Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie OK, accetto
 
Lunedì 28 dicembre 1908
I padroni d'Italia

Il Re è Vittorio Emanuele III

Il Presidente del Senato è Giuseppe Manfredi

Il Presidente della Camera è Giuseppe Marcora

Il Presidente del Consiglio è Giovanni Giolitti

Il Ministro degli Interni è Giovanni Giolitti

Il Ministro degli Esteri è Tommaso Tittoni

Il Ministro di Giustizia e affari di culto è Vittorio Emanuele Orlando

Il Ministro delle Finanze è Pietro Lacava

Il Ministro del Tesoro è Paolo Carcano

Il Ministro della Guerra è Severino Casana

Il Ministro della Marina è Carlo Mirabello

Il Ministro dell’ Istruzione pubblica è Luigi Rava

Il Ministro dei Lavori Pubblici è Pietro Bertolini

Il Ministro dell’ Agricoltura è Francesco Cocco-Ortu

Il Direttore generale della Banca d’Italia è Bonaldo Stringher

Il Presidente della Fiat è Alessandro Marangoni

Il Segretario della Fiat è Giovanni Agnelli
I padroni del mondo

Il Papa è Pio X

L’ Imperatore dell’ Impero austro-ungarico è Francesco Giuseppe I

Il Re del Regno Unito è Edoardo VII

Il Premier del Regno Unito è Herbert Henry Asquith

Il Presidente del Consiglio dei ministri francese è Georges Clemenceau

Il Presidente della Repubblica francese è Armand Fallières

Lo Zar di Russia è Nicola II

Il Re di Prussia è Guglielmo II

Il Cancelliere di Prussia è Bernhard von Bülow

Il Kaiser dell’ Impero tedesco è Guglielmo II

Il Cancelliere dell’ Impero tedesco è Bernhard von Bülow

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Theodore Roosevelt

Il Re di Spagna è Alfonso XIII
  • DAI GIORNALI
    DI OGGI
Il terremoto di Messina
Sono le 5.21 del mattino, è ancora buio, quando una violentissima scossa di terremoto investe i due versanti dello Stretto di Messina. Il fenomeno è segnalato dagli osservatori sismici sparsi in tutto il Paese. A Mineo (Cosenza) «tutte le leve dei sismografi sbalzate. Orologio sismografo fermato». A Moncalieri (Torino) «amplissima registrazione di terremoto lontano». [Cds 28/12/1908 ed. pom.]
Undicesimo grado Mercalli
La scossa principale del terremoto dura più di 30 secondi, è localizzata in un tratto di mare tra Messina e Reggio Calabria, ha una magnitudo di MS=7.5 e un’intensità pari all’XI grado della scala Mercalli. [Omori 1909, Baratta 1910]
Crolla tutto: balconi, muri, finestre
«Noi dormivamo ancora; a un tratto fummo svegliati dal tremore dei vetri e dal letto fummo sbalzati subito a terra. Pioveva a dirotto, il cielo era nerissimo. Tutti in famiglia ci mettemmo a gridare: “È il terremoto, aiuto!”, mentre da ogni parte altre voci invocavano “Aiuto! Soccorso!”. Un brivido di morte ci fece tremare per qualche minuto. L’armadio della nostra camera da letto cadde con gran fracasso. Fuggii in camicia come una pazza seguendo mio fratello e mia sorella; ma sulla via ci perdemmo. Trovai altri che fuggivano e gridavano... mentre sulle vie cadevano balconi, muri, finestre e l’acqua era tanta che affondavamo fino alle ginocchia. Verso la marina il fango era enorme. Il mare mugghiava sinistramente; la passeggiata era tutta un lago. Come giunsi al porto non so: fui spinta da urti, da braccia ignote e da ignota forza... Mi sentivo correre dietro la morte. Temevo di soccombere, di cadere, di essere travolta nella fanghiglia, nell’acqua: Mio Dio, qual terrore! Dove saranno mio fratello Carlo, mia sorella Carmela?» (Antonietta Lipori – imbarcata a Messina sul piroscafo Montebello e arrivata oggi stesso a Catania ferita, «pressoché ignuda» – in un dispaccio del Messaggero da Catania). [Cds, 29/12/1908]
Onde alte dieci metri
Ore 5.30 circa. Almeno tre onde di maremoto colpisono la costa siciliana e quella calabrese. Nel porto di Messina raggiungono un’altezza fra i due e i tre metri sopra il livello del mare: molti edifici vengono completamente spazzati via. L’apice del maremoto è comunque più a sud, tra Giardini Naxos e Nizza di Sicilia: qui l’onda arriva a un’altezza di dieci metri. Una di otto travolge il borgo di Giampilieri, nei pressi di Messina. A Pellaro, sulla costa calabrese, il mare rade al suolo il centro abitato e sposta di trenta metri un ponte di ferro. [Dickie 2008, Cds 24/12/2008]
«Coliamo a picco, e risaliamo»
