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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Saviano (Napoli) 18 febbraio 1943. Camorrista. A suo tempo capo della Nuova Famiglia. Oggi pentito. Vive in una località segreta con moglie e figli. Detto “o ntufato” per l’espressione arcigna del viso.
• Negli anni Settanta commercia carni e vende mobili a San Giuseppe Vesuviano. Poi bische e strozzinaggio. Dice di essere stato un usuraio mite: tassi tra il 15 e il 50 per cento al mese, ma qualche volta «ho rinunciato agli interessi (...) era preferibile far sopravvivere il debitore piuttosto che strangolarlo» (interrogatori del 18 e 19 febbraio 1994).
• Nel 73 accetta di nascondere Raffaele Cutolo in un casolare di Villa Literno. Nel 76 finisce a Poggioreale perché imputato di aver ucciso Giuseppe Glorioso. Sarà poi assolto per insufficienza di prove. In carcere incontra nuovamente Cutolo, da cui dice oggi di essersi tenuto alla larga. I suoi amici sono i detenuti Pasquale Galasso, Marzio Sepe, Enzuccio Moccia e Michele Zaza. Quando torna libero, nel 78, scopre che i cutoliani si sono impossessati del suo territorio a San Giuseppe Vesuviano. I cutoliani vogliono che Alfieri faccia atto di sottomissione e Cutolo, nel maggio del 79 (era evaso dal manicomio il giorno 15), va a chiedergli personalmente di arruolarsi nella Nuova camorra organizzata. Alfieri rifiuta e chiede aiuto ai fratelli Nuvoletta. Secondo quanto racconta lo stesso Alfieri, è proprio la persecuzione di Cutolo che favorisce la nascita di questa nuova banda, con Galasso, Moccia, Giuseppe Ruocco, Sepe e Geppino Autorino. Carmine diventa quasi naturalmente il capo del clan, che si riunisce in una masseria di Marano. Cercano di non dare nell’occhio, colpiscono solo cutoliani di basso profilo, non si fidano dei Nuvoletta, che definiscono Cutolo un pazzo, ma intanto ne proteggono la latitanza.
• «Diciamo che se non ci fosse stato l’evento di Cutolo, forse io non sarei qua (...). Con l’evento di Cutolo si è trasformata tutta la mia esistenza, sia mia che dei miei amici» (Alfieri, durante un’udienza).
• Il 26 dicembre 1981 gli ammazzano il fratello Salvatore, che era stato biscazziere con lui. Alfieri si mette una cravatta nera e giura che non se la toglierà fino a vendetta compiuta. Scappa in una masseria di Piazzolla di Nola, che sarà il suo quartier generale segreto per dieci anni. Poi, il 6 gennaio 1982, sequestra Alfonso Catapano, uno degli assassini del fratello, e lo uccide con una coltellata in petto. Cutolo risponde con l’omicidio del fratello di Pasquale Galasso. Alfieri allora riunisce i suoi in un nuovo clan, detto La Nuova Famiglia, e continua la strage: Alfonso Rosanova, lo stratega di Cutolo, viene freddato il 16 aprile 1982 nell’ospedale Procida di Salerno; Vincenzo Casillo, tuttofare di Cutolo, salta per aria il 29 gennaio 1983 quando mette in moto la sua Golf. Alfieri festeggia rinunciando alla cravatta nera.
• Morti ammazzati, nell’area Alfieri-Cutolo, tra il 1979 e il 1983: 818.
• Il declino di Cutolo e della Nuova camorra organizzata «fu dovuto sia al contrasto delle forze dell’ordine che alla nostra azione contemporaneamente iniziò la progressiva fine di quelle che io ho chiamato coperture politiche, che erano assicurate ai cutoliani dal potere politico doroteo, di cui Antonio Gava era la massima espressione in Campania Automaticamente la nostra organizzazione (...) ereditò quelle stesse coperture politiche. Insomma, così come ci impossessammo del territorio, ci impossessammo anche di tutti i rapporti con i rappresentanti politici e dell’imprenditoria che prima avevano avuto rapporti con Cutolo» (dall’interrogatorio del 18 febbraio 1994).
• Alfieri, divenuto il capo assoluto delle province di Napoli e di Salerno, descrive così se stesso al culmine della potenza: «Non ho mai imbrogliato nessuno. Sono stato sempre modesto e rispettoso con tutti. Anche nel gruppo dei miei amici (...) non mi sono mai sentito il capo. Pensate che (...) non mi sono mai voluto sedere a capotavola».
• Vieta lo spaccio di droga nei negozi, proibisce le estorsioni, crea quindi intorno alla Nuova Famiglia il consenso sociale indispensabile per condizionare i politici. Pretende però dal 3 al 5 per cento di tangente sugli appalti (la copertura del canale Conte di Sarno, una tratta ferroviaria da Nocera a Caloria, la terza corsia dell’autostrada Roma-Napoli, la costruzione di un immobile dell’Università di Napoli ecc.) e impone ai vincitori delle gare sia i fornitori che le ditte a cui affidare le subforniture.
• Tra i molti delitti: il luogotenente Giuseppe Ruocco, che s’era messo a fare affari di nascosto (6 agosto 1991); Antonio Malventi che, divenuto confidente della polizia, aveva permesso la cattura di Antonio Bardellino, Giacomo Cavalcanti, Enzo Moccia e Marzio Sepe (14 novembre 1991).
• Lo fa catturare Pasquale Galasso, che, una volta arrestato e messo in cella, si pente. In un villino di Scisciano, i carabinieri scavano sotto un comodino e finiscono in un tunnel da cui vedono sbucare Alfieri con le mani alzate. Nel nascondiglio, quadri e icone di grande valore, dischi di Bach e Vivaldi, videocassette, l’Inferno di Dante , le Massime di Goethe con foglietti di riflessioni dello stesso Alfieri ecc.
• A Pianosa - dove è detenuto in regime di 41 bis - non vuole parlare. Ma il suo mondo si sta sfaldando, gli amici tradiscono. Alla fine si pente, ufficialmente «per combattere quel mondo che io stesso ho contribuito a costruire (...) e per avvicinarmi di più a Dio» (lettera del 15 marzo 1994). Benché gli vadano a sparare in casa della sorella a Saviano, gli uccidano un’amica, gli gambizzino il cognato, Alfieri non torna più indietro e manda in galera una quantità impressionante di camorristi e politici collusi. Il 20 settembre 2002 gli ammazzano il figlio Antonio. L’11 dicembre 2004 il fratello Carmine. Il 18 dicembre 2007 il genero Vincenzo Giugliano.
• «Ho maturato la mia scelta dopo aver ascoltato in televisione l’appello del Papa ai Mafiosi» (9 maggio 93, papa Wojtyla in visita alla Valle dei Templi: «Convertitevi, perché un giorno verrà il giudizio di Dio»).
• Anche lui avrebbe avvelenato qua e là la Campania coi rifiuti tossici (stando alle dichiarazioni rese da Carmine Schiavone – vedi). (a cura di Paola Bellone).