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Martedì 29 dicembre 1908
I padroni d'Italia

Il Re è Vittorio Emanuele III

Il Presidente del Senato è Giuseppe Manfredi

Il Presidente della Camera è Giuseppe Marcora

Il Presidente del Consiglio è Giovanni Giolitti

Il Ministro degli Interni è Giovanni Giolitti

Il Ministro degli Esteri è Tommaso Tittoni

Il Ministro di Giustizia e affari di culto è Vittorio Emanuele Orlando

Il Ministro delle Finanze è Pietro Lacava

Il Ministro del Tesoro è Paolo Carcano

Il Ministro della Guerra è Severino Casana

Il Ministro della Marina è Carlo Mirabello

Il Ministro dell’ Istruzione pubblica è Luigi Rava

Il Ministro dei Lavori Pubblici è Pietro Bertolini

Il Ministro dell’ Agricoltura è Francesco Cocco-Ortu

Il Direttore generale della Banca d’Italia è Bonaldo Stringher

Il Presidente della Fiat è Alessandro Marangoni

Il Segretario della Fiat è Giovanni Agnelli
I padroni del mondo

Il Papa è Pio X

L’ Imperatore dell’ Impero austro-ungarico è Francesco Giuseppe I

Il Re del Regno Unito è Edoardo VII

Il Premier del Regno Unito è Herbert Henry Asquith

Il Presidente del Consiglio dei ministri francese è Georges Clemenceau

Il Presidente della Repubblica francese è Armand Fallières

Lo Zar di Russia è Nicola II

Il Re di Prussia è Guglielmo II

Il Cancelliere di Prussia è Bernhard von Bülow

Il Kaiser dell’ Impero tedesco è Guglielmo II

Il Cancelliere dell’ Impero tedesco è Bernhard von Bülow

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Theodore Roosevelt

Il Re di Spagna è Alfonso XIII
  • DAI GIORNALI
    DI OGGI
Da Messina a Palermo, pazzi di dolore
A 24 ore dal terremoto, a Palermo arrivano i primi superstiti da Messina, «pazzi e inebetiti dal dolore e in istato raccapricciante». Dicono che l’incendio continua a distruggere le rovine, che nella caserma delle guardie di finanza, di 200 uomini solo 41 si sono salvati, che alla stazione ferroviaria su 280 tra gli impiegati alle officine e il personale viaggiante solo in otto hanno risposto all’appello. [Cds 30/12/1908]
Arrivano i marinai russi, poi gli inglesi
Intorno alle 7 dalle navi da guerra della flotta del Baltico giunte a Messina cominciano a essere calate in mare le scialuppe cariche di marinai dirette alla terra ferma. È il primo soccorso in forma organizzata alle vittime del terremoto. Dalle sei unità sbarcano quasi tremila uomini. Una ventina di minuti più tardi arriva l’incrociatore inglese Hms Sutley, avanguardia del corpo di soccorso che la flotta di Sua Maestà britannica sta allestendo e che arriverà nelle ore successive da Siracusa e poi da Malta. Russi e inglesi si fanno onore nell’opera di soccorso. I primi in particolare, divisi in squadre, molto organizzati, efficientissimi anche nella loro prestanza fisica, «nel giro di poche ore impongono la loro fama di onnipotenti salvatori, capaci di estrarre da cumuli di macerie persone ancora in vita». A metà mattina arrivano anche le prime due navi da guerra italiane: Regina Elena e Napoli. [Boatti 2004]
Fucilare i ladri
Diversamente dagli inglesi e dagli italiani, i russi sono anche i primi ad applicare nel caos di Messina le regole della giustizia più sbrigativa. «Fu bello che i marinai russi si adoperassero a seppellire morti e a raccogliere feriti – non soggiungo a fucilare ladri, perché questa è l’altra faccia della medaglia» (Federico De Roberto, Gi.It. 15/1/1909). [Boatti 2004]
La fame, la sete, i saccheggi


