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 2017  agosto 11 Venerdì calendario

Se i magistrati proseguono le indagini scrivendo libri

La narrativa di genere criminale, giallo, noir, poliziesco o legal thriller, in Italia è sempre più spesso la continuazione delle indagini con altri mezzi. Cresce il numero di magistrati e inquirenti, in pensione o in servizio, che scrivono libri sulle vicende di cui si sono occupati più o meno direttamente. Il caso più recente riguarda l’ex procuratore di Foggia, Piernicola Silvis, classe 1954, che ha da poco lasciato la polizia per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Nel 2017 è uscito Formicae (Sem), mentre nel 2008 per Fazi era uscito L’ultimo indizio, un poliziesco basato sull’indagine di Silvis del 1992, cioè la cattura del numero 2 di Cosa Nostra Giuseppe «Piddu» Madonia. Tre anni fa Silvis denunciò in audizione parlamentare la scarsa attenzione della politica e dell’opinione pubblica verso la criminalità organizzata in Puglia.
Sul tema, da cittadino e scrittore, è intervenuto Carlo Lucarelli ieri sulla Stampa : i romanzi ci rendono più consapevoli e inquieti sul problema della malavita in Puglia, e citava L’estate fredda di Gianrico Carofiglio, che nel 2013 – dopo 5 anni in Parlamento col Pd doveva tornare in magistratura – lasciò la toga perché (raccontò a Giovanni Bianconi sul Corsera ) «prima facevo il magistrato e scrivevo libri nel tempo libero, ora quel ruolo è divenuto predominante e dovrei fare il magistrato nel tempo libero (...) Non sarebbe dignitoso», e poi «ci sono degli obblighi di riservatezza che chi veste la toga deve osservare, e sinceramente non mi va di rinunciare a dire quello che penso».
La tesi del conflitto di interessi era stata sbandierata dal magistrato Ferdinando Imposimato, nel 2008, quando disse che è «inopportuno e censurabile sul piano etico» scrivere libri sulle proprie indagini, a meno che non sia un modo per denunciare quanto non si è riusciti a dimostrare nell’aula giudiziaria, come ha fatto lui con il caso Moro. Imposimato quindi si autoassolveva, mentre suggeriva come esempi negativi l’ex capo della mobile di Firenze, Michele Giuttari, che aveva indagato sul mostro di Firenze, e Giancarlo De Cataldo, che in Romanzo criminale ha messo a frutto il ruolo di magistrato al processo alla Banda della Magliana.
Il critico letterario Alfonso Berardinelli sul Foglio nel 2015 aveva fatto i conti in tasca alle toghe: il mercato dei gialli nel 2014 valeva quasi settanta milioni di euro di fatturato, quattro milioni e ottocentomila copie. La metà, all’incirca, sarebbe dei magistrati-scrittori.