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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Sesto Fiorentino (Firenze) 10 giugno 1926 – Firenze, 9 giugno 2013. È uno dei musicisti italiani più importanti. Studi al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, direttore stabile dell’orchestra del Maggio musicale fiorentino e poi direttore artistico dal 1985 al 1991, direttore a Chicago e a Copenaghen, chiamato nei più importanti teatri, festival e circuiti americani ed europei. Si devono a lui una quantità di produzioni storiche, il Wozzeck di Alban Berg con la regia di Virginio Puecher (1964) e quello messo in scena da Liliana Cavani (1979); Lulu (sempre di Alban Berg), L’amore delle tre melarance e L’angelo di fuoco di Prokofiev, Il naso di Shostakovic, le prime italiane di Re cervo di Henze (1976) e di Opera di Luciano Berio (1977).
• Ha tenuto a battesimo Napoli milionariadi Nino Rota a Spoleto e Paradise lost di Penderecki a Chicago (dove è direttore artistico dal 1964).
• Ha scoperto Riccardo Chailly: nel 1974, vedendo con quale disinvoltura dirigeva Puccini, lo portò a Chicago facendolo debuttare a 21 anni.
• Da segnalare ancora, come suoi cavalli di battaglia, la Manon Lescaut con Caballé e Placido Domingo, La Gioconda, ancora con Caballé e Pavarotti, il trittico pucciniano con la Freni.
• Aveva ottenuto due lauree honoris causa della Loyola University di Chicago (assieme a Rita Levi Montalcini e Umberto Eco) e della Northwestern University, e una miriade di premi.
Con Il Pirata di Bellini e la Neues vom Tage di Hindemith, eseguite entrambe ad Ancona, ha suscitato l’entusiasmo della critica.
• La televisione ha mandato ripetutamente in onda una sua versione del Macbeth di Verdi con la regia di Liliana Cavani.
• Famiglia umile e religiosissima di Sesto fiorentino; a 15 anni sedeva già in orchestra, al Comunale, terzo flauto; studiò composizione con Frazzi e Dallapiccola; accompagnò la Callas in concerto al pianoforte e al flauto (nella cadenza della “Lucia”). Buono come il pane e di carattere conciliante, non conobbe l’invidia: Chailly, Chung, Gatti, Pappano li scritturò che muovevano appena i primi passi. Per 58 anni, fino al 2011, ebbe accanto a sé Rosanna, donna forte, moglie molto, molto paziente; e le due figlie, Chiara e Maria, coi cinque nipoti; e gl’innumerevoli amici. [Jacopo Pellegrini, Il Foglio 11/6/2013]