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 2017  agosto 11 Venerdì calendario

Stretta libica sulle Ong per tenerle più lontane. Spagna, record di arrivi. Gli sbarchi tra i bagnanti

Il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj intende ripristinare l’area «Sar» (Ricerca e Soccorso) di sua competenza, imponendo alle navi delle organizzazioni umanitarie di tenersi ben lontane dalle coste africane salvo una richiesta di aiuto ufficiale da parte delle autorità libiche. Nelle intenzioni di Tripoli, le motovedette libiche, fornite dall’Italia non armate a causa dell’embargo internazionale, avrebbero competenza «Sar» in un braccio di mare largo ben più delle 12 miglia delle acque territoriali, ripristinando così l’area «Sar» dei tempi di Muammar Gheddafi che arrivava fino a 97 miglia (180 chilometri), quando tra Lampedusa e la Libia i chilometri sono 355. Il precedente che ha coinvolto in acque libiche la nave «Golfo azzurro» di una Ong spagnola e una unità libica, con tanto di spari di avvertimento, evidenzia quanto sia diplomaticamente scivoloso un divieto di ingresso nella area «Sar» che, peraltro, viene trattato anche dal codice di comportamento voluto dal Viminale seppure limitatamente alle acque territoriali libiche. E ora con la mossa della marina libica si aggiunge sulla carta un ostacolo in più per i trafficanti di esseri umani sulla rotta Libia-Italia. Con la conseguenza che, con un effetto ritardato, i flussi Africa-Europa potrebbero spostarsi verso il Mediterraneo occidentale. La cosiddetta «via spagnola».
«Diminuiscono i flussi nel canale di Sicilia. La pressione dei migranti si sposta sulla Spagna», titolava ieri l’ Osservatore Romano su una segnalazione dell’Organizzazione mondiale della migrazioni. E il portavoce dell’Oim, Flavio Di Giacomo, ha spiegato: «C’è un aumento significativo di presenze nel Mediterraneo occidentale. Stiamo cercando di capire se si stia creando una piccola rotta alternativa».
Risulta difficile stabilire un nesso causa/effetto tra il crollo degli arrivi dei migranti sulla rotta Libia-Italia (-51,4% mese di luglio rispetto a un anno prima) e il «boom» degli sbarchi e degli sfondamenti via terra sul fronte spagnolo (+ 243% nello stesso periodo). Di Stefano parla di «piccola rotta alternativa» anche perché, in termini assoluti registrati nel 2017, la «via di fuga» attraverso la Libia ha convogliato quasi 100 mila persone mentre la via occidentale ne ha accolti 12 mila in sette mesi.
A Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, 700 migranti hanno tentato di sfondare il posto di frontiera di El Tarajal che è stato chiuso al traffico commerciale per una settimana «a causa dell’importante pressione migratoria». Lunedì erano riusciti a «saltare» l’imponente reticolato che protegge la città autonoma di Ceuta 187 migranti mentre molti altri (donne per lo più) nelle stesse ore sono sbarcati sulle spiagge dell’Andalusia affollate di bagnanti.
Il ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, a metà luglio ha confermato in Parlamento il raddoppio degli arrivi dall’inizio dell’anno: un terzo dei migranti sono arrivati via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla. Il quotidiano El Mundo attribuisce le ondate di migranti a un allentamento dei controlli della polizia marocchina che è impegnata nei disordini scoppiati nel Rif.
L’Unhcr conta 12.164 arrivi in Spagna nei primi sette mesi del 2017 (+113%) e segnala che tra le nazionalità spiccano cittadini in fuga dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio che lungo la rotta Libia-Italia sono al secondo e al terzo posto per presenze dopo i nigeriani. Tra le due rotte, quella del Mediterraneo, però, rimane l’abisso dei numeri anche perché in Libia sono stimate 200 mila persone in attesa di passare in Europa.