Messina, scrivono alcuni dispacci, è in preda a bande di malviventi e di carcerati in fuga che rubano il possibile dalle case distrutte, dai corpi. Ma spesso è la fame, la mancanza di ogni genere di prima necessità a muovere il saccheggio. Acqua potabile non ce n’è quasi più, col sottosuolo sprofondato tutti i condotti sono otturati o distrutti. «Si facevano gargarismi di acqua salata per liberarsi della polvere che invade le vie respiratorie. Le ferite stesse erano lavate con acqua di mare. Tutti bevevano acqua di mare: non c’era altro», racconta Bruno Aliotti-Rosso, un fiorentino residente a Messina, giunto a Palermo sul piroscafo inglese Ebe insieme a parecchi feriti il 30 dicembre. «A un tratto – continua – mentre il piroscafo lascia la plaga della sventura, nuove grida colpiscono i nostri orecchi: poi assistiamo esterrefatti a una scena selvaggia, a una di quelle manifestazioni di follia criminale collettiva che solo le stragi, le epidemie, le guerre, i flagelli più crudi possono appena giustificare. Una turba di persone di ogni ceto, di ogni età, nude, semivestite, lacere, irrompe verso gli uffici della dogana, disposta alla strage, al saccheggio, al delitto pur di ottenere qualche cosa, pur di avere commestibili, pur di aver bende, vestiti, qualche cosa per scaldarsi, per far tacere l’urlo della fame. I doganieri non sanno e non possono resistere all’orda selvaggia che irrompe. La dogana è invasa; improvvisamente echeggiano colpi sinistri. Vengono esplosi colpi di revolver da fratelli contro fratelli per contendersi un pugno di legumi, un po’ di pane, di riso, di cereali (...)». [Cds 31/12/1908]
«Sono lupi, vanno trattati da lupi»
«Si dice che il Governo abbia telegrafato concedendo pieni poteri alle autorità militari per salvare le sventurate popolazioni da quei feroci. Noi non esitiamo ad approvare il provvedimento. A San Francisco di California i depredatori venivano sommariamente impiccati: noi diciamo che in certi casi come questi la difesa sociale può farsi legittimamente anche a suon di fucilate. Uomini che si lancino al saccheggio in quest’ora non sono uomini, ma lupi e vanno trattati da lupi». [Leonida Bissolati, Av. 3/1/1909] 
Il re e la regina partono per la Sicilia
Alle 13.30 il re e la regina, accompagnati dal ministro della Giustizia, il siciliano Vittorio Emanuele Orlando, partono da Roma per i luoghi del disastro. Il re veste «la bassa tenuta di generale», la regina ha pregato le sue dame di astenersi dall’accompagnarla alla ferrovia. Vanno in treno fino a Napoli, dove si imbarcano sulla Vittorio Emanuele III. [Cds 30/12/1908] 
Prime notizie da Reggio: la città è distrutta


Solo stasera si hanno le prime notizie dirette di Reggio Calabria. Il ministero dell’Interno ha ricevuto alle 20 questo telegramma da Gerace Marina firmato dal maggiore dei carabinieri Tua: «Reggio è completamente distrutta. I morti non si contano. Le scosse del terremoto sono state cinque. E terribili tutte! Urgono soccorsi». Verso le 21 telegrafa al governo il prefetto Orso: Reggio «quasi completamente distrutta. Vi sono parecchie migliaia di morti. La prefettura e altri pubblici edifici sono crollati. Anche altri Comuni della provincia sono distrutti. Occorrono ingenti soccorsi, viveri, soldati e medicinali poiché la città nulla offre». [Cds 30/12/1908]
Solidarietà dall’estero
 Al re e al governo arrivano le condoglianze e i messaggi di solidarietà delle ambasciate e dei governi stranieri.
Chiude la Borsa
Poche transazioni in mattinata alla Borsa di Milano. La seduta ufficiale comunque non ha luogo, in segno di lutto. È stabilito che la Borsa resti chiusa anche domani e dopo. [Cds 29/12, 30/12/1908]
Nasce un comitato per gli aiuti
Il governo costituisce un Comitato nazionale di soccorso per stabilire forma e proporzioni con cui saranno erogate le somme raccolte a favore dei terremotati. Lo presiede il duca d’Aosta, vicepresidenti il presidente del Senato Giuseppe Manfredi e quello della Camera Giuseppe Marcora. [Cds 30/12/1908]
Assegni e sottoscrizioni
Istituzioni pubbliche e private, banche, piccoli comuni e singoli cittadini cominciano a donare fondi per gli aiuti, principio di una lunghissima catena di solidarietà. Il re ha elargito 200.000 lire, il Banco di Sicilia ne ha stanziate 50.000 e già versato una prima quota di 10.000, la regina madre ha donato alla Croce Rossa 15.000 lire. La Cassa di Risparmio delle provincie lombarde, riunita nel pomeriggio per la consueta seduta bimestrale, ha stanziato la somma di 200.000 lire. [Cds 30/12/1908] Il Corriere della Sera, sotto il titolo “Italiani, a noi!”, lancia oggi una sottoscrizione. [Leggi l’articolo] Il primo giorno raccoglie 71.578 lire. [Cds 30/12/1908]
Legge speciale per Messina e Reggio Calabria
Legge speciale per le aree danneggiate dal terremoto che ha colpito Messina e Reggio Calabria.

Giovedì 19 gennaio 2017
DAI GIORNALI DI OGGI





















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