Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie OK, accetto
 
Giovedì 16 marzo 1978
I padroni d'Italia

Il Presidente della Repubblica è Giovanni Leone

Il Presidente del Senato è Amintore Fanfani

Il Presidente della Camera è Pietro Ingrao

Il Presidente del Consiglio è Giulio Andreotti

Il Ministro degli Interni è Francesco Cossiga

Il Ministro degli Esteri è Arnaldo Forlami

Il Ministro di Grazia e giustizia è Francesco Paolo Bonifacio

Il Ministro di Bilancio e programmazione economica è Tommaso Morlino

Il Ministro delle Finanze è Franco Maria Malfatti

Il Ministro del Tesoro è Filippo Maria Pandolfi

Il Ministro della Difesa è Attilio Ruffini

Il Ministro della Pubblica Istruzione è Mario Pedini

Il Ministro dei Lavori Pubblici è Gaetano Stammati

Il Ministro dell’ Agricoltura è Giovanni Marcora

Il Ministro di Industria, commercio e artigianato è Carlo Donat-Cattin

Il Ministro di Trasporti e aviazione civile è Vittorino Colombo

Il Ministro del Lavoro e Previdenza sociale è Vincenzo Scotti

Il Ministro del Commercio estero è Rinaldo Ossola

Il Ministro della Marina mercantile è Vittorino Colombo

Il Ministro delle Partecipazioni statali è Antonio Bisaglia

Il Ministro della Sanità è Tina Anselmi

Il Ministro di Turismo e spettacolo è Carlo Pastorino

Il Ministro di Beni culturali e ambientali e della Ricerca scientifica è Dario Antoniozzi

Il Ministro del Mezzogiorno è Ciriaco De Mita (senza portafoglio)

Il Ministro delle Regioni è Tommaso Morlino (senza portafoglio)

Il Governatore della Banca d’Italia è Paolo Baffi

Il Presidente della Fiat è Gianni Agnelli

L’ Amministratore delegato della Fiat è Cesare Romiti

Il Segretario Politico della Democrazia Cristiana è Benigno Zaccagnini

Il Segretario Nazionale del Partito Comunista Italiano (PCI) è Enrico Berlinguer

Il Segretario Generale del Partito Marxista-Leninista (PMLI) è Giovanni Scuderi
I padroni del mondo

Il Papa è Paolo VI

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è James Earl Carter

Il Presidente del Federal Reserve System è G. William Miller

Il Segretario Generale del Comitato Centrale del PCUS è Leonid Il’ic Brežnev

Il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese è Hua Guofeng

La Regina del Regno Unito è Elisabetta II

Il Premier del Regno Unito è James Callaghan

Il Presidente della Repubblica francese è Valéry Giscard D’Estaing

Il Primo Ministro della Repubblica francese è Raymond Barre

Il Cancelliere della Repubblica Federale tedesca è Helmut Schmidt

Il Cancelliere della Repubblica Democratica tedesca è Willi Stoph

Il Re di Spagna è Juan Carlos I

Il Presidente del Governo di Spagna è Adolfo Suárez González

Il Presidente dell’ Egitto è Muhammad Anwar al-Sadat

Il Primo Ministro di Israele è Menachem Begin

Il Presidente della Repubblica Turca è Fahri Korutürk

Il Primo Ministro della Repubblica Turca è Bülent Ecevit

Il Presidente della Repubblica Indiana è Neelam Sanjiva Reddy

Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Morarji Desai

Lo Scià dell’ Iran è Mohammad Reza Pahlavi
Le foto dell’album











Il giorno del sequestro Moro
giovedì 16 marzo 1978
La crisi di governo, una delle più lunghe del dopoguerra, dovrebbe concludersi formalmente oggi. Alle 10 alla Camera e alle 12 al Senato il presidente del Consiglio Andreotti presenterà il suo quarto governo, un monocolore dc che può contare sulla più larga maggioranza degli ultimi trent’anni: 527 voti su 630 deputati e 280 su 322 senatori. Lo voteranno anche i comunisti. Il principale artefice dello storico accordo è il presidente della Dc, Aldo Moro.

