La superbatteria Samsung: il telefono carico in 12 minuti - Cinquantamila.it

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 2017  novembre 28 Martedì calendario

La superbatteria Samsung: il telefono carico in 12 minuti

C’è qualcuno che ha persino definito la sindrome: «low battery anxiety», l’ansia da batteria scarica che affligge pressoché ogni possessore di smartphone. Ma una sfera di grafene, il cosidetto «materiale delle meraviglie», potrebbe cambiare tutto e rendere possibile ciò che cinque miliardi di persone nel mondo (che hanno un telefonino) sognano da tempo: ricaricare il cellulare in appena dodici minuti. 
È quello che ha testato, a Seoul, Corea del Sud, l’istituto di tecnologia di Samsung che ha messo a punto la super batteria in grado di migliorare le sue capacità  del 45% e incrementare la velocità di ricarica di cinque volte rispetto agli standard attuali. Come? Grazie a una sfera di grafene che andrà a migliorare resa e velocità di ricarica delle classiche batterie agli ioni di litio con cui sono realizzati generalmente gli smartphone. L’azienda coreana ha infatti di recente moltiplicato i suoi sforzi nella ricerca di nuove tecnologie, dopo il caso del Galaxy Note 7 dello scorso anno. Il ritiro del modello di cellulare, dopo diversi episodi di autocombustione a causa delle batterie difettose, è costato a Samsung circa cinque miliardi di dollari. Da qui l’investimento in nuove tecnologie sfociato nella batteria che si ricarica in dodici minuti contro una media di un’ora di quelle agli ioni di litio. Considerate dai tecnici però ormai obsolete, visto che la prima volta che sono state commercializzate era il 1991. 
Fine della «low battery anxiety» dunque? Non proprio. Il grafene è sì stato definito il «materiale delle meraviglie» ma ha un piccolo problema: costa. Come spiega bene Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia che proprio due anni fa aveva messo a punto un modello di batteria molto simile a quello coreano. «Noi, utilizzando particolati di grafene, siamo riusciti ad avere un aumento della capacità della batteria del 25% – precisa –. I coreani hanno fatto un oggetto ancora più complesso ed è difficile immaginare la sua applicazione su larga scala». Parente stretto della grafite delle comuni matite, il grafene è infatti un materiale più sottile e leggero del carbonio ma più resistente dell’acciaio. Per questo è molto ambito dai produttori di cellulari, che da tempo studiano modelli di smartphone sempre più sottili e potenti. «È noto infatti – aggiunge Cingolani – che con un contatto di grafene in batteria, si ottiene qualcosa in più sulla performance. Ma con la tecnologia complessa che hanno usato i coreani e le temperature estremamente elevate che hanno usato, gli serviranno apparecchiature e tecnologie molto costose. Il grafene può arrivare a costare anche decine di migliaia di euro al grammo in questi casi. Alta gioielleria insomma». Tant’è che il prototipo messo a punto dall’Iit di Genova due anni fa, nonostante l’interesse di numerosi produttori di gruppi elettrici e dell’automotive, non ha ancora trovato uno sbocco industriale. «E noi abbiamo usato l’approccio più semplice ed economico – precisa il direttore dell’Iit – ma su larga scala diventava troppo oneroso. Quando si fanno queste scoperte c’è sempre da trovare il giusto compromesso tra costi e benefici e spesso non è così facile. Quel che è certo è che si fanno dei passi avanti nella conoscenza delle tecnologie». 
Resta dunque difficile, se non impossibile, ipotizzare uno sbarco sul mercato della super batteria Samsung, tanto più su milioni di cellulari e possessori di smartphone. Da quando è stato scoperto nel 2004, da parte degli scienziati russi Andre Geim e Kostantin Novoselov dell’Università di Manchester (scoperta che valse ai due il Nobel per la fisica nel 2010), il grafene è stato utilizzato per diversi scopi e molteplici settori tanto che il suo valore sul mercato, secondo alcune ricerche, è destinato a toccare i 100 milioni di dollari entro il 2020. «Ma ci vorrà molto tempo prima che le batterie a base di grafene siano prodotte in serie – ha confermato al Financial Times la società coreana di investimento Sk Securities – come spesso accade in questi casi, la chiave è trovare chi produca per primo la tecnologia». Samsung nel frattempo ha brevettato la sua tecnologia in Corea del Sud e negli Stati Uniti.