Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  agosto 11 Venerdì calendario

Dagli Apache a «Breaking bad». New Mexico, la terra incantata

La prima cosa che noti, seguendo la statale 159 dal Colorado in New Mexico, è l’immensità della San Luis Valley, un altopiano grande quanto Israele che si estende tra questi due Stati americani. I cavalli selvaggi pascolano nella pianura puntellata da cespugli grigio-verdi di sagebrush (come chiamano qui l’artemisia tridentata dal profumo di salvia). E da un momento all’altro ti aspetti di veder spuntare Billy The Kid, i protagonisti di Breaking Bad oppure Wile E. Coyote («Beep Beep», cioè il roadrunner, è l’uccello ufficiale del New Mexico).
Grande più dell’Italia ma popolato da solo due milioni di persone, il New Mexico è una terra di frontiera, dove si intrecciano le storie dei conquistadores spagnoli, dei nativi americani e del Vecchio West. Lasciandoti alle spalle il massiccio di Blanca, formato da tre montagne di oltre 14.000 piedi (che fanno parte dei famosi 14ers, le cime più alte del Colorado), ti sembra vero ciò che dicono gli amanti del Sud-Ovest d’America: che il Colorado ha una natura e un ethos «maschili», mentre il New Mexico è «femminile» con i suoi deserti rosa e le case di mattoni di fango arancioni.
Il cibo del New Mexico è unico: pur avendo in comune burritos, tacos, tortilla con il Messico, qui l’ingrediente fondamentale è un tipo di peperoncino particolare che cresce solo su questo altopiano. E dunque è l’unico Stato ad avere, oltre a una bandiera, un uccello e un motto, anche una domanda: «Preferisci il peperoncino verde o rosso?»
L’unicità è dovuta alla sua storia. Solo nel 1848 il New Mexico è diventato parte del territorio americano, ma per quasi trecento anni è stato spagnolo e messicano e, prima ancora, era abitato dai Pueblo, dai Navajo, dagli Apache ed altri. Oggi è lo Stato con la più alta percentuale di ispanici, ma molti si considerano diversi dagli immigrati messicani perché discendono direttamente dai conquistadores (e dopo l’Alaska ha la seconda percentuale più alta di nativi americani). La prima tappa obbligata è Taos Pueblo, la città dei nativi americani con le case «adobe» (di mattoni di fango). In questa zona, amata per l’arte e le piste da sci, abitano oggi molte celebrità: potreste incontrare Julia Roberts a pranzo da Outback Pizza. In New Mexico ha vissuto Georgia O’Keeffe, ci vive tuttora Cormac McCarthy. E secondo la stampa Usa è uno dei posti migliori dove ritirarsi in pensione.
Santa Fe, la capitale, è la seconda città più antica degli Stati Uniti, stabilita intorno al 1610. Agosto è un buon momento per visitarla (benché sia periodo di monsone), per via del mercato spagnolo e di quello indiano: eventi annuali in cui gli artisti vendono le loro opere intorno alla Plaza centrale e attirano turisti da tutta la nazione. Queste due influenze – spagnola e nativa – si ritrovano anche nella bandiera: i colori rosso e oro sono spagnoli, mentre il simbolo è della tribù Zia (che però la reputa un’appropriazione indebita). Santa Fe è anche una scena d’arte contemporanea: popolarissima è la «Casa dell’eterno ritorno», installazione realizzata l’anno scorso dalla collettiva Meow Wolf e finanziata dallo scrittore di «Trono di Spade» George RR Martin (anche lui vive qui).
Per una cena sofisticata nella capitale consigliamo «The Compound Restaurant»: lo chef Mark Kiffin è un leader riconosciuto della cucina del Sud-Ovest. Nella contea di Mora, invece, c’è «Teresa’s Tamales»: ristorantino modestissimo, ma la proprietaria è famosa per i suoi tamales a base di pasta di mais (la masa) ripieni di carne marinata nel peperoncino.
Per gli amanti della montagna, c’è Hermit Peak da scalare: l’eremita che dà il nome al picco era un sessantenne italiano, Giovanni Maria Agostini, che arrivò nel 1863 a Las Vegas (sì, c’è una Las Vegas anche in New Mexico). Nato in Nord Italia da famiglia nobile, studiava per diventare prete ma trovandosi in disaccordo con alcuni aspetti della dottrina cattolica, abbandonò tutto e partì per la Spagna e il Sudamerica, finendo in New Mexico. Poiché faceva vita claustrale – dormiva per terra e mangiava solo pasta di mais – si diffuse la voce che era un guaritore; allora, per sfuggire alle folle che gli chiedevano miracoli, scalò un monte di 10mila piedi, della catena Sangre de Cristo, dove restò per quattro anni (poi discese e si spostò a sud, ma fu ammazzato dagli Apache).
In New Mexico i cattolici sono la maggioranza: famoso il santuario di Chimayo, dove si dice che il suolo sia sacro e possa curare le malattie, e dove si venera il Santo Niño de Atocha, rappresentazione di Cristo bambino che protegge gli animali domestici (i fedeli gli lasciano piccole scarpe in dono).
Gli amanti del Vecchio West possono invece andare in pellegrinaggio più a sud, a Lincoln, luogo delle avventure di Billy the Kid, raccontate in molti film di Hollywood. Gli ammiratori di «Breaking Bad», infine, si dirigeranno ad Albuquerque. In questa città, la più grande dello Stato, esistono tour fatti apposta per visitare tutte le location della serie tv (che racconta un problema, quello delle droghe, tutt’altro che fittizio da queste parti): dall’autolavaggio dove il protagonista ricicla il denaro sporco guadagnato vendendo crystal meth al suo ristorante preferito, «Twisters» rinominato «Los Pollos Hermanos». A ciascuno il suo, nella «terra incantata».