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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Losanna (Svizzera) 26 ottobre 1955. Casalinga/pittrice. Figlia di Gianni e Marella Caracciolo, sorella di Edoardo (morto suicida nel 2000), madre di John, Lapo e Ginevra Elkann. Ha altri cinque figli dal secondo matrimonio col conte Serge de Pahlen. «Io sono una donna di casa, ho solo allevato tanti figli». 

• Vita «Semplice, simpatica, alla mano». Infanzia a Torino nel giardino con le sculture di Henry Moore «che per noi erano compagne di giochi», studi in Inghilterra e in Svizzera, rapporti complicati con i genitori. Alla madre ha dedicato il libro di poesie Ceneri («A volte ti esprimi d’eterno vita mia/poi ruggisci e sputi morte/non vuoi deciderti/e nell’incertezza ti consumi tutta»). Del padre («scherzoso, giocoso. E impegnato») ha tentato di attrarre l’attenzione, troppo spesso fallendo. Una volta gli si presentò con i capelli rapati a zero e lui non alzò neanche la testa dal giornale: «Se pensi di stupirmi, ti sbagli». «Poco dopo, non per stupire ma perché era incinta, si sposò col giornalista-scrittore Alain Elkann. Tre figli (John, Lapo e Ginevra) in pochi anni e un primo dramma, il sequestro della madre di Alain Elkann, Carla Ovazza (novembre 1975), poi rilasciata. Poi ci fu il divorzio, e l’incontro con il russo francese Serge de Pahlen, e con la religione ortodossa. Seguirono altri cinque figli: Sofia, Pietro, Maria, Anna e Tatiana. Suo padre non era, pare, entusiasta di tutte queste gravidanze. Comunque, scrive Marco Ferrante nel suo Casa Agnelli (Mondadori, 2007), “la sua vocazione alla maternità è oggetto di discussione tra chi la conosce: ci si chiede se sia originata da un deficit di calore famigliare, oppure da una specie di vitalismo comunitario”. Gli amici sono per la seconda ipotesi: “Ci fu la fase in cui in una casa nella campagna francese tutti i bambini potevano andare in giro nudi”. Una fase probabilmente allegra. Niente a che vedere con l’estate 1992, quando scoppiò un incendio nella dacia fuori Mosca dove era in vacanza, lei rimase ustionata, due bambini di una sua amica morirono. Nel frattempo si era messa a dipingere. Quadri molto colorati ispirati alle icone russe, esposti in molte mostre (spiega in una presentazione il pittore Sandro Chia: “I quadri di Margherita Agnelli sono pieni di buon umore contenuto in un cielo speciale che è una pelle d’aria poggiata su una polpa corporea in attività continua, chiamata vita”). Alla vigilia della prima mostra raccontava che per esporre aveva pensato a uno pseudonimo, Margot des Agneaux. Ma era stata dissuasa dai figli che “si erano rotolati dal ridere”» (Maria Laura Rodotà).
• In primo grado e in appello ha perso la causa intentata contro la madre, Marella Agnelli, e tre manager Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e lo svizzero Siegfried Maron, colpevoli, a suo dire, di aver occultato l’intero ammontare del patrimonio paterno per escluderla dalle attività del gruppo, privilegiando il figlio John Elkann e nascondendole la presenza di un tesoro offshore, accumulato e nascosto negli anni dal padre.