Un’ora prima del dibattito a Montecitorio, però, entrano in azione le Brigate rosse. Moro viene rapito a Roma da un gruppo di terroristi. Il commando uccide i cinque uomini della scorta. «Il più grave crimine politico degli ultimi trent’anni mentre si chiudeva la crisi», sottolinea il Corriere della Sera la mattina dopo. L’Italia vive ore drammatiche, ma «rifiuta il ricatto delle Brigate rosse». Ecco la giornata, minuto per minuto.

Ore 8.55, via del Forte Trionfale 79.
Moro esce di casa, un appartamento al quarto piano di una palazzina alla Camilluccia: questa mattina deve andare alla Camera e poi all’università per la discussione di alcune tesi di laurea. La 130 blu lo aspetta di fronte al giardino. Al volante l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, 43 anni. Accanto a lui il maresciallo Oreste Leonardi, 51 anni, il caposcorta: da quindici anni è l’ombra del leader dc, gli è accanto ovunque si rechi a Roma o in Italia, in vacanza o all’università. Moro entra in macchina, siede sul sedile posteriore, la grossa Fiat parte, seguita dall’Alfetta bianca degli altri uomini della scorta: il vicebrigadiere Raffaele Iozzino, 25 anni, alla guida, il vicebrigadiere Francesco Zizzi, 30, la guardia Giulio Rivera, 24, tutti della Pubblica Sicurezza. [Andrea Purgatori-Giuliano Zincone, Cds 17/3/1978]  

Ore 8.58.
Moro ha cominciato a sfogliare i giornali. Le due auto imboccano la via Trionfale e attraversano piazza Monte Gaudio. Poco oltre, in via Mario Fani, quattro terroristi travestiti da aviatori, i mitra nascosti in buste di plastica, aspettano il loro arrivo dietro le piante che circondano un bar chiuso per fallimento. All’angolo con via Stresa di solito c’è un fioraio. Non oggi: nella notte i terroristi hanno messo fuori uso il suo furgone bucandogli tutt’e quattro le gomme. [Purgatori-Zincone, Cds 17/3/1978]

Ore 9.03, via Mario Fani.
Moro e la sua scorta sono a metà della via. Una 128 bianca con targa Corpo diplomatico supera le due auto e all’incrocio con via Stresa frena di colpo. L’Alfetta della scorta tampona la 130. Una 132 blu metallizzato si affianca: a bordo altri due terroristi, un uomo e una donna bionda.

Ore 9.04, via Fani.
I quattro brigatisti con la divisa da aviatori sparano raffiche di mitra contro l’Alfetta: Rivera muore subito, Zizzi è ferito in modo grave, Iozzino riesce a scendere e a sparare tre colpi di pistola, poi viene ucciso da una pallottola che lo colpisce in mezzo alla fronte. Dalla 128 sono scesi due brigatisti armati di pistola. Raggiungono la 130, uccidono Ricci e Leonardi. Altri due uomini del commando puntano le armi contro porte e finestre delle case vicine. La donna sorveglia tutto ma non spara. Moro è estratto a forza dalla macchina e trasferito sulla 132. L’auto parte a tutta velocità per via Stresa, seguita da due 128 pronte dietro l’angolo. [Purgatori-Zincone, Cds 17/3/1978]

• All’agguato partecipano i brigatisti: Franco Bonisoli, Raffaele Fiore, Valerio Morucci e Prospero Gallinari come componenti del gruppo di fuoco; Mario Moretti al volante della 128 con targa diplomatica; Barbara Balzerani nella parte bassa di via Fani, all’incrocio con via Stresa, a fermare il traffico; Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono con lo stesso compito nella parte alta della via; Rita Algranati, che deve segnalare l’arrivo delle due auto blu alzando il mazzo di fiori che ha in mano; Bruno Seghetti al volante dell’auto sulla quale Moro viene caricato dopo la sparatoria. Il leader e la mente organizzativa del gruppo è Moretti, che è anche il più vecchio: ha 32 anni. Balzerani ne ha 29, Morucci 28, Gallinari, Casimirri e Seghetti 27, Fiore 23, Bonisoli e Lojacono 22, Algranati 20. [Baldoni-Provvisionato 2009]

