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 2017  agosto 19 Sabato calendario

• Serino (Avellino) 25 luglio 1928 – Roma 30 maggio 2011. Giornalista. È stato direttore della scuola di giornalismo dell’Università di Salerno ed ex direttore generale della Rai (1982-1990). «Non nego di aver lottizzato. Ma scientificamente».
• In Rai dal 1958, dopo averla lasciata fu presidente della Stet e direttore della Tmc di Vittorio Cecchi Gori (dal 1997, solo per un anno). Figlio del capotreno di Serino, era fratello di Mario, ex direttore dell’Osservatore Romano: «Sono più grosso, più esuberante di mio fratello, lui ha un aspetto da asceta. Una volta siamo stati insieme a colazione dal Papa. Dopo un po’, lui ci guardò e ci chiese: “Ma voi due siete figli della stessa mamma?”». Finché c’è stata, ha votato per la Democrazia cristiana: «È stato più volte accusato di aver reso il Tg1 una testata subordinata alle posizioni politiche di Ciriaco De Mita» (Aldo Grasso).
• «Nel 1958 lavoravo a Rotosei, un rotocalco a sei dorsi per le famiglie. Andava piuttosto bene e ci scrivevano firme della letteratura come Giuseppe Berto e giornalisti come Jader Jacobelli... Poi il proprietario si innamorò di donne e cavalli e le cose cominciarono a mettersi male: mi rivolsi ad alcuni collaboratori, già giornalisti Rai, e ottenni un appuntamento con il direttore dei servizi giornalistici di allora, Piccone Stella, un grande latinista. Mi offrì di entrare in Rai a condizione che mi presentassi il giovedì successivo a Cagliari. Allora era terra di confine, ma andai. Poi fui trasferito a Roma dove feci prima radio e poi televisione».
• «Di lui ho un ricordo ottimo. Lo prendevamo in giro in ogni modo. Davanti a dieci milioni di spettatori mettevamo in scena la finestra del suo ufficio illuminata anche la notte, “come quella del Duce”. Telefonava in studio una bambina e scattavamo in piedi dicendo che era la figlia di Agnes. Non abbiamo mai avuto una lamentela, né privata né pubblica. Non è mai venuto in trasmissione; un tratto di sobrietà che si è un po’ perso» (Arbore).
• Lasciò la Rai in pieno Caf – l’alleanza tra Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani che dominò l’Italia degli anni Ottanta.
• «Nessuno mi ha mai imposto un nome. C’era una rosa ed ero io a scegliere».
• Giavazzi sul suo periodo alla Stet: «Biagio Agnes ed Ernesto Pascale, i manager che gestivano i telefoni di Stato, proponevano di indebitare l’azienda fino al collo per cablare tutta l’Italia (il “Piano Socrate”): è stata Telecom privata a sviluppare la tecnologia che oggi consente di far transitare la banda larga Adsl sul vecchio doppino di rame, senza bisogno di cablare alcunché. In realtà Agnes e Pascale volevano indebitare la società perché così essa sarebbe diventata invendibile, e i loro posti garantiti. Furono anche tanto lungimiranti da internazionalizzare l’azienda comprando partecipazioni a Cuba e in Serbia, con il risultato che Telecom ebbe sempre difficoltà sul mercato statunitense».
• Ha ideato il programma sulla salute Check up (1977).

• Il centro di produzione Rai di Saxa Rubra porta il suo nome.