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Lunedì 31 gennaio 1921
I padroni d'Italia

Il Re è Vittorio Emanuele III

Il Presidente del Senato è Tommaso Tittoni

Il Presidente della Camera è Enrico De Nicola

Il Presidente del Consiglio è Giovanni Giolitti

Il Ministro degli Interni è Giovanni Giolitti

Il Ministro degli Esteri è Carlo Sforza

Il Ministro di Giustizia e affari di culto è Luigi Fera

Il Ministro delle Finanze è Luigi Facta

Il Ministro del Tesoro è Filippo Meda

Il Ministro della Guerra è Ivanoe Bonomi

Il Ministro della Marina è Giovanni Sechi

Il Ministro dell’ Istruzione pubblica è Benedetto Croce

Il Ministro dei Lavori Pubblici è Camillo Peano

Il Ministro dell’ Agricoltura è Giuseppe Micheli

Il Ministro di Industria e commercio è Giulio Alessio

Il Ministro del Lavoro e Previdenza sociale è Arturo Labriola

Il Ministro di Turismo e spettacolo è Luigi Rossi (senza portafoglio)

Il Ministro delle Armi e munizioni è Ugo Da Como (senza portafoglio)

Il Ministro della Ricostruzione delle terre liberate è Giovanni Raineri (senza portafoglio)

Il Direttore generale della Banca d’Italia è Bonaldo Stringher

Il Presidente della Fiat è Giovanni Agnelli

Il Segretario della Fiat è Giovanni Agnelli

L’ Amministratore delegato della Fiat è Guido Fornaca

Il Segretario Politico del Partito Popolare Italiano è Don Luigi Sturzo

Il Segretario del Partito comunista d’Italia, sezione italiana dell’Internazio è Amadeo Bordiga
I padroni del mondo

Il Papa è Benedetto XV

Il Presidente del Federal Reserve System è William P. G. Harding

Il Re del Regno Unito è Giorgio V

Il Premier del Regno Unito è David Lloyd George

Il Presidente del Consiglio dei ministri francese è Aristide Briand

Il Presidente della Repubblica francese è Alexandre Millerand

Il Presidente del Reich tedesco è Friedrich Ebert

Il Cancelliere del Reich tedesco è Konstantin Fehrenbach

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Thomas Woodrow Wilson

Il Re di Spagna è Alfonso XIII
  • DAI GIORNALI
    DI OGGI
Giacomo Matteotti denuncia le violenze fasciste
• Per la prima volta alla Camera l’onorevole Matteotti pronuncia un duro attacco contro le violenze fasciste. Prima riconosce che il Psi non teme la violenza in sé («Siamo un partito (...) che prevede necessariamente la violenza, sa che, ledendo un’infinità di interessi, avrà delle reazioni più o meno violente, e non se ne duole»); poi ammette che anche dalla sua parte ci sono stati episodi violenti («può essere avvenuto che la teorizzazione della violenza rivoluzionaria, che mira a sopprimere lo Stato borghese, e a sostituire lo Stato socialista, possa avere indotto taluni nell’errore di azioni episodiche di violenza»; e conclude con l’attacco al Partito fascista: «Oggi in Italia esiste un’organizzazione pubblicamente riconosciuta e nota nei suoi aderenti, nei suoi capi, nella sua composizione e nelle sue sedi, di bande armate, le quali dichiarano (hanno questo coraggio che io volentieri riconosco) dichiarano apertamente che si prefiggono atti di violenza, atti di rappresaglia, minacce, violenze, incendi, e li eseguono non appena avvenga o si pretesti che avvenga alcun fatto commesso dai lavoratori a danno dei padroni o della classe borghese. È una perfetta organizzazione della giustizia privata; ciò è incontrovertibile». Accusa il presidente Giolitti, che lo interrompe seccamente, di essere «complice di tutti questi fatti di violenza».

Mercoledì 18 gennaio 2017
DAI GIORNALI DI OGGI





















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