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 2017  settembre 13 Mercoledì calendario

«Pronti a uccidere Kim Jong-un entro l’anno»

È molto raro che un governo annunci ufficialmente una propria iniziativa per assassinare un leader straniero. Ma la crisi in Corea è arrivata a un punto tale di gravità che anche questo è possibile.
Scrive il New York Times che il ministro della Difesa di Seul ha reso nota la sua intenzione di organizzare «entro la fine dell’anno» una decapitation unit (mai traduzione dall’inglese è stata tanto inutile) per arrivare all’eliminazione del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un e dei suoi gerarchi.
La notizia arriva mentre Kim sbava rabbia e minaccia «durissime reazioni» dopo l’annuncio del voto all’unanimità di nuove sanzioni Onu contro il suo Paese per l’ennesimo esperimento atomico illegale. La Corea del Nord dovrà rinunciare a esportare all’estero la sua produzione tessile (diventata fondamentale dopo che in agosto è già stato bloccato l’export di carbone, prima voce dell’economia nazionale) e si vedrà impedito del tutto l’import di gas naturale e radicalmente decurtato quello di petrolio. Misure che avrebbero potuto essere ancora più dure se non fosse stato necessario un compromesso con Russia e Cina, che minacciavano di porre il veto.
Tornando al progetto sudcoreano per uccidere Kim, l’aspetto che più colpisce è la sua pubblicità: evidentemente il presidente Moon intende ottenere anche un risultato psicologico, mantenendo più alta possibile la tensione nei palazzi del potere di Pyongyang. Apprendiamo così che l’unità speciale è denominata «Spartan 3000» e che sarà dotata di mezzi speciali, tra cui elicotteri e aerei da trasporto, per poter penetrare nello spazio aereo del Nord e compiervi raid. Il New York Times spiega che le esplicite minacce di decapitazione della leadership della Corea del Nord fanno paradossalmente parte di una strategia del Sud (non si sa quanto efficace) che punterebbe a spingere Kim ad accettare l’insistente offerta di dialogo da parte di Seul sulla questione nucleare. «La miglior deterrenza di cui disponiamo, non avendo armi atomiche come il Nord – spiega il generale e stratega sudcoreano Shin Won-sik – è far temere Kim Jong-un per la propria vita».
Il giornale newyorkese, che è su posizioni fortemente critiche nei confronti della presidenza Trump, si domanda se gli Stati Uniti e il loro alleato sudcoreano abbiano davvero la capacità di mettere Kim Jong-un e i suoi generali in condizioni di non nuocere prima che essi possano ordinare un attacco le cui conseguenze sarebbero catastrofiche. Nessuno, ovviamente, risponderà mai a questa domanda. Ma ieri Trump ha detto, piuttosto sinistramente, che le sanzioni «sono nulla rispetto a ciò che dovrà alla fine accadere».
Vale anche la pena di ricordare che Seul tentò già una volta – nel 1960 – di assassinare un leader nordcoreano, che allora era Kim Il-sung, il nonno dell’attuale. Finì malissimo, anche perché il tentativo fu affidato a una banda di galeotti liberati per l’occasione. I quali, prevedibilmente, fallirono, tentarono la fuga e finirono uccisi dai loro stessi mandanti.