Jean Todt: «Il mio Schumacher continua a lottare» - Cinquantamila.it

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 2017  dicembre 06 Mercoledì calendario

Jean Todt: «Il mio Schumacher continua a lottare»

La sua Ferrari, la F1-2000 con la quale era riuscito a infrangere l’incantesimo che aveva tenuto lontano il titolo mondiale da Maranello per 21 anni, lunedì sera era parcheggiata fuori dalla sede parigina della Fia, dove si inaugurava la Hall of Fame della F.1. Una beffa del destino, vecchia ormai di 4 anni, gli ha invece impedito di essere in mezzo agli altri grandi campioni per celebrare l’evento. A lui, Michael Schumacher che è stato il più grande di tutti coi suoi 7 mondiali e i 91 GP vinti.
Campioni Sono stati 9 in tutto gli iridati che hanno risposto di sì all’invito di Jean Todt: Jackie Stewart e Mario Andretti, Alain Prost e Nigel Mansell, Damon Hill e Jacques Villeneuve, Fernando Alonso, Sebastian Vettel e Nico Rosberg. Assenti più o meno giustificati, Lewis Hamilton, Kimi Raikkonen e Niki Lauda ma c’erano ad esempio i nipoti di Giuseppe Farina, il primo campione del mondo di F.1 e la figlia di Jochen Rindt, unico (per fortuna) pilota a cui il titolo venne assegnato nel 1970 post mortem. Piloti e familiari di chi non c’è più riuniti nella libreria dell’Automobil Club di Francia, la culla dell’automobilismo moderno perché li a fine anni Quaranta si gettarono le basi per il Mondiale di F.1. «È incredibile vedere così tanti personaggi insieme – non ha saputo trattenere lo stupore Vettel – è stata una grande idea che permette di mantenere vivo il nostro sport» 
Famiglia Ma appunto mancava Schumi che da quel disgraziato 29 dicembre 2013 resta nascosto al mondo mentre lotta per riprendersi una vita normale. La Fia aveva invitato la moglie Corinna e il figlio Mick, ma la prima si trovava negli Stati Uniti, il secondo, reduce dalla prima stagione di F.3, era impegnato in una sessione di collaudi. Meglio così, probabilmente, per non rendere più acuto il dolore. A rappresentare Schumi e la sua famiglia, Sabine Kehm, la storica portavoce e manager. «Sappiamo tutti che Michael avrebbe desiderato essere qui. Ha sempre avuto il massimo rispetto per coloro che sono in questa sala e sarebbe stato orgoglioso di partecipare a questa cerimonia. Ciò che lo ha reso così speciale e vincente è stato, come è stato per ognuno di voi, la passione e l’amore per il proprio sport», ha detto, mantenendo il consueto riserbo sulle reali condizioni di salute del campionissimo. 
Aneddoto La stessa consegna è stata rispettata dal padrone di casa, Jean Todt, che di Schumacher è stato più che un semplice team principal amico e confidente. «Michael, quando correva, poteva sembrare arrogante ma era molto timido – ha ricordato il presidente della Fia —. È una persona molto speciale, un vero amico, e continua a lottare per riprendersi». Per spiegare meglio il concetto, il presidente federale ha voluto svelare un episodio rimasto per tanti anni nascosto:«Stava per iniziare la stagione 2001 e timidamente Michael, nonostante fosse campione del mondo (per la terza volta dopo i titoli conquistati nel 1994-95 con la Benetton: n.d.r.), mi chiese: “Mi permettete di fare dei test a Fiorano per assicurarmi di essere ancora in grado di guidare?” Era sempre pieno di dubbi, che fosse un buon pilota o meno. Ciò dimostra la sua umiltà e una totale mancanza di arroganza».