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 2017  agosto 11 Venerdì calendario

L’impennata del mercato dell’arte. Dopo il brutto 2016, le case d’asta recuperano con i soldi degli americani

Un mercato dell’arte in crescita, grazie alla rinnovata fiducia nelle case d’asta che riprendono a correre trascinando in alto valori e quotazioni. Dopo la frenata del 2016, un anno trascorso all’insegna della contrazione finanziaria dovuta a vari elementi emotivi– se non speculativi – e all’eccessiva offerta di ’top lots’, contraddistinti dalla presenza di capolavori con base d’asta a sei zeri rimasti in pratica invenduti, il primo semestre 2017 segna un cambio di passo grazie all’impennata nelle vendite, che presentano un incremento sostenuto del volume d’affari rispetto allo stesso periodo del 2016. In questi sei mesi, Christie’s ha confermato globalmente il 14% di vendite in più, con un fatturato complessivo di 2,35 miliardi di sterline, pari a circa 3 miliardi dollari: un notevole balzo in avanti, in rapporto al calo del 27,6% dichiarato nel primo semestre dell’anno precedente. Anche Sotheby’s, irrobustita dalla capitalizzazione più alta mai registrata dal 1988 – data della sua quotazione nella borsa di New York – a oggi, a ulteriore prova del ritrovato ottimismo da parte degli investitori, ha annunciato il +8% delle vendite, per un totale di 2,54 miliardi di dollari. Le due case inglesi, leader a livello internazionale, pongono la Brexit tra le principali concause che hanno determinato la crisi delle contrattazioni nel 2016, ingenerando timori e resistenze nell’acquisto delle opere dei grandi maestri, da Picasso a Modigliani e Bacon. Tant’è vero che l’ultimo report Tefaf Art Market, pubblicato in primavera, fotografava un mercato in picchiata, con un disvalore negativo del 18,8% in confronto alle vendite record del 2015, allorché le ’Donne di Algeri’ di Picasso furono aggiudicate a oltre 179 milioni di dollari.
Ecco adesso la controtendenza, con nuove iniezioni di fiducia e valori in volata, soprattutto nelle vendite all’asta, attestate sui 2,2 miliardi di sterline da Christie’s, contro le ’private sales’: soltanto 122 milioni. La parte da leone è appannaggio come sempre dei paperoni americani, con un vistoso +58% di fatturato, leggermente in flessione i clienti asiatici con il -4%, anche se entrambi detengono in pari misura la quota del 70% delle compravendite complessive. E se il mercato internazionale mostra una fase iperattiva, il bilancio per il nostro Paese appare ancora più sorprendente, consolidando così il trend positivo avviato nel 2013. I primi sei mesi di quest’anno si chiudono infatti con un +11% per le aste di arte moderna e contemporanea, con le case italiane che presentano un +7%, corroborato dal +12,8% di Christie’s e dal-l’effetto trainante di Sotheby’s che incassa un +18% nel consueto appuntamento di primavera. Una settantina di sedute, fra tradizionali e online, su un’offerta di circa undicimila lotti e un incasso arrotondato per difetto di 75 milioni e mezzo di euro: sono i risultati semestrali delle diciotto maggiori aste della penisola. Il mercato italiano, considerato come la cenerentola europea, sta comunque cambiando in maniera lenta ma profonda, poiché si affida sempre più alla selezione qualitativa e conta meno su valori medio-bassi, puntando su opere scelte e valori medio-alti. Sobrietà, limitazione delle scorribande speculative, diminuzione della quantità di lotti e prezzi in salita di un buon 30%: è il segreto che ha consentito questo atteso exploit, contro la parziale stasi e i momenti di difficoltà degli anni passati. E Milano, con un palmares di contrattazioni per circa 40 milioni di euro, si riconferma nel ruolo di capitale italiana dell’arte. In mezzo a tanti elementi incoraggianti, va evidenziato il leggero calo (-4,2) per Christie’s nelle vendite tramite computer, che realizzano 75,3 milioni di sterline suddivisi tra partecipazione online alle normali sedute d’asta (55,5 milioni) e offerte per aste organizzate direttamente sul web. Il recentissimo report annuale della Hiscox sul mercato online dell’arte, valutato quasi quattro miliardi di dollari, parla di un canale virtuale in crescita che non ha però ancora raggiunto la giusta dose di maturità e affidabilità: infatti molti collezionisti rimangono esitanti dinanzi alle offerte di internet, ritenendole poco sicure o veritiere. Degne di nota anche le aste internazionali di fotografia che, da gennaio a giugno, hanno animato le sedute di Londra e New York fatturando 19,3 milioni di dollari. Una cifra da capogiro che non trova purtroppo riscontro in Italia, dove il volume semestrale di vendite della fotografia d’autore, sia essa vintage o contemporanea, è di appena 463.000 euro.
In ascesa invece, nel nostro Paese e nel mondo, il collezionismo di disegni, ritenuti un tempo delle espressioni artistiche minori rispetto a tavole e tele, ma presenti oggi nelle più prestigiose raccolte pubbliche e private. Da Raffaello a Degas, dal Rinascimento all’Impressionismo, si tratta di un collezionismo trasversale che punta alla qualità e alla storicità delle opere in carta, le quali in dieci anni sono passate da un prezzo medio di 7.000 dollari a 22.000, triplicando di fatto nelle aste e nelle fiere di settore il loro valore di scambio. Basti pensare che una versione su carta de ’L’urlo’ di Munch è stata battuta nel 2012 da Sotheby’s NewYork per 107 milioni di dollari (che salgono 119 milioni con le commissioni); e più recentemente un acquerello del 1918 di Kandinsky ha raggiunto gli 86.000 euro, mentre ne hanno offerto 195.000 per un bozzetto di Christo del 1964. È il valore attribuito dal mercato all’arte, tra storia umana ed economica, tra ricerca della bellezza e potenziale rifugio per gli investitori.