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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Pontevico (Brescia) 14 gennaio 1943. Cardinale. Arcivescovo di Genova, presidente della Conferenza episcopale italiana (dal 7 marzo 2007 in sostituzione di Camillo Ruini) e vice presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (dal 30 settembre 2011). «Quando chiama il Papa, si risponde. Prontamente». Durante il Conclave del 2013, per la successione di Josef Ratzinger al soglio pontificio, il suo nome figurava nella rosa dei papabili.
• Figlio di Alfredo, operaio in una fabbrica di dolci che poi prese in gestione una latteria in piazza Sarzano a Genova, è cresciuto alla Montagnola della Marina, scuola in via San Vincenzo (la Genova di Fabrizio De André). «Fisico asciutto, ma non sottile» carattere «mite, ma non tenero», silenzioso. Vocazione già alle elementari. Poi in terza media l’annuncio ai genitori: «Non voglio studiare da ragioniere, voglio entrare in seminario» (Marco Tosatti).
• In visita in un liceo di Genova, un ragazzo gli chiese se si fosse mai innamorato: «Nella scuola media mi sono accorto di una simpatia nei confronti del mondo femminile. Erano gli anni Cinquanta e frequentavo una scuola mista» (Corriere della Sera).
• Il cardinale Siri lo manda a studiare Filosofia alla Statale, «covo di apprendistato br, professori e studenti inclusi».
• «Per quasi vent’anni, fino al 1998, ha insegnato metafisica e ateismo contemporaneo alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Contemporaneamente ha lavorato in parrocchia, in curia e in seminario, è stato assistente degli universitari cattolici, si è occupato di catechesi e di liturgia. Dieci anni fa la svolta: è nominato vescovo di Pesaro. Ruini lo nota, lo apprezza e nel 2001 lo fa anche presidente del consiglio d’amministrazione del quotidiano della Cei, Avvenire. Nel 2002 è segretario della commissione della Cei per la scuola e l’università. Nel 2003 è promosso arcivescovo ordinario militare per l’Italia e non c’è angolo sperduto del mondo in cui non corra, a incontrare i soldati italiani in “missione di pace”. In tre anni si reca sei volte in Iraq, cinque in Afghanistan, sette in Kosovo, cinque in Bosnia, due in Albania. Dopo l’eccidio dei soldati italiani a Nassiriya, in Iraq, nel novembre del 2003 sottoscrive con slancio il memorabile “non fuggiremo” pronunciato dal cardinale Ruini nell’omelia funebre . Ai soldati italiani nel mondo regala il Vangelo e il Catechismo, amministra cresime e comunioni. I pacifisti non l’hanno mai avuto in simpatia» (Sandro Magister).
• Quando Bertone diventa segretario di Stato, lui è promosso arcivescovo di Genova (29 agosto 2006).
• Quando Ruini va in pensione, il Papa lo mette alla testa della Cei, l’unica tra le conferenze episcopali il cui presidente non venga eletto dall’assemblea ma scelto dal Papa e la più grande, con circa 250 pastori attivi sul territorio e altrettanti con incarichi nella curia vaticana o in pensione. «Fu Bertone a volere Bagnasco alla Cei, preferendolo ad Angelo Scola, Patriarca di Venezia sponsorizzato da Ruini, forse credendo di poter contare sulla disciplina del Generale Ordinario Militare. Poi forse se ne pentì, quando il governo di 200 vescovi impose al capo dell’Episcopato di far sentire la sua voce alta e forte, persino andando dal Papa a denunciare che dalla Segreteria di Stato si ponevano intralci al suo lavoro. Ma attenti agli stereotipi. Bertone non è il camerlengo di Angeli e Demoni, Bagnasco non è il Che Guevara dei Sacri Palazzi» (Alberto Statera). [la Repubblica 12/2/2010) «L’idillio tra Bertone e Bagnasco si bruciò subito, con la lettera che il primo scrisse in occasione dell’insediamento del nuovo presidente della Cei, il 25 marzo del 2007. Il segretario di stato scriveva: “Per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche, assicuro fin d’ora a Vostra Eccellenza la cordiale collaborazione e la rispettosa guida della Santa Sede, nonché mia personale”. Da ora in poi ci penso io, diceva Bertone. Una cosa senza precedenti, che fece inalberare prima di tutti Bagnasco. L’effetto più negativo di quella lettera fu che, da quel momento in poi, gli atti di Bertone furono letti dalla Cei come dettati dall’ambizione di guidarla al posto del presidente, in un’avversione generale alla linea Ruini» (Nicoletta Tiliacos). [Il Foglio 13/2/2010] Bagnasco, che difese Ratzinger a spada tratta dopo la gaffe di Ratisbona (Benedetto, in visita all’Università locale, in mezzo a un discorso che tentava di accreditare la Chiesa come maestra di filosofia, disse citando l’imperatore di Bisanzio, Michele II il Paleologo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Ne seguì un caso internazionale, chiuso poi con le scuse del Papa al mondo islamico), prende una dura posizione contro i Dico (vedi Barbara Pollastrini e Rosy Bindi), preannunciando che avrebbero favorito incesto e pedofilia. A causa di questo ricevette minacce di morte da gruppi dell’estrema sinistra.
