazione: dopo di lui Mike Bongiorno con 11. Momenti topici di queste edizioni: l’annuncio della morte di Claudio Villa il 7 febbraio 1987, «il tentativo di Cavallo Pazzo di lanciarsi dalla balconata dell’Ariston, e Baudo che lo convince a desistere (1992); la delegazione degli operai dell’Italsider di Genova chiamati sul palco a manifestare la propria protesta (1984). Il FestivalBaudo 2002, con Roberto Benigni ospite e Giuliano Ferrara che promette di bersagliarlo di uova marce. Lo stesso anno di Benigni, arriva pure Fiorello che saluta Super Pippo con una bella fleppata proprio lì, sugli attributi. Il bacio in bocca, l’anno dopo, di Luciana Littizzetto» (Alessandra Comazzi) • Nell’edizione 2007 ha risollevato l’audience della gara (46,37% di share medio), portata al punto più basso della sua storia da Panariello nel 2006 (37,33%). Risultati meno brillanti nel 2008 (35,44% di share il picco più basso). Crearono polemiche le sue dichiarazioni sui dati Auditel in conferenza stampa: «Scazzottiamoci, prendiamoci a sputi in faccia, così fottiamo il pubblico, lo imbarbariamo e avremo un’Italia di merda». Dopo l’edizione del 2007 (vinta da Simone Cristicchi con Ti regalerò una rosa), il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce manifestò l’intenzione di rimuoverlo, probabilmente per il fatto che Baudo, in una telefonata a Simona Ventura durante la trasmissione Quelli che il calcio, aveva criticato papa Benedetto XVI, accusandolo di non aver detto una sola parola sugli incidenti di Catania-Palermo e l’assassinio di Filippo Raciti (vedi Antonino Speziale): «Ha parlato di Pacs, di eutanasia, ma su questo nemmeno una parola. La Chiesa dovrebbe essere più vicina alla realtà, qui ci sono morti, una società che si sta disgregando, io ho paura». Il giornale dei vescovi Avvenire rispose accusandolo di «boria e arroganza». Nel giorno dei funerali, il Papa mandò poi un telegramma di cordoglio alla famiglia esprimendo «ferma condanna per ogni gesto di violenza che macchia il mondo del calcio» • Nel 2008 è stato nominato direttore artistico della Mille Miglia, la storica corsa automobilistica tra vetture d’epoca • È tornato su Rai 1 nel 2011 per condurre insieme a Bruno Vespa Centocinquanta, il programma celebrativo del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. La trasmissione, dopo aver raccolto bassi ascolti, è termina bruscamente alla quarta puntata, con l’abbandono in diretta da parte di Vespa (causa la comparsa di Santoro in un filmato sui personaggi di punta della storia Rai) e una lite furibonda dietro le quinte tra Baudo e il capo-struttura Rai Claudio Donat Cattin, (pare che nel corso della lite sia volato uno sputo da Baudo verso il suo interlocutore che lo aveva accusato di «comportamento mafioso») • Nell’autunno 2012 ha condotto in prima serata su Rai 3 Il viaggio, programma riproposto poi nell’estate 2013. Sempre nel 2013, ospite della serata “Sanremo Story” del 63° Festival, ha ricevuto da Fazio il premio città di Sanremo.
Amori
A domanda, ricorda come primo amore una Tina, cioè Agatina, poi questore. Nel 1967 sposò Angela Lippi, dalla quale ebbe la figlia Tiziana. Nell’86 sposò Katia Ricciarelli (dalla quale si separò nel 2004). Nel 2000 riconobbe Alessandro Formosa, figlio nato da una lontana relazione fine anni Cinquanta • La Ricciarelli, ottenuta la separazione legale, gli chiese pubblicamente di tornare insieme («Pippo, ma chi ce lo ha fatto fare? Alla nostra età...»). Invocazione a cui Baudo rispose freddamente: «Non si entra e non si esce da un matrimonio come se fosse una passeggiata» • Fama di “merolone” (vedi Valerio Merola) accreditata da Novella 2000 • Più di un intervento per un tumore alla gola affrontato con grande forza d’animo • Che cosa avrebbe voluto essere? «Direttore d’orchestra, non per niente ho sposato una cantante lirica».
