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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• (Laura Antonaz) Pola (Croazia) 28 novembre 1941 – Ladispoli (Roma) 22 giugno 2015. Attrice. Nota soprattutto per aver recitato in film erotici negli anni Settanta e Ottanta e in pellicole dirette da importanti registi come Luchino Visconti (L’innocente), Ettore Scola (Passione d’amore), Luigi Comencini (Mio Dio come sono caduta in basso!) ecc. Popolarità raggiunta nel 1973 con l’interpretazione di Malizia di Salvatore Samperi, per cui vinse anche il Nastro d’Argento.
Vita «Veniva “da una infanzia dispersa e infelice”, famiglia di sfollati slavi, profuga a Venezia, poi a Napoli, poi a Camaldoli, insegnante di ginnastica approdata a Roma nel 1963, primi Caroselli, poi i fotoromanzi con qualche velo svelato, le primissime commediole osées tipo La rivoluzione sessuale, anno 1965, dove, scandalosamente, faceva il bagno nuda. Corpo perfetto: 55 chili, 1 metro e 66 d’altezza. Poi lei moglie di un marito voyeur ne Il merlo maschio (Lando Buzzanca: “Era magica, bastava che si slacciasse un mezzo bottone…”), che la esibisce per tornare ad amarla. Infine il successo. Racconta Sandro Parenzo, che sceneggiò Malizia con il regista Salvatore Samperi: “L’idea della servetta che eccita tutti i maschi di casa la pescammo un po’ da Vitaliano Brancati. Calze velate, buco della serratura, silenzi d’appartamento, rumore della doccia. Fu un miracolo”. Vittorio Storaro ci mise la luce dei film di Bernardo Bertolucci. Fred Bongusto la musica della penombra. Laura Antonelli, tutto il resto. Fu il più grosso incasso dell’anno 1973, 6 miliardi di lire di allora. Il suo cachet passò da 4 a 100 milioni a film. Scrisse il grande Rodolfo Sonego, sceneggiatore: “Lei era di una bellezza estremamente desiderabile e ingannevole. Poteva far perdere la testa a qualsiasi uomo l’avesse incontrata”. Sbocciò infine – dopo un matrimonio sbagliato con l’antiquario Enrico Piacentini e innumerevoli flirt veri o presunti – la sua storia d’amore, più emozionante e spettacolare, con Jean-Paul Belmondo strappato alla più gelida e perfetta e bikinata delle Bond-girl, Ursula Andress. Rapito dal set de La trappola e il lupo, in fuga prima a Roma, poi nei Caraibi, isola di Antigua, poi su tutti i rotocalchi del mondo per le botte e i baci, i tradimenti, i litigi e l’amore ad alta quota, come raccontavano (oltre a Laura) le scandalizzate hostess del Concorde di linea Parigi-New York. Amore che durò nove anni, senza matrimonio, senza figli (“la sola idea di averli mi terrorizza”), senza una casa in comune, lei a Roma, terrazza a pochi passi da Montecitorio, lui appartamento a Saint-Germain-des-Près, pendolari d’amore. “Quando Jean-Paul è in pubblico – dirà Laura appena quarantenne e appena separata – deve sempre fare a pugni e tenere in braccio una donna vistosa”. Forse è da qui che inizia il declino di Laura Antonelli, donna (infine) di nessuna o pochissima malizia, semmai ingenua, fragile come uno specchio dentro al quale, lentamente, dilegua la giovinezza. E la bellezza, inavvertita, si incrina» (Pino Corrias).
• La notte del 27 aprile 1991 nella villa della Antonelli a Cerveteri i carabinieri trovano 36 grammi di cocaina. Arrestata, resta qualche giorno a Rebibbia. Condannata in primo grado a tre anni e sei mesi di carcere per spaccio di stupefacenti, è assolta nove anni dopo dalla Corte d’appello di Roma, che la riconosce consumatrice abituale di stupefacenti ma non spacciatrice. Seguono una serie di lunghi momenti di disagio, anche psichico, culminati con una lunga causa civile per ottenere un indennizzo – senza successo – dopo un lifting che le procurò una reazione allergica e le deturpò i lineamenti (stava girando il remake Malizia 2000, che si rivelerà un fiasco al botteghino). Poi, nel maggio 2006 la Corte d’Appello di Perugia condanna il ministero della Giustizia a versarle un risarcimento di 108 mila euro per i danni alla salute e di immagine patiti a causa «dell’irragionevole durata del processo» per droga (150 mila con gli interessi). L’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella le inviò un mazzo di fiori con un biglietto di scuse. «Quei soldi sparirono in pochi mesi. Andarono via in rivoli di generosità che la spingevano ad aiutare chiunque. È nello stesso modo che finiscono i soldi della vendita della villa di Cerveteri. E anche gli altri, tutti quanti» (Alessandro Capponi).
