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 2017  settembre 13 Mercoledì calendario

Come tornare a casa in sicurezza di notte?

Taxi, linee notturne, car sharing, app: l’offerta per spostarsi di notte senza un’auto propria negli ultimi anni si è moltiplicata. Ma non sempre e non dappertutto con la stessa efficienza e, soprattutto, sicurezza. In molte città, da Torino a Padova, a Firenze, a Roma, a Napoli sono previsti sconti (anche se minimi) per le donne che viaggiano da sole in taxi. Sempre che si trovino: le ragazze straniere che hanno denunciato gli stupri di Firenze e Roma avevano tentato invano di chiamarne uno.
Nella Capitale sono 800 le macchine in servizio nella fascia 21-2 di notte (fino alle 3 nel fine settimana), 400 dopo, ma c’è da attendere in media 20 minuti e le zone periferiche sono meno servite. Va meglio a Milano, dove la città è più piccola e con circa 600 auto in servizio fino al turno dell’una che poi scendono a circa 300, c’è una buona offerta. Solo il sabato notte tra le 3 e le 4 l’attesa aumenta: in quel caso è bene prenotare l’auto in anticipo.
«A Firenze invece trovare un taxi di notte è difficilissimo. E non ci sono alternative reali e più economiche – spiega Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini e attenta osservatrice della realtà cittadina—. Penso alla Mitfahrzentrale di Berlino, dove un centralino ti mette in contatto con altre donne che si spostano in macchina, disposte a darti un passaggio fino a casa con un costo che supera di poco quello dell’autobus». In Italia non esiste niente di simile. «Spesso le persone sono costrette a muoversi a piedi, magari in zone poco frequentate. E questo – continua Asproni rende più vulnerabile chi, come gli stranieri, non conosce i contesti del luogo».
Una risposta può venire dal car sharing, presente in alcune città italiane, tra le quali Firenze, Roma, Milano e Torino. E sempre più usato sopratutto dai giovani. Con dei limiti: bisogna essere iscritti, nelle aree della movida è difficile che ci siano veicoli disponibili nelle ore «di punta» e spesso bisogna percorrere lunghi tratti a piedi per raggiungerli.
Ma, soprattutto, non va bene per chi ha bevuto troppo e non può mettersi al volante: obbliga comunque ad avere un «guidatore designato».
Restano gli autobus notturni, che però funzionano solo nei centri urbani più grandi. E generalmente collegano il centro alle periferie, ma non le periferie tra loro e diventano scomodi se, per esempio, si è usciti da discoteche o locali più ai margini della città.
«A Roma per altro la metropolitana, che copre solo una parte molto ridotta della città, chiude alle 23,30 o, il sabato all’1,30 – denuncia Riccardo Magi, segretario nazionale dei Radicali —. E gli intervalli tra un autobus e l’altro sono così lunghi che di fatto è impossibile prenderli». Sono 28 le linee notturne Atac, l’azienda municipale dei trasporti, con tempi medi teorici di attesa di mezz’ora. Spesso però diventano due, perché i mezzi si rompono e la notte non vengono sostituiti. Solo in quella tra lunedì e martedì si sono fermati per guasti ben 46 mezzi. «Trasporti pubblici affidabili invece sono fondamentali per muoversi in modo sicuro di notte, che si tratti di aggressioni o di incidenti stradali. Quello della sicurezza – aggiunge il presidente della Fondazione Altroconsumo Paolo Martinello – è un problema di infrastrutture».
Un aiuto potrebbe venire da servizi privati già sperimentati all’estero. A Milano c’è Heetch, una app che nella fascia tra le 20 e le 6 di mattina offre passaggi da driver registrati a prezzi più bassi di quelli dei taxi. Peccato che le sue macchine siano state fermate più volte per violazione dell’articolo 86 del codice stradale («taxi abusivo»). Proprio come è successo a UberPop.