Critica
«È l’Obi Wan Kenobi della televisione» (Simona Ventura) • «È conduttore televisivo per eccellenza, il personaggio che più di chiunque altro in Italia incarna l’idea della star televisiva, non più lontana e inafferrabile come quelle cinematografiche, ma vicina e a portata di mano» (Aldo Grasso) • «Lo showman della tradizione, il superconduttore, l’organizzatore di un intrattenimento sempre sintonizzato sul penultimo paradigma del consenso popolare, senza squilli reazionari e senza strilli avanguardistici: classi medie, pubblico medio, sensibilità media. Perché Baudo è il centro. Culturale, politico, sociale» (Edmondo Berselli) • «Dire che è un personaggio “popolare” è dire poco. Oltre a “baudismo”, sui giornali si trova anche “pippobaudo”, scritto tutto attaccato e minuscolo. Dunque, si è fatto sostantivo, aggettivo, ufficio, funzione, finzione» (Filippo Ceccarelli).
Politica
Nel 2001 si impegnò alle Politiche con Democrazia europea, partito fondato da Sergio D’Antoni e Giulio Andreotti. Nessun risultato • «Io sono nato democristiano. Quando venni al mondo papà mi disse: sei figlio di Giovanni e sei democristiano. Lui aveva studiato con Mario Scelba e al liceo di don Luigi Sturzo. Essere democristiani non significa appartenere a un partito. È un modo di intendere la vita» • Alle elezioni politiche 2008 ha apertamente appoggiato Veltroni, partecipando anche al comizio finale a piazza del Popolo: «Sono storicamente, familiarmente, psicologicamente, idealmente di centrosinistra. Lo sa anche Berlusconi e mi rispetta lo stesso».
Religione
«Sono un cattolico come Benedetto Croce. Però credo che qualcosa ci sia. Credo a un comandamento che secondo me basterebbe per stare a posto con la propria coscienza: amare il prossimo come te stesso» • In camerino tiene una foto di Padre Pio • Nel dicembre 2012 criticò duramente il Vaticano: «La Chiesa è confusa. È incredibile, è perfino vietato chiedere che il Vaticano paghi l’Ici. È l’annullamento della democrazia. In questi tempi bisognerebbe cacciare i mercanti dal tempio, invece stanno facendo in modo che se lo comprino».
Tifo
È tifoso del Catania: «A 18 anni vidi l’1-1 a Torino contro la Juve nella stagione 1954-55». Simpatizza per la Juve.
Vizi
«Amo la vacanza, certo, pur non essendone un fervente sostenitore. I primi giorni che passo lì a Militello, nella mia collina, faccio fatica. I cinque giorni iniziali sono duri. Poi precipito in una specie di limbo, e mi ci trovo benissimo. Perché la collina? Perché rappresenta le mie origini, il mio passato. Io il mare l’ho visto a 14 anni. Ci arrivai con mio padre, ebbi un tuffo al cuore, un sussulto, scoprendolo così grande. L’avevo visto tante volte al cinema, ma non avevo idea della sua potenza, della sua vastità sconfinata» • «Quanti capelli hai trapiantato? “Quattromila”. Di chi erano? “Miei. Li hanno presi di lato e li hanno messi sopra”. Quanto costa? “Non più di dieci milioni. Duemila lire a capello. Il complesso della calvizie è atroce”. C’è gente che usa il parrucchino. “Mi vergognerei da morire”» (a Claudio Sabelli Fioretti). Da ultimo ha smesso di tingersi i capelli, ormai totalmente bianchi.