Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  settembre 14 Venerdì calendario

La guerra delle spie rovina il Ballo russo delle debuttanti

La principessa Olga Andreevna Romanoff, discendente dell’ultimo zar, Nicola II, è ufficialmente sfaccendata. Il Gran ballo delle debuttanti di cui è patrona – il più ambito dalle pulzelle della nuova oligarchia russa – quest’anno non si farà, vittima collaterale della guerra diplomatica fra Londra e Mosca. L’appuntamento al Grosvenor House Hotel di Mayfair, nel cuore della capitale britannica, è stato cancellato, almeno per un biennio. Poi si vedrà.
Il Russian Ball era diventato negli ultimi sei anni un evento imperdibile per le giovani rampolle in età da marito del regno di Putin, introdotte nella società che conta come succedeva alle nobildonne russe ante-1917, quando la Rivoluzione impose l’egualitarismo bolscevico anche alle teste blasonate (quelle non tagliate, è ovvio). La musica è cambiata con la fine dell’Unione Sovietica e l’avvento negli anni Novanta di una nuova classe dirigente russa. Non aristocratica, ma molto ricca, e alla disperata ricerca di status symbol da Vecchio Continente. Le figlie degli oligarchi, fra i 16 e i 25 anni, hanno così fatto sfoggio di diademi e vestiti da far invidia a Cenerentola (versione principessa). E poco importa se nelle vene non scorre sangue blu: bastava che papà staccasse l’assegno dovuto, minimo 2.500 sterline a tavolo.
Organizzato ad imitazione del «Charlotte Debutante Ball», ideato nel 1780 da re Giorgio III per festeggiare il compleanno della regina Carlotta, il ballo di Mayfair parlava però slavo. Nella grande sala dell’hotel, bionde trepidanti e fieri cavalieri – quasi tutti assoldati fra i virgulti della decaduta aristocrazia scozzese – si lanciavano nella tradizionale danza della quadriglia, in un turbinio di candido tulle, scarpe con tacchi vertiginosi, champagne e caviale.
L’avvelenamento dell’ex spia russa Sergej Skripal e della figlia Yulia, avvenuto in marzo a Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, ha però interrotto la favola dorata delle aspiranti «nobildonne» russe. Difficoltà ad ottenere i visti, sovrapprezzi, ostacoli burocratici... Alla fine l’organizzatrice dell’evento, Elisabeth Smagin-Melloni, ha gettato la spugna: «Le attuali tensioni politiche fra Gran Bretagna e Russia hanno reso sempre più complicato l’arrivo degli ospiti russi e molti hanno disdetto chiedendo il rimborso», ha spiegato. E c’è anche l’incognita Brexit: «La società ESM Event Management ha deciso di aspettare e vedere in che modo l’uscita dalla Gran Bretagna dall’Ue impatterà sul business in Europa e sui rapporti fra i nostri Paesi». Intanto, ha aggiunto Smagin-Melloni, le debuttanti saranno dirottate verso altri saloni da ballo. A Vienna, Carlsbad, Mosca e – a testimonianza dei tempi che cambiano – perfino a Shenzhen, in Cina.
Chissà cosa ne pensa la regina Elisabetta II che nel 1958, allora appena trentunenne, e da soli sei anni sul trono, decise di abolire la tradizione istituita con il Ballo delle debuttanti voluto Giorgio III: all’evento potevano partecipare solo giovani «introdotte» da qualcuno noto a corte, che venivano poi scortate davanti al sovrano dove s’inchinavano in riverenza. Troppo classista? No, spiegò in seguito senza troppi peli sulla lingua la principessa Margaret, sorella ribelle della regina: bisognava porvi fine perché «ogni sgualdrina di Londra riusciva a infilarsi al ballo». Il «Queen Charlotte’s Ball» ha continuato però ad attrarre le figlie dell’alta società, e di tutte le altre. In cerca di marito o forse solo di un pomeriggio da favola. Alla faccia delle Cenerentole vere.