• «In tutto vengono sparati 97 colpi d’arma da fuoco (oltre ai due sparati da Iozzino), ma una sola arma, un mitra Fna 43, ne spara 49, più della metà. (...) A sparare, per loro stessa ammissione, furono solo quattro terroristi (Gallinari, Morucci, Fiore e Bonisoli) e a tutti il mitra s’inceppò “subito”, “quasi subito” o dopo aver sparato “mezza raffica”, tanto che tutti indistintamente dovettero impugnare la seconda arma, una pistola, che avevano con loro». [Baldoni-Provvisionato 2009] Altre armi usate nell’agguato: una Beretta 51 calibro 7,65, una Browning Hp calibro 9, un secondo Fna 43 modello B. [Bianconi 2008]

• Resta il mistero di una moto Honda con in sella due uomini presente, secondo tre testimoni, sul luogo della strage. Uno dei testimoni, Alessandro Marini, si era visto addirittura sparare una raffica di mitra contro il motorino dall’uomo seduto sul sellino posteriore. I brigatisti però negano, tutti: non avevamo nessuna moto in via Fani. [Cds 16/3/1998]

Ore 9.05. Nella sala operativa della questura di Roma arriva la prima telefonata al 113: un anonimo avverte che in via Fani «si sono uditi diversi colpi di arma da fuoco». Un minuto più tardi una chiamata più precisa: «Hanno rapito l’onorevole Moro». [Bianconi 2008]

Ore 9.10, via Licinio Calvo.
I terroristi abbandonano la 132. Poco distante, a Forte Braschi, si liberano anche di una delle 128. Sono le loro ultime tracce.

Ore 9.15, via Fani.
Sono arrivate le prime pattuglie. La scena è questa: Ricci, raggiunto da sette colpi, accasciato sul volante della 130 con tre fori visibili alla base della nuca. Leonardi, centrato da sette proiettili, due dei quali mortali, scivolato a terra. Rivera, raggiunto da otto colpi a raffica, quasi tutti mortali, caduto di fianco, sotto i comandi dell’Alfetta, Iozzino centrato da cinque pallottole steso sull’asfalto, le braccia spalancate, la Beretta a un palmo.

L’auto della scorta è crivellata dalle raffiche, della macchina di Moro sono infranti solo i finestrini anteriori. Sull’asfalto decine di bossoli, le borse usate dai terroristi, un cappello da aviatore, un paio di baffi finti. Qualche proiettile è entrato anche nelle case. [Cds 18/3/1978]

Ore 9.15 circa, palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio Andreotti riceve la notizia mentre stanno giurando i sottosegretari del suo nuovo governo. Poco dopo arrivano il segretario della Dc Benigno Zaccagnini e poi quello del Pci Enrico Berlinguer. I tre si chiudono nello studio di Andreotti. È del segretario comunista l’iniziativa espressa davanti a tutti di un dibattito rapidissimo con voto in giornata perché, sottolinea Berlinguer, «è necessario che il governo abbia piena legittimità per agire». [Lietta Tornabuoni, Cds 7/5/1978]

Ore 9.20 circa. Padre Quirino Di Santo, parroco nella chiesa di San Francesco, avverte Eleonora Moro del rapimento del marito. La signora è in parrocchia, come tutti i giovedì mattina, per incontrare le madri dei ragazzi a cui fa catechesi nel pomeriggio. Reazione di grande forza d’animo: all’autista sconvolto dice con grande serenità: «Calma, figliolo, il Signore è grande, ci aiuterà». [Walter Tobagi, Cds 18/3/1978]

Ore 9.20.
Radiodue interrompe un programma musicale con Peppino Gagliardi e dà all’Italia la notizia del rapimento di Moro. Anche i quindici brigatisti (tra i quali Renato Curcio) in carcere a Torino apprendono la notizia dalla radio. «Senza sorpresa», dice una fonte al Corriere. «Ma sono rimasti tutti compassati. Solo qualcuno ha alzato il pugno in segno di saluto». [Arnaldo Giuliani, Cds 17/3/1978]

Ore 9.58.
Prima edizione straordinaria del Tg1 con l’annuncio dell’agguato a Moro e della morte di quattro componenti della sua scorta. [Cds 18/3/1978]

Ore 10, Camera dei deputati.
Assemblea convocata per il dibattito e il voto di fiducia al governo. La seduta, fissata per quest’ora, viene rinviata.

