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 2017  luglio 17 Lunedì calendario

Eterno Federer. Storia di una bellezza senza tempo. A Wimbledon è diventato leggenda

LONDRA Credo che anche i tifosi di calcio, o di ciclismo, non possano ignorare che lo svizzero Roger Federer ha vinto a quasi 36 anni il suo ottavo Wimbledon, superando il record del tennis professionistico, iniziato sotto i miei occhi fortunati, sull’erba di Bournemouth, nel 1968.
Il match che ha consentito a Roger il record non ha avuto, come qualcuno sperava, la presenza della Regina che si era vista l’ultima volta nel 2010: immaginatela sostenuta dal Duca di Kent per non cadere sulla terra verde di Wimbledon, a novantun anni. Quindi l’emozione per un intervento umano si è limitata all’apparizione di quattro signori, di cui due medici, che hanno preso, alla fine del secondo, a occuparsi del piede sinistro del povero Marin Cilic, ieri abbandonato dalla Sua Protettrice di Medjugorje, forse diversamente impegnata, la domenica. «Cos’avrà, cosa gli sarà successo?» si domandavano alcuni cronisti croati per solito digiuni di tennis. «Stanno cercando di migliorargli le condizioni del rovescio» ho risposto sottolineando i 28 rovesci mancati dall’allenatore del Divino Federer.
Grazie a un collega americano che, non del tutto digiuno di italiano, mi chiede qualche chiarimento del mio libro su Wimbledon, tento di ricordare qualcosa dell’irraggiungibile record. Nel 1999 mentre vago tra i campi, mi fermo a guardare un bambino che ha condotto al set finale un cecoslovacco più che dignitoso, Jiri Novak. Il match terminerà al quinto ma mentre mi domando se questo autoctono seguirà la neo-svizzera Hingis, mi accade di imbattermi in un coach australiano, Peter Carter che, tra l’altro, mi dice, convinto: «Se riesco a migliorargli il rovescio questo Federer farà parlare di sé».
L’anno seguente rivedo il giovane: Roger perde in tre set da un russo, Kafelnikov, famoso per i suoi grandi passanti, ma si fa ammirare perché tratta i prati come la nativa terra. Gioca dei signori rimbalzi. E siamo al torneo di Milano, che ancora esisteva, quando mi permetto di scrivere che uno sconosciuto svizzero può vincere. E lo vince. Nel 2001 Roger, non più sconosciuto, raggiunge le prime pagine con una vittoria sul suo idolo Sampras e poi impegna il ragazzo di casa, Tim Henman, sino a 2 tiebreak che ricordo poco fortunati. L’anno seguente, il 2002, lo ferma Mario Ancic, un futuro fenomeno – come tutti i tennisti di Spalato – che sarà poi costretto alla pratica forense per un incidente.
Ma, nel 2003, non ci sono più passanti che tengano, ed ecco le due vittorie contro due grandi attaccanti, Roddick e Philippoussis, tutte e due in tre set. L’anno seguente, Roddick cercherà invano di scardinare il gioco di Roger, ma riucirà a togliergli un solo set. E lo stesso gli avverrà nelle finali del 2004 e 2005. Nel 2006 ecco apparire un grande avversario, il solo capace di insabbiarlo sui campi rossi, uno spagnolo a nome Nadal. