Brexit, 50 miliardi per il divorzio. Intesa più vicina - Cinquantamila.it

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 2017  novembre 30 Giovedì calendario

Brexit, 50 miliardi per il divorzio. Intesa più vicina

Ha tutta l’aria di una capitolazione l’ultima offerta di Londra a Bruxelles per saldare il «conto della Brexit»: l’Europa chiedeva 60 miliardi di euro per far fronte agli impegni già presi dalla Gran Bretagna e non ritrovarsi con un buco di bilancio, il governo di Theresa May sembra pronto ad arrivare fino a 50 miliardi. Un accordo pare quindi a portata di mano, anche se si sta ancora lavorando sui dettagli: c’è un’intesa di massima su come calcolare il dovuto, si tratta di mettere a punto le cifre finali. L’unica certezza è che il tempo stringe: occorre trovare la soluzione del rebus prima del vertice europeo di metà dicembre, perché in quella sede la Ue dovrà dare il via libera alla fase due dei negoziati, quella sulla relazione futura tra la Gran Bretagna e i 27. Se non si parte subito con questa trattativa, c’è il forte rischio che si arrivi alla data della Brexit, il 29 marzo 2019, senza un accordo complessivo che garantisca una transizione ordinata: il risultato sarebbe un divorzio traumatico con conseguenze catastrofiche per l’economia britannica ma anche per quella dei Paesi europei. Per evitare questo esito, Londra ha fatto una serie di concessioni: nel Partito conservatore e nello stesso governo c’era chi chiedeva di sbattere la porta senza pagare un centesimo, mentre ora lo stesso Boris Johnson, che aveva invitato l’Europa «to go whistle», ad andare a quel paese, ammette di essere pronto a fare «un’offerta onesta». Bisogna vedere se verrà digerita dagli euroscettici più ardenti: per ora le reazioni sono moderate, anche perché il conto del divorzio verrà diluito su parecchi anni. Ma resta il pericolo che troppi cedimenti possano far gridare al «tradimento della Brexit». Tuttavia, sulla strada del negoziato resta un altro grande intoppo: il confine nordirlandese, attualmente fluido e che dopo la Brexit verrebbe pienamente ripristinato. Uno scenario che Dublino e Bruxelles vogliono evitare a tutti i costi. E anche qui Londra è attesa al varco con proposte concrete.