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 2017  luglio 17 Lunedì calendario

Vitalizi d’oro in Valle d’Aosta: versi uno, incassi il quintuplo

ROMA Inchieste penali e della Corte dei Conti, bilanci truccati, liquidazioni milionarie e migliaia di euro che spuntano dai cassetti. Benvenuti nei palazzi della politica della Valle d’Aosta. La regione più piccola d’Italia con meno di 130 mila abitanti (pari a un capoluogo di provincia come Latina) che grazie allo statuto speciale può vantare molti più soldi e autonomia delle altre regioni. Dove una parte importante di questi denari si spreca tra ristrutturazioni milionarie di un casinò che non attira più giocatori e un centinaio di vitalizi e liquidazioni milionarie.
IL CASSETTO
L’ultimo scandalo che sta scuotendo la valle in questi giorni è il ritrovamento di 25 mila euro in contanti in un nascondiglio in una scrivania dell’ufficio di presidenza della regione che ha fatto subito pensare a un giro di tangenti e a sgambetti politici. A denunciare il fatto è stato l’attuale governatore Pierluigi Marquis (della lista autonoma Stella Alpina), che si è insediato a marzo in seguito a una manovra di palazzo ai danni del predecessore e da anni egemone della politica regionale, Augusto Rollandin (Union Valdôtaine), detto l’imperatore. Rollandin ha subito messo le mani avanti: «Ho piena fiducia nell’operato della magistratura». La procura ha subito aperto un fascicolo per corruzione seppur al momento senza indagati.
Le parole di Marquis sulla vicenda fanno presagire che qualcosa sta cambiando nella regione, al di là della specifica questione: questo fatto si inserisce in un contesto di grande cambiamento. È l’atto finale di una politica che distribuisce risorse. «La nuova maggioranza ha portato una visione diversa. Oggi occorre cambiare modello rispetto al passato, bisogna essere dei facilitatori di sviluppo». Già perché la Valle d’Aosta proprio a causa dell’autonomia e di scelte discutibili, si trova in un mare di guai. A partire dal casinò di Saint-Vincent, crocevia di denari e carriere politiche. 
Nel 1983 uno scandalo travolse i vecchi politici della regione e aprì la strada alla carriera di Rollandin che l’anno dopo divenne per la prima delle sei volte in cui è stato presidente. Lo scorso marzo invece, proprio a causa di due inchieste della Corte dei Conti e della procura sui 120 milioni di finanziamenti per la ristrutturazione del casinò, è stato costretto a lasciare la guida dell’ente. A fine giugno è arrivato il primo conto con la procura regionale della Corte dei Conti regionale che ha emesso 22 inviti a dedurre a politici e manager contestando un danno erariale di 140 milioni di euro e quantificando le responsabilità per ogni soggetto, dai 17,3 milioni chiesti a Rollandin ai 4,44 milioni per l’attuale governatore Marquis. Se le accuse saranno confermate e i politici non pagheranno, ogni abitante della Valle d’Aosta si ritroverà sulle spalle un debito di 1.100 euro. 
L’AEROPORTO
E che dire dell’aeroporto della Valle d’Aosta che costa alla regione 2 milioni l’anno (l’ultimo dato ufficiale è del 2015) a fronte di soli 2.000 passeggeri transitati. Poi c’è il famoso trenino dei minatori, tra Pila e Cogne. Vent’anni di lavori, 30 milioni di spesa: la Giunta lo ha dichiarato «inservibile». Scelte politiche sbagliate, forse. Intanto i politici si premiano. Nella riforma che dalla legislatura 2003-2008 ha comportato il passaggio al sistema contributivo, i consiglieri hanno messo un po’ di clausole salva vitalizio molto generose. A parte la salvaguardia di tutti i diritti acquisiti che permettono a una buona parte del centinaio di beneficiari di avere assegni generosi, con punte di 6.000 euro e la reversibilità a coniugi e figli conviventi, è stato permesso di rinunciare al vitalizio ricevendo la somma maturata tutta insieme. Lo hanno fatto in 25 con cifre che vanno da 133 mila a 1,637 milioni di euro lordi. Grazie al calcolo speciale sugli anni di legislatura e sulla percentuale rispetto all’indennità, alcuni ex consiglieri di vecchia data hanno ricevuto assegni pari anche a cinque volte rispetto ai contributi versati. La regione ha richiamato la privacy per non fornire dati ma alcune inchieste hanno fatto alcuni nomi, a partire da Franco Vallet che ha ricevuto 1.136.990 euro rispetto ai 236.377 euro effettivamente versati. Non solo, c’è pure chi ha scelto il sistema misto, una parte subito e un assegno più piccolo, a vita.