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 2018  settembre 14 Venerdì calendario

Storie di maschicidi. Quante donne assassine per gelosia

Esattamente settant’anni fa, il 15 settembre 1948, ci fu un delitto che sconvolse l’Italia. A sparare fu una donna bellissima, capelli neri e occhi azzurri, la contessa Pia Bellentani, la vittima il suo amante Carlo Sacchi. Il delitto fu detto “dell’ermellino” in onore della stola indossata dalla ricca assassina. Fu il primo delitto da rotocalco del dopoguerra, anche se due anni prima, nel ’46, c’era stato a Milano quello di Rina Fort, che aveva massacrato a colpi di spranga la famiglia del suo amante colpevole di non amarla più, tre bambini e moglie incinta. Ma l’ambiente restava quello proletario di via San Gregorio, vuoi mettere il giro Bellentani-Sacchi’ Si era conosciuti all’Hotel Des Bains, al Lido di Venezia, lei moglie di un conte più anziano, sposato tanto per farlo, ebbe due figlie e una vita inerte. Dapprima Pia e Carlo erano stati uniti da una certa malinconia di fondo, lui aveva perso la figlia maggiore, lei lo consolava dei dolori della vita. Sofferenze che lui esprimeva anche con poesie dolorose, ma questo non gli impediva di gestire molte relazioni. La moglie fingeva di non sapere, Pia invece faticava a digerirle, pazza d’amore per lui. In realtà lui ne aveva piene le tasche già quando erano passati pochi mesi dall’inizio, andava in giro anche con un’altra amante priva di inibizioni che lo divertiva di più, e Pia scendeva sempre più in basso nel degrado, tanto che una volta si era schiantata con una motoretta contro la sua auto, come una povera scemetta voleva morire per mano dell’uomo che amava. Lui aveva sterzato abilmente, preso di striscio le aveva fatto una scenataccia perchè le aveva rovinato la carrozzeria dell’auto nuova. E infine, a quella cena, Pia aveva avuto una mira precisissima, il povero Carlo colpito proprio sotto il cuore. Poi aveva rivolto l’arma contro se stessa, ma l’arma si era inceppata. Vent’anni dopo, in un lussuoso quartiere di Acapulco, ai bordi della piscina, veniva ucciso il conte Cesare d’Acquarone, a pistolettate pure lui, nobiltà risalente ai Farnese. Si autoaccusò la suocera, Sofia Bassi Celorio, bella donna madre della sua splendida moglie, Claire Dierick. Disse di aver sparato per errore (cinque colpi!), il tam tam della stampa alimentò voci di intrallazzi familiari, cioè che la signora fosse innamorata del genero e lo avesse colpito per gelosia. Sempre quel sentimento lì, definito da Shakespeare il mostro con gli occhi verdi. Quella che invece faceva provare la gelosia agli altri, cioè ai suoi uomini e alle loro mogli, fu Gigliola Guerinoni, la Mantide di Cairo Montenotte (1987), signora che sapeva gestire coniugi e amanti in un calderone incredibile: alcuni le fornirono aiuto nell’uccisione dell’ultimo compagno, Cesare Brin, eliminato a botte in testa, delitto per il quale fu condannata. Scontata la pena, oggi è libera. La gelosia (e i soldi), tornarono in ballo con il delitto (1995) gestito da un killer e orchestrato da Patrizia Gucci ai danni di suo marito Maurizio, colpevole di essersi innamorato di un’altra. Lei, tornata in libertà, oggi discute di eredità (rinuncia al vitalizio), ma a casa e veliero proprio no. E ancora la gelosia, è stata la causa di un delitto recente, la morte (2010) della quindicenne Sarah Scazzi, strangolata: movente, la gelosia, e l’invidia per la bellezza, che hanno armato le menti diaboliche della zia e della cugina Sabrina Misseri. Molti oggi si ostinano a negarlo, ma il male è il male, anche al femminile, e spesso nasce per gelosia. Sentimento stupido, infantile, morboso. Ma comunque assassino.