«Un fragore cupo, prolungato che sembra venire dalle profondità del mare mi inchioda al mio posto. Sento il Calabria colare a picco, con rapidità spaventosa, mentre un urlo di terrore si levava dai passeggeri che erano sul ponte e nei saloni di prima e seconda classe. Distinguo nettamente, illuminate dai bagliori fuggevoli dei fari di bordo, due muraglie di acqua scavare un baratro in cui il Calabria s’inabissa. Poi, con la stessa fulminea rapidità, si risale alla superficie; lunghissime ondulazioni imprimono al ferry boat un impressionante movimento di beccheggio. Ed ecco spegnersi sulle due rive i lumi di Villa, di Reggio, Messina» (Il comandante Falkenburg del Calabria a Tommaso Gialansé sul Roma del 22-23 gennaio 1909). [Boatti 2004]
Messina distrutta e isolata
Messina, che conta 140 mila abitanti, è in macerie e sotto le macerie ci sono decine di migliaia di corpi, mente altri sono stati inghiottiti dal maremoto. I palazzi della zona del porto rasi al suolo, così come il municipio e il duomo. Mancano luce, acqua, gas. In cinque zone divampano gli incendi. Distrutta anche Reggio Calabria (45 mila abitanti): crollati gli edifici sul lungomare, una caserma, il municipio, la cattedrale. Ma nessuno per ora può saperlo: Messina e Reggio sono isolate. Telefono, telegrafo e radiotelegrafia interrotti. Interrotte tutte le linee ferroviarie a causa delle frane e del crollo delle gallerie. [Cds 29/12/1908, Dickie 2008]
La tragica grandezza dell’orrore
«È impossibile descrivere l’orrore in tutta la sua tragica grandezza: pressoché tutta la fiorente città era ridotta a un cumulo di macerie; e in mezzo a tanta rovina, come giganteschi e sinistri scheletri, restavano in piedi le mura del Municipio  e del Grand Hotel Trinacria diroccate esse pure. Tutti gli altri splendidi palazzi che sorgevano lungo la marina e il corso Garibaldi erano scomparsi. Le vie erano ostruite: in vari punti della città, ormai ridotta a un’orribile rovina, si levavano sinistre le fiamme sanguigne e il fumo avvolgente degli incendi che qua e là si erano sviluppati in quel momento terribile» (dal racconto dei marinai della torpediniera Saffo, che faceva servizio di trasporto di pane a Messina, alla Tribuna). [Cds, 30/12/1908]
Telegrammi dalla Calabria
Ore 7. Primi telegrammi del prefetto di Catanzaro al ministro dell’Interno che segnalano in città, a Mileto, Stefanaconi e altrove una forte scossa in senso ondulatorio, «seguita immediatamente da altre due scosse ugualmente forti». Mano a mano arrivano altri dispacci, dello stesso prefetto, del sottoprefetto di Monteleone «e di altre pochissime autorità» che estendono l’area del terremoto. A Caltanissetta la scossa arriva leggera: «Molteplici lesioni alle case, nessun danno alle persone». [Cds 28/12, Cds 29/12/1908]
Quelle case in stato miserevole
Tarda mattinata. Il direttore dell’Osservatorio ximeniano di Firenze, padre Alfani, al Corriere: «In dodici anni di pratica di osservatorio non avevo mai avuto una registrazione così imponente! Si tratta di 600 millimetri. Le macchine hanno così sofferto per la violenza degli urti che a un certo punto hanno cessato anche di registrare. (...) Deve trattarsi di cosa spaventosamente disastrosa, tanto più considerando lo stato in cui si trovano le case in Calabria; stato davvero miserevole pei difetti di costruzione e per le conseguenze dei terremoti antecedenti». [Cds 29/12/1908]
Gli ispettori di Giolitti vanno a Catanzaro
Ore 13.30. Partono da Roma due ispettori generali e un ispettore della sanità. Il presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Giovanni Giolitti, dopo essersi consultato in mattinata con alcuni ministri, li ha inviati a Catanzaro. E ha messo a disposizione del prefetto della città 20.000 lire per i primi soccorsi. [Cds 29/13/1908]
«Terremoto distrusse buona parte Messina»
Ore 14.50. La torpediniera Spica, che era nel porto di Messina al momento del terremoto, riesce a trovare una stazione telegrafica funzionante a Marina di Nicotera, sulla costa tirrenica della Calabria, e invia a Roma la prima notizia della catastrofe: «Ore 5.20 terremoto distrusse buona parte Messina. Giudico morti molte centinaia. Case crollate, sgombro macerie insufficienti mezzi locali. Urgono soccorsi per sgombro, vettovagliamento, assistenza feriti. Ogni aiuto sarà insufficiente». [Cds 29/12/1908, Boatti 2004] Poco dopo le 16 arriva a Palermo da Messina il piroscafo Washington, della Navigazione Generale, seguito poco dopo dal Montebello. A bordo numerosi feriti. [Boatti 2004]