Ore 10.10. Telefonata alla sede romana dell’Ansa: «Questa mattina abbiamo sequestrato il presidente della Dc Moro ed eliminato la sua guardia del corpo “teste di cuoio” di Cossiga. Brigate rosse».

Ore 10.40, Palazzo Chigi.
Seduta straordinaria del Consiglio dei ministri.

Ore 10.45.
Telefonata anonima a un quotidiano genovese: il rapimento è opera delle Brigate rosse. Altri messaggi, non si sa quanto attendibili, arrivano a Roma, Milano, Palermo, Napoli, Torino. Moro è chiamato «servo dello stato», si parla di «attacco al cuore dello stato». Solo uno dei comunicati, firmato Colonna armata Walter Alasia, detta le condizioni dei terroristi: «La liberazione di tutti i compagni detenuti a Torino; la liberazione dei compagni di Azione rivoluzionaria Angelo Monaco, Salvatore Cinieri, Vito Messana, Sandro Meloni, il compagno Valitutti, i compagni nappisti tutti quanti». [Purgatori-Zincone, Cds 17/3/1978]

Ore 11.07.
Cgil, Cisl e Uil proclamano lo sciopero generale in tutto il Paese, con inizio immediato e durata fino alla mezzanotte, come primo atto di mobilitazione dei lavoratori per la difesa delle libertà e delle istituzioni democratiche. Esclusi gli addetti al trasporto pubblico (i treni si fermano solo per 15 minuti fra le 13 e le 17) e ai servizi essenziali, gli ospedali e l’informazione. Chiudono i bar, si abbassano le saracinesche di negozi e supermercati. Chiusi anche teatri, cinema, sale da concerto. Manifestazioni e comizi in tutte le principali città: si calcola che vi abbiano partecipato nel complesso almeno 15 milioni di lavoratori. A Roma, nel pomeriggio, parlano in una piazza San Giovanni gremita i segretari confederali Lama, Macario, Benvenuto.

Ore 11.37, palazzo del Quirinale.
Il presidente della Repubblica Giovanni Leone condanna il rapimento e il «barbaro eccidio», invitando gli italiani a «non perdere la calma».

Ore 11.57.
Il ministro dell’Interno Francesco Cossiga, all’uscita dal Consiglio dei ministri, rivolge un appello a stampa e televisione perché forniscano «una informazione precisa ed equilibrata per darci la possibilità di gestire, nell’interesse dello Stato e della tutela delle vite umane, questa grave crisi che il Paese attraversa».

Ore 12.05, Camera dei deputati.
Il presidente del Pri, Ugo La Malfa, prima di entrare in aula a Montecitorio: «I terroristi dichiarano guerra allo Stato, lo Stato democratico deve rispondere con misure eccezionali di guerra. Si accetta la sfida e si risponde adeguatamente. Se necessario, per i casi specifici, anche ripristinando la pena di morte».

Ore 12.32, Policlinico Gemelli.
L’intervento chirurgico non è servito: muore anche Francesco Zizzi, il vicebrigadiere di Ps rimasto gravemente ferito nell’attentato.

Ore 12.40, Camera dei deputati.
Il presidente Ingrao apre la seduta. L’assemblea lo ascolta in piedi. Pochi minuti dopo Andreotti inizia il suo discorso, breve, con cui comunica per grandi linee il programma di governo. I deputati intervengono, uno per gruppo, per non più di trenta

minuti. E il sequestro Moro resta al centro dei discorsi. La Malfa parla di leggi di emergenza ma non di pena di morte. Il segretario del Psi, Bettino Craxi: «Tentate l’impossibile per liberare Moro». Durissimo Enrico Berlinguer, segretario del Pci: «Tutte le energie devono essere unite e raccolte perché l’attacco eversivo sia respinto con il rigore e la fermezza necessari, non perdendo la calma, ma anche adottando tutte le iniziative e le misure opportune».

