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 2018  aprile 16 Lunedì calendario

La partita dei dati si decide sulla qualità

La storia della dichiarazione precompilata entra, per usare una vecchia locuzione politico-sindacale, nella seconda fase.
Da oggi, infatti, i contribuenti potranno accedere online ai modelli per i redditi 2017 già riempiti con i propri dati dall’amministrazione finanziaria. E prende così il via il quarto appuntamento con questa modalità più smart di presentazione della dichiarazione dei redditi.
Si esce, dunque, dall’era dell’avvio, per traghettare in una nuova il cui obiettivo finale è la precompilata non più solo per le persone fisiche, ma anche per le imprese e le partite Iva. Da qui l’opportunità di mettere qualche punto fermo che deriva dall’esperienza degli anni scorsi.
Il lancio della precompilata è sicuramente stato un importante sforzo di semplificazione. Poter disporre dei propri dati già ordinati da parte del Fisco con l’opportunità, almeno potenziale, di dar corso alla dichiarazione con pochi passaggi, ha segnato un punto a favore nell’alleggerimento delle procedure.
Resta, però, il problema della qualità dei dati con cui vengono composti i modelli. Più di una volta, infatti, i contribuenti hanno trovato nella propria precompilata errori dovuti alla difficoltà di gestire una massa di dati tanto rilevante qual è quella che si è venuta a creare con gli obblighi di invio moltiplicatisi nel corso del tempo. Proprio la giornata di oggi ci darà un primo assaggio di quanto l’elaborazione di quest’anno sarà stata precisa o di quanto elevato sarà il volume degli errori.
Va, invece, scritto nella colonna dell’avere di questo ipotetico “prospetto” dei primi tre anni di precompilata il dato che emerge dall’inchiesta del Sole 24 Ore del lunedì di Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente pubblicata in queste pagine: il meccanismo di comunicazione agli uffici dei dati sulle spese sostenute dal contribuente fa crescere l’utilizzo degli sconti. Dove, infatti, non arriverebbe il cittadino da solo, può arrivare la ricostruzione del Fisco che fa riemergere spese magari dimenticate o non considerate agevolabili.
Allo stesso tempo la ricognizione degli sconti fiscali che caratterizzano la precompilata certifica una volta di più quali sono i principali bonus del Fisco italiano e dà una serie di coordinate aggiuntive su quelle tax expenditures più di una volta tornate all’ordine del giorno in queste settimane come bacino da sfrondare per coprire i tagli fiscali o le maggiori spese che potrebbero debuttare con l’inizio della legislatura.
A questo si aggiunge un elemento ulteriore. La dichiarazione precompilata può molto, ma soffre di un problema: rispecchia inevitabilmente il sistema di regole sostanziali che costituisce il corpo giuridico di riferimento. In buona sostanza la spinta alla semplificazione deve sempre fare i conti con una normativa di base oggettivamente complessa. L’idea, quindi, che basti la tecnica per sciogliere i nodi è destinata a restare un’illusione. Come ha dimostrato pochi mesi fa la vicenda dello spesometro. E come deve essere chiaro nell’interesse di tutti mentre ci si avvicina alla fatturazione elettronica: purtroppo non per tutte le situazioni “basta un clic”.
Resta un ultimo tema: se la precompilata avrà come approdo finale obbligato la disintermediazione nella presentazione della denuncia dei redditi. La prima fase ci ha detto di no: per milioni e milioni di contribuenti la dichiarazione è stata sì alleggerita, ma non è diventata fai-da-te. Sarà, dunque, questa seconda fase con le scelte sul “se” e sul “come” sviluppare ulteriormente il meccanismo a dirci quanto potrà crescere il numero di contribuenti in grado di fare a meno dell’aiuto di un intermediario.