Dodici ore per sapere
Ore 17.35. Arriva a Roma il messaggio della Spica. Fino a quest’ora non s’è avuta alcuna notizia diretta da Messina e Reggio. Sono passate più di 12 ore dalla catastrofe. [Boatti 2004]
Tempo pessimo, maremoto furioso
Messina, «specialmente nella parte guardante il mare, ha avuto danni enormi, irreparabili. Palazzi tra i più belli, solide chiese e teatri hanno ceduto più o meno completamente all’urto formidabile della scossa ondulatoria e sussultoria. Le macerie si accumulano in terra travolgendo quanti non furono svelti e fortunati nella fuga. È superfluo dire che lo spavento e la costernazione raggiunsero tragiche proporzioni. Un coro assordante, lugubre di migliaia di voci s’innalzò tra lo sgomento generale invocando soccorso. Il tempo, per di più, era pessimo, la mattinata oltremodo buia. (...) Il maremoto furioso ha affondato molte barche della marina. Fra le vittime ci sono numerosi marinai. (...) I detenuti sono fuggiti dalle carceri giudiziarie. E mentre ruinano le case e gli uomini fuggono, molti malviventi riuniti in squadre scorrazzano la città fra le macerie rubando e depredando dove possono. Tra le disgrazie va segnalato lo scoppio del gazometro, che ha fatto sviluppare un terribile incendio alimentato da un vento furioso». (dispaccio da Palermo del Messaggero) [Cds 29/12/1908]
Tutte le navi disponibili a Messina
Ore 17.55. Il comandante in capo della Marina a Napoli riceve istruzioni di inviare a Messina tutte le navi disponibili. [Dickie 2008]
Si muove la squadra russa del Baltico
Ore 21. La squadra navale russa del Baltico, con i cadetti dell’accademia in viaggio di istruzione nel Mediterraneo, è all’ancora ad Augusta. L’ammiraglio Litvinov, che la comanda, dà ordine ai marinai delle due corazzate, dei due incrociatori e delle due cannoniere di prepararsi a partire per Messina, devastata da un terribile terremoto. [Boatti 2004]
Edizioni straordinarie
Ore 21.30. Cominciano a circolare per Roma le edizioni straordinarie dei giornali, che escono fino a mezzanotte. «Le vie, in questi giorni così animate, hanno preso un aspetto di desolazione. Ai giornalai venivano strappati di mano i fogli». Tutti i treni del Mezzogiorno sono presi d’assalto da siciliani e calabresi che vogliono correre alle loro case. «Alla stazione avvengono scene pietose». Per la prima volta da quando è alla guida del governo, Giolitti convoca una riunione notturna del gabinetto. Il ministro dei Lavori pubblici, Piero Bertolini, è inviato sul luogo del disastro. [Cds 29/12/1908]
Il duca d’Aosta organizza le truppe
Ore 22 circa. A Napoli il duca d’Aosta, informato della gravità del disastro, lascia il teatro San Carlo dove sta assistendo alla prima di Thais e va al comando del corpo d’armata per dirigere la partenza delle truppe. [Cds 29/12/1908]
Da Roma partono i soldati
Ore 22. Nelle caserme del 2° reggimento bersaglieri e dell’81° fanteria, a Roma, quando i militari sono già a riposare suona l’adunata e viene comunicato l’ordine di partenza. Intorno a mezzanotte un treno speciale diretto al sud lascia la stazione con a bordo i bersaglieri, cento carabinieri, cento guardie di pubblica sicurezza, tutte le truppe del genio che si trovano a Roma e la Croce Rossa. Poco dopo parte tutta la brigata Torino (81° e 82° fanteria) con cucine da campo e viveri. [Cds 29/12/1908] Nelle stesse ore, ma l’operazione durerà tutta la notte, si imbarcano tre reggimenti da Palermo diretti a Messina. Piove, il mare è in cattive condizioni: arriveranno in città solo domani pomeriggio. [Boatti 2004]
Le prime corrispondenze del Corriere
«Eravamo 150 mila e saremo la metà nel Comune. Nulla più vive: e quelli che non hanno il cranio fracassato e gli arti mutilati, hanno il cuore trafitto». Il 1° gennaio il Corriere della Sera pubblica i primi servizi da Messina e da Reggio Calabria (Leggete gli articoli)

