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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Brescia 16 giugno 1942. Ex motociclista. Campione del mondo della classe 500 nel 1966, 1967, 1968, 1969, 1970, 1971, 1972 (su M.V. Agusta) e 1975 (su Yamaha); campione del mondo della classe 350 nel 1968, 1969, 1970, 1971, 1972, 1973 (su M.V. Agusta) e 1974 (su Yamaha), vinse in tutto 123 Gran Premi. Esordio nel 1961 alla Trento-Bondone su Morini Settebello 175 (2°), con la 250 della casa bolognese debuttò nel Mondiale 1963 a Monza (ritirato). Detiene il primato di vittorie consecutive nella stessa classe (20, nella 500), di vittorie nello stesso anno (19, nel 1970). Tentò senza fortuna la carriera di pilota automobilistico, nel 1978 in Formula 1, nel 1979 in Formula Aurora (l’attuale Formula 3000). Da team manager conquistò tre Mondiali 500.
• Famiglia agiata, padre segretario comunale a Cividate Camuno (Brescia), a nove anni vinceva le gimcane negli oratori della Valcamonica. «Una Parilla 125 da fuoristrada. La mia prima vera motocicletta. Mi appostavo sui tracciati dove si allenavano i campioni del fuoristrada, poi mi mettevo alle loro spalle: loro aprivano il gas, ma non riuscivano a staccarmi. Si stupivano, mi chiedevano chi fossi. “Agostini Giacomo, posso seguirvi ancora?”. E li bastonavo. Avevano moto più potenti della mia e io ero un ragazzino di nemmeno 14 anni, però non riuscivano a staccarmi». Diventato professionista, gestì sempre da solo i propri interessi. «Qualche volta fu problematico, come quando dovetti dimettermi dalla Morini per passare alla MV, a fine 1964. Ero in profondo imbarazzo davanti al commendator Alfonso Morini che cercava di convincermi a restare con loro. Teneva in mano il blocchetto degli assegni, mi abbracciava, mi chiedeva incredulo se veramente volevo andare via. Io avevo un groppo alla gola nel “tradire” chi mi aveva dato la possibilità di emergere. Ma volevo assolutamente partecipare e vincere nel Mondiale. E con la Morini non sarebbe stato possibile».

• «Se non avessi fatto il motociclista, avrei fatto il motociclista. Perché non me ne fregava niente di niente, io volevo correre in moto e basta»; «Andavo più forte degli altri perché ho assecondato un talento che mi ha dato madre natura. Magari molti altri lo avevano, ma devi avere anche il coraggio di credere nel tuo talento. Vuol dire che se scegli di provare a diventare il migliore devi sapere che non puoi fare tardi la sera, bere, avere ogni sera una donna diversa. Devi prenderti la responsabilità di credere nel tuo talento e di sacrificare molte cose per esso» [Riders, settembre 2010].
• «Al rigore professionale ha saputo integrare il senso dell’innovazione tecnica e un fiuto per gli affari che all’epoca, e in un ambiente molto chiuso, risultavano ancora del tutto nuovi. Avendo compreso primo fra tutti l’importanza della sponsorizzazione, facendo pubblicità con il proprio abbigliamento avrebbe fatto fortuna, riuscendo anche a investire bene il proprio denaro» (Jean Boully).
• «Per fortuna ho avuto pochi incidenti: la clavicola fratturata ad Anderstop nel 1974, che mi costò il titolo, la scivolata a Misano in allenamento nel 1973. Ebbi un muscolo lesionato, fu necessario un piccolo trapianto. Ma il volo più pauroso fu al Sachsenring: fuori a 200 orari in una scarpata. Fui fortunato a fratturarmi solo il setto nasale».
• Valentino Rossi è grande come Giacomo Agostini? «È il Giacomo Agostini del Duemila, questo sì. Per dire altre cose bisognerebbe risuscitare i piloti morti, ringiovanire i vecchi e correre tutti insieme. E poi sono cambiate troppe condizioni. Io vincevo in 350, scendevo dalla moto con le mani sanguinanti, risalivo in 500 e vincevo. Non è roba da poco».
• «Alla fine degli anni Settanta sentii l’attrazione dell’automobilismo e disputai diverse corse in quella che si chiamava Formula Aurora, la F.3000 attuale. Fu un’esperienza poco positiva, forse non avevo una buona vettura, forse non ero abbastanza bravo. O magari ero anche troppo vecchio per iniziare da capo, quasi quarantenne».
• Sposato dall’88 con la spagnola Maria Ayso. Due figli, Vittoria e Piergiacomo.
• Nel settembre 2013 ha pubblicato un libro fotografico, Giacomo Agostini – Immagini di una vita.