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 2017  agosto 11 Venerdì calendario

L’autunno di Roma sarà caldo. Timori per l’ordine pubblico

L’azienda dei trasporti, sommersa dai debiti, a rischio default. Il problema dei rifiuti che, col rientro in massa dei romani in città, può andare fuori controllo. La crisi idrica tamponata grazie alle captazioni dal lago di Bracciano che si può risolvere solo se arriva pioggia dal cielo, essendo deciso che i prelievi dal lago finiranno da qui a fine mese. A pochi giorni da Ferragosto, nel pieno della pausa estiva, scatta l’allarme per il possibile autunno caldo di Roma. Non solo in Campidoglio, ma anche poco più in là, a Palazzo Chigi: mercoledì si è tenuta una riunione di vertici istituzionali locali in prefettura per fare qualche previsione e prepararsi a un’eventuale crisi settembrina.
La sindaca della capitale, Virginia Raggi, è partita per qualche giorno di vacanza.
Anche il premier Paolo Gentiloni ha staccato. Il suo rientro pubblico è previsto per il 20 agosto, l’inaugurazione del Meeting di Cl a Rimini. Ma, da primo capo di governo romano dopo quasi vent’anni – da quando Massimo D’Alema abbandonò la carica nel 2000 – osserva con particolare trasporto le vicissitudini della sua città. Rimanendo alla finestra e senza contatti con la prima cittadina: da quando è presidente del Consiglio, nel dicembre scorso, l’unica occasione di incontro è stata in marzo, per l’anniversario dei Trattati di Roma celebrati in Campidoglio. Rari sono stati anche gli episodi in cui si sono sentiti: il premier ha ricevuto dalla sindaca due lettere: una, in occasione dell’annuncio di trasferimento a Milano di gran parte dei giornalisti di Sky, e la seconda, poche settimane fa, per chiedere un interessamento sulla crisi dell’acqua. «Una richiesta bizzarra: il servizio idrico è di sua competenza», la reazione contrariata di Palazzo Chigi. Per il resto, buio totale e rapporti inesistenti.
Se però a settembre i problemi che attanagliano la capitale dovessero aggravarsi fino a precipitare, dal governo sanno bene che non sarebbe solo un problema della Raggi, della sua giunta e dei Cinque Stelle. Difficilmente non sarebbe un problema anche per l’esecutivo nazionale. La questione guardata con più attenzione è l’Atac, l’azienda municipalizzata dei trasporti abbandonata un paio di settimane fa dal direttore generale Bruno Rota lanciando l’allarme di 1,3 miliardi di debiti, assenteismo e rischio di non riuscire a pagare più gli stipendi ai circa 12 mila dipendenti: dopo il 20 agosto si riunirà il Consiglio di amministrazione per escogitare un piano che trovi un accordo coi creditori e ripiani i debiti. Mentre i Radicali esultano per aver raccolto 33 mila firme al referendum consultivo che chiede la messa a gara del trasporto pubblico, la situazione in Atac è delicata, con un parco mezzi ormai vetusto, la manutenzione difficile da fare perché nessuno più vuole fare credito, ritardi nel servizio, bus che si rompono. Dal governo, il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ha avvertito che «lo Stato ha fatto la sua parte» e «non si può pensare sempre di risolvere le situazioni di difficoltà con continui finanziamenti straordinari»: ma, a dire il vero, nemmeno su questo argomento, per quanto scottante, la sindaca ha mai chiesto un colloquio all’inquilino di Palazzo Chigi. Il fatto però è che, dalle stanze dell’esecutivo, a dispetto degli avvertimenti sospirano preoccupati: «Se la situazione degenera, è difficile non farsene carico». Le opposizioni in Campidoglio hanno chiesto alla Raggi un Consiglio comunale straordinario per discuterne.
A questa potenziale miccia si aggiunge una situazione dell’immondizia di nuovo al limite (a Ostia i residenti stanno già protestando), che rischia di peggiorare con il rientro dei cittadini dalle ferie, e il razionamento dell’acqua incombente, salvo che arrivino acquazzoni. Ecco perché Palazzo Chigi aspetta con apprensione la ripresa. E resta in costante contatto con prefetto e questore, già pronti a un possibile autunno difficile.