Da ultimo riceveva 300 euro al mese di pensione (Sandro Bondi promise nel 2010 che le avrebbe fatto avere l’assegno della legge Bacchelli, ma la pratica al ministero non è mai stata avviata) e il Tribunale ha stabilito che non può occuparsi direttamente dei suoi affari.
• Gli ultimi anni ha vissuto a Ladispoli, a quaranta chilometri da Roma, al primo piano di una palazzina sul mare, in via Napoli. «Saloncino, camera, bagno e cucina. Niente quadri, foto, ricordi. Un letto singolo, un comodino, la macchina per cucinare, una credenza. L’apparecchio tv l’aveva buttato via, la radio era sempre accesa su una sola stazione, Radio Maria. Una signora scelta dal Comune (che amministra i suoi beni) le faceva la spesa. Andava in chiesa, ogni tanto, a Santa Annunziata o Santa Maria del Rosario. “Nei primi tempi – racconta una vicina – talvolta cenavamo assieme. Era divertente, raccontava gli anni in cui stava con Jean Paul Belmondo, ad Acapulco...”. Poi, pian piano Laura aveva sempre meno voglia di tornare sul suo passato, s’immergeva nella sua fede religiosa: “Lasciava bigliettini sotto gli usci degli appartamenti. C’era scritto: “Pregate Iddio e la Madonna”. Nel 2004 il tribunale di Civitavecchia, su segnalazione dei servizi sociali di Ladispoli, ha pronunciato una sentenza di interdizione per Laura Antonelli. Secondo le perizie mediche, ha un disturbo che in certe fasi la porta a elargire denaro a chi glielo chieda. Così, sono svaniti in tanti rivoli i 300 milioni incassati per la vendita della villa di Cerveteri, dove Laura ha vissuto prima di approdare a Ladispoli» (Andrea Garibaldi).
• Aveva anche denunciato suo figlio, Germano Randi, e la badante, Nina Sartorio, per la presunta appropriazione indebita di 100mila euro e di due immobili di pregio, sempre a Ladispoli. Nel 2010, dopo l’appello di Lino Banfi perché la collega e amica potesse finalmente avere accesso alla pensione, attraverso il suo avvocato aveva invitato tutti a «dimenticarsi di lei»: «La vita terrena non mi interessa più».
• Chiamava Dio «Papino».
• A trovarla senza vita nella sua casa di Ladispoli è stata la domestica, la mattina di lunedì 22 giugno 2015. A stroncarla un infarto.
• Poche settimane prima di morire aveva rilasciato un’intervista a L’Ortica, giornale locale distribuito nel Lazio in cui aveva detto: «Io sto bene, ho soltanto gli acciacchi che può avere una donna di oltre 70 anni che da tempo vive momenti difficili. Il peggio è alle spalle, il mio amore per Dio mi ha aiutata, ribadisco a tutti che non sono pazza. Da vent’anni mi chiedo il perché di tanto accanimento e non trovo spiegazioni. È vero che io ho sbagliato all’epoca, ho commesso molti errori perché non ero felice. Può sembrare paradossale ma un giorno ti guardi allo specchio, vedi che sei bella, ricca e famosa ma ti accorgi che hai un vuoto dentro. Così arrivano scelte sbagliate, cadi nel precipizio e solo grazie alla fede ho superato tante avversità».
• Aveva fatto sapere di voler essere seppellita a Ladispoli, di voler lasciare la radio, i libri e i dischi di Bob Marley a un suo amico slavo che fa il parcheggiatore, mentre il Vangelo e gli Atti degli Apostoli all’unico fratello, Claudio, che vive in Canada.
Frasi «Sono bassina, tondetta e con le gambe un po’ corte. Chissà perché piaccio?».
«Mi sono legata a uomini sbagliati. Colpa mia. Colpa del mio dannato bisogno di affetto».
• «Ho un temperamento drammatico, un po’ russo».
• «Ho un male nell’anima. Ho sempre la voglia istintiva di chiudere gli occhi e di raggomitolarmi in un angolo».
«La sola idea di avere figli mi terrorizza».
«Uso il dolore come una spugna e un po’ alla volta cancello le persone che mi hanno fatto soffrire» (nel 2003).
• «Non voglio parlare. Non voglio vedere. Non voglio ricordare» (nel 2003).
• «Non ero preparata ad affrontare quella carriera, il successo, la popolarità, quell’ambiente, con le illusioni e le delusioni. Sono sempre stata una persona semplice, timida, attaccata ai valori della famiglia. Oggi, per me, esiste Gesù».
• «La vita terrena non mi interessa più» (nel 2011).
Critica «La donna più bella dell’universo» (Luchino Visconti, che la diresse ne L’innocente).
• «Ero imbarazzato per quanto era bella. Era anche di una timidezza disarmante» (Giancarlo Giannini).