Ore 13.57, Camera dei deputati.
Il segretario del Msi, Giorgio Almirante, propone che il ministro dell’Interno dia immediatamente le dimissioni e sia sostituito da un militare. E chiede che il Parlamento approvi una legge speciale contro il terrorismo, comprendente la pena di morte per i crimini particolarmente efferati.

Primo pomeriggio.
A Roma quasi tutti i giornali escono in edizione straordinaria, alcuni in due edizioni. L’Osservatore Romano dedica l’intera prima pagina, fatto inconsueto, al rapimento di Moro. Per la prima volta, inoltre, il foglio vaticano pubblica la fotografia di un cadavere, quello di un uomo della scorta coperto da un lenzuolo.

Ore 15.44, Città del Vaticano.
Il Papa condanna la «disumana ferocia dell’attentato». In mattinata ha inviato un telegramma alla moglie di Moro, Eleonora. Il Papa conosce e stima lo statista dc dai tempi della Fuci (1939).

Ore 15.45.
Il Corriere parla con il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Luciano Infelisi, magistrato di turno al momento del fatto. Infelisi è convinto che i brigatisti e Moro siano ancora in città: «Anche adesso sono in azione. Tentano con falsi allarmi di sviare e confondere i nostri movimenti». Ancora Infelisi: «Hanno sparato con un revolver Nagant (l’arma dei brigatisti) e con una pistola russa Tokarev». [Ulderico Munzi, Cds 17/3/1978]

Ore 17.
Il capo della procura della Repubblica di Roma Giovanni De Matteo, che ha assunto la direzione delle indagini, dice che ogni uscita della città, anche il più sperduto sentiero che immette nella campagna, è sotto il controllo di migliaia di agenti, carabinieri e guardie di finanza. Il magistrato ha invitato la tv a trasmettere in tutti i notiziari le foto di nove brigatisti rossi ricercati. [Munzi, Cds 17/3/1978]

Pomeriggio, via del Forte Trionfale.
La moglie di Moro, Eleonora Chiavarelli, che in mattinata è stata sul luogo del sequestro e della strage degli agenti di scorta, ha un collasso sentendo alla radio la notizia, poi smentita, che il cadavere dello statista dc sarebbe stato trovato in un’auto abbandonata alla periferia di Roma.

Ore 18, Washington (12 locali).
Il portavoce della Casa Bianca legge ai giornalisti un messaggio inviato dal presidente americano Jimmy Carter al presidente Leone. «Questo atto indegno colpisce tutti noi», scrive Carter. La Tass, in un dispaccio del suo corrispondente da Roma, definisce il rapimento di Moro «una nuova pericolosa provocazione delle forze reazionarie» e «banditi» i suoi rapitori. In Germania si affaccia l’ipotesi, coltivata da qualcuno anche in Italia, che abbiano agito anche terroristi tedeschi. Con le stesse modalità, infatti, il 5 settembre 1977 a Colonia un commando della Frazione Armata Rossa liquidò a raffiche di mitra tre funzionari di polizia e un autista e sequestrò il presidente delle associazioni degli industriali, Hanns Martin Schleyer.

Ore 20 circa.
Andreotti fa appello agli italiani attraverso la radio e la tv, «una parola insieme di fermezza e di invito alla calma».

Ore 20.40, Camera dei deputati.
Fiducia lampo e a larghissima maggioranza al quarto governo Andreotti: 545 i sì su 578 presenti. Sabato scorso, 11 marzo, Andreotti aveva sciolto la riserva e presentato al capo dello Stato l’elenco dei nuovi ministri, con due soli nomi nuovi (Scotti e Pastorino) e otto spostamenti. Cossiga è rimasto agli Interni, Forlani agli Esteri, Bonifacio alla Giustizia. [Cds 12/3/1978] Astenuti gli altoatesini, hanno votato contro missini, liberali, radicali e Democrazia proletaria. «Le interminabili discussioni sulla procedura per arrivare al voto, che hanno dominato gran parte della crisi, si sono liquefatte di fronte a quelli che lo stesso Andreotti ha definito “quesiti angosciosi”». [Luigi Bianchi, Cds 17/3/1978] «Non è coincidenza fortuita che sia stato rapito proprio Moro, l’uomo che di più ha fatto per portare la Dc al primo accordo di unità antifascista dalla liberazione ad oggi (...)». [leggi l’editoriale dell’Avanti!]