• «L’uomo Bagnasco ha sensibilità sociale – ereditata dalla famiglia operaia – e associativa, essendo stato animatore degli Scout e della Fuci. È un fine intellettuale, su posizioni mediane e mediatrici. È nota la sua vicinanza al cardinale Ruini. Ne sarà un puntuale continuatore» (Luigi Accattoli).
• Il 21 gennaio 2008 affermò che il Papa aveva rinunciato alla visita alla Sapienza [vedi Marcello Cini] su suggerimento del governo italiano e parlò dell’Italia come di un «Paese sfilacciato e frammentato» ridotto «in coriandoli» (vedi su questo anche Giuseppe De Rita).
• Sull’eutanasia, in occasione della morte di Eluana Englaro (2009, vedi Giuseppe Englaro): «l’Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia, destinato ad accrescersi nei giorni che seguiranno. E non solo perché Eluana non sarà più tra noi, ma perché la cultura egemone avrà ancora una volta negato la realtà, quella del limite».
• Giudicò l’attacco del Giornale al direttore di Avvenire Dino Boffo (vedi) «un fatto disgustoso e molto grave» (repubblica.it).
• Come misura anticrisi nel 2009 propose l’istituzione di un «fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà», una «colletta» che «da farsi in tutte le diocesi ».
• Ha parlato più volte del suo «sogno a occhi aperti» di una nuova classe di politici cattolici, una  «generazione nuova» di italiani e di credenti «che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico». Il 26 settembre 2011, al Consiglio permanente dei vescovi, si espresse duramente nei confronti degli scandali in cui era coinvolto l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,seppure senza mai nominarlo direttamente: «Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata».
• Nel 2011, quando il Paese fu chiamato al sacrificio da una politica di austerità per fronteggiare la crisi economica, suscitò polemiche la sua sortita contro gli evasori fiscali: «Nel giro di poche ore, su Internet decine di migliaia di firme (120 mila solo su Facebook) sono comparse in calce alla proposta di presentare al Vaticano il conto della manovra» (Marco Travaglio, l’Espresso). Alle accuse rivolte al mondo ecclesiastico rispose così: «La Chiesa paga l’Ici! Occorre dirlo, visto che si parte sempre dall’assunto contrario. Eventuali casi di elusione relativi a singoli enti, se provati, devono essere accertati e sanzionati con rigore: nessuna copertura è dovuta a chi si sottrae al dovere di contribuire al benessere dei cittadini attraverso il pagamento delle imposte. Le tasse non sono un optional» (ad Aldo Cazzullo e Gian Guido Vecchi). [Corriere della Sera 17/12/2011] «Evadere le tasse è peccato e se lo fa un religioso è anche uno scandalo» (al Corriere della Sera). [24/1/2012]
• A settembre 2012, in occasione delle dimissioni dell’ex governatore della Regione Lazio, Renata Polverini (vedi), tornò a esprimersi sulla classe politica italiana: «Dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile» (repubblica.it).
• Il 25 maggio 2013 durante le esequie di don Gallo non negò la comunione a Vladimir Luxuria, rappresentante del movimento transgender.
• Nelle settimane successive all’elezione di Bergolgio, Bagnasco ha detto di vedere in Francesco «lo stile, la semplicità, la bontà, ma anche la capacità di governo di Giovanni XXIII».
• Nel settembre 2013 Papa Francesco ha incontrato il cardinale Angelo Bagnasco la Cei, un organismo che poco corrisponde alle esigenze di maggiore essenzialità del nuovo pontificato. Per questo Bagnasco, insieme al Consiglio permanente riunito a Roma, ha aperto la strada a riforme al cui centro c’è il cambio dello statuto e dunque la possibilità di eleggere direttamente il presidente, fino a oggi nominato dal Papa. La svolta potrebbe avvenire anche prima della fine del mandato di Bagnasco (2017), il quale, nel caso, non potrebbe fare altro che dimettersi.