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 2018  ottobre 17 Mercoledì calendario

• Milano 12 agosto 1944 - Milano 13 febbraio 2013. Fotografo. Laurea in Architettura al Politecnico, nel 1978 comincia a ritrarre città e paesaggi urbani.
• «Quando mi pongo davanti a una città sono preso da una sorta di desiderio di conquista e di assalto, la vorrei quasi mangiare». All’inizio usa solo il bianco e nero. Nel 1982 realizza un ampio reportage sulle aree industriali milanesi intitolato Ritratti di fabbriche. «Ho sempre pensato che questi “ritratti” nascessero dal bisogno di trovare un equilibrio tra un mandato sociale - che nessuno mi aveva dato, ma che era la conseguenza dell’ammirazione che io provavo per il lavoro dei grandi fotografi del passato - e la voglia di sperimentare un linguaggio nuovo, in grande libertà e senza condizionamenti ideologici».
• Notorietà immediata: nel 1984 è invitato dal governo francese a far parte del gruppo di fotografi impegnati nella Mission Photographique de la DATAR, a documentare le trasformazione del paesaggio transalpino. Nel 1985 il lavoro viene esposto nel Palais de Tokyo di Parigi. Seguono anni di intenso lavoro in cui si alternano commissioni pubbliche e ricerche sul territorio che sono state raccolte in libri culto come: Italia & France, Bord de Mer, Porti di Mare, Paesaggi di Viaggi, Scambi, L’esperienza dei luoghi, Nelle altre città. Nel 1994 va a Beirut per ritrarre la città martoriata dalla guerra, ci torna nel 2006 per realizzare un video della città ricostruita, con una colonna sonora appositamente creata da Ennio Morricone. Nel 2002 aveva fotografato Berlino, nel 2005 Napoli.
• «In questo andar per luoghi, mi sembra costante l’attesa di ritrovare corrispondenze ed analogie (...) In tutte le città ci sono presenze, più o meno visibili, che si manifestano per chi le vuole vedere, presenze famigliari che consentono di affrontare lo smarrimento di fronte al nuovo».
• Tra le ultime mostre personali, nel 2012 alla Biennale di Venezia per la XIII Mostra Internazionale di Architettura.
• Critica: «Uno dei grandi della fotografia italiana. Ama le città e le loro periferie, considera palazzi ed edifici alla stregua di esseri viventi» (Rocco Moliterni).
• «Lo sguardo di Gabriele Basilico è stereometrico. Ogni volta che avvicina il suo occhio alla macchina fotografica, dentro il mirino il mondo gli appare come una massa perfettamente distinta di volumi, solidi, figure geometriche a tre dimensioni: cilindri, parallelepipedi, cubi, piramidi, coni, forme coniche più o meno tronche» (Marco Belpoliti) (a cura di Lauretta Colonnelli).