Ore 21.30.
A causa dello sciopero e delle edizioni straordinarie dei telegiornali, comincia solo a quest’ora la prima serata sulle due reti Rai. Il popolare quiz di Mike Bongiorno Scommettiamo? slitta a sabato, altri due programmi cancellati.

Attentato alla democrazia
Rapire Moro per colpire l’accordo della Dc con le sinistre? L’editoriale dell’Avanti! del mattino dopo.

[Moro - leggi tutta la cronologia]


Fonti: Corriere della Sera (Cds); Avanti! (Av.); Adalberto Baldoni - Sandro Provvisionato, Anni di piombo, Sperling & Kupfer, Milano 2009 (Baldoni-Provvisionato 2009); Giovanni Bianconi, Eseguendo la sentenza, Einaudi, Torino 2008 (Bianconi 2008).


Berlinguer sul rapimento Moro
giovedì 16 marzo 1978
• Subito dopo la diffusione della notizia del rapimento di Aldo Moro, arriva il dibattito alle camere. L’intervento di Enrico Berlinguer: «Il momento è tale che tutte le energie devono essere unite e raccolte perché l’attacco eversivo sia respinto: con saldezza di nervi, non perdendo la calma, ma anche adottando tutte le iniziative e tutte le misure opportune per salvare le istituzioni e per garantire la sicurezza e l’ordine democratico (…). Si è costituito un governo che, per il modo in cui è stato composto, ha suscitato e suscita una nostra severa critica e seri interrogativi e riserve. E tuttavia c’è la novità costituita dal nostro ingresso, chiaro ed esplicito, nella maggioranza parlamentare. Non ci sono dubbi sulla rilevanza politica di questo fatto (…). Alla classe operaia e ai lavoratori, a tutti i democratici, a tutti gli antifascisti, a tutti i cittadini, a tutti i corpi dello Stato che intendono essere fedeli fermamente alla costituzione assicuriamo l’impegno pieno, tenace e unitario del partito comunista e rivolgiamo ad essi un appello ad esercitare una vigilanza, a partecipare all’azione necessaria per sventare le manovre e le provocazioni che vogliono sovvertire la nostra democrazia, la nostra convivenza di uomini liberi». Gli viene affidata una scorta. 

Le altre notizie. Ergastolo a Concutelli
giovedì 16 marzo 1978
• Carcere a vita per Pierluigi Concutelli, di Ordine Nuovo. È lui, per i giudici della Corte d’assise di Firenze, il responsabile dell’omicidio del giudice Vittorio Occorsio. «Lui l’esecutore materiale della “sentenza di morte” emessa contro il primo magistrato che aveva applicato la legge Scelba contro un’organizzazione eversiva di destra». La corte ha condannato anche l’ordinovista Gianfranco Ferro a 24 anni per aver aiutato Concutelli nell’organizzazione dell’agguato, avvenuto il 10 luglio 1976. A udienza chiusa i due imputati si sono messi a cantare «Chi se ne frega della galera, camicia nera trionferà».

I palestinesi in fuga dal Libano
giovedì 16 marzo 1978
• Cinquantamila profughi palestinesi in fuga dal Libano meridionale occupato da Israele. Le forze di Gerusalemme si sono attestate a dieci chilometri dal confine. Gli Stati Uniti chiedono agli israeliani di ritirarsi.

Video di Cinecittà Luce
Sequestro Moro
Video di Cinecittà Luce
Reazioni al sequestro Moro

Venerdì 27 maggio 2016
DAI GIORNALI DI OGGI






















thread len: / ads to show: 20 / ads: 20