Fonti: Corriere della Sera (Cds); Mario Baratta, La catastrofe sismica calabro-messinese, Società geografica italiana, Roma 1910 (Baratta 1910); Giorgio Boatti, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908. I trenta secondi che cambiarono l’Italia, non gli italiani, Mondadori, Milano 2004 (Boatti 2004); John Dickie, Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina, Laterza, Bari 2008 (Dickie 2008).
Video di Cinecittà Luce
Terremoto di Messina

Martedì 17 gennaio 2017
DAI GIORNALI DI OGGI

Il terremoto di Messina
Era notte. In quei giorni dormivo insieme a mia sorella Giuseppina presso un collegio di suore a Messina; io avevo 14 anni e lei 18. Venivamo da Novara di Sicilia, e nostro padre, un proprietario terriero dell’entroterra messinese, aveva mandato noi due, di sette sorelle, a studiare nella grande città. Venimmo svegliate improvvisamente da un forte sussulto e da un rumore sordo, che diveniva sempre più intenso. Accesa la lampada, vedemmo che le pareti della camera sembravano piegarsi e oscillare, come fossero fatte di cartoncino. Iniziammo a gridare: il terremoto! Il terremoto! Mi ritrovai sotto il letto, forse sbalzata dai sussulti del pavimento. Sentivo il soffitto cadere, la stanza riempirsi di polvere e calcinacci. Poi buio, e silenzio. Non so quanto tempo passò; si doveva essere fatto giorno, intravedevo degli spiragli di luce. Potevo muovermi a malapena, ma riuscivo a respirare. Ero rimasta imprigionata tra il letto e il pavimento, e questo aveva impedito che venissi schiacciata dalle macerie, salvandomi la vita. Sentii delle voci concitate non lontano da me, smorzate dai detriti; non sembravano italiani. Pensai: sono venuti a salvarci; iniziai a gridare: salvate mia sorella! Salvate mia sorella! Sentii le voci avvicinarsi. A un tratto, provai un forte dolore al piede; cercai di muoverlo, ma non ci riuscii; capii dopo che mi avevano punto per vedere se il piede apparteneva a una persona viva. Riuscirono a dissotterrarmi. Venni trasferita in nave a Napoli, insieme a tante altre ragazze sfollate. Non rividi mai più mia sorella. ---
Questa è la storia vera di mia prozia Maria Puglisi, che ho sentito decine di volte nella mia infanzia, ma che solo oggi mi muove alle lacrime.
[GC]





















thread len: / ads to show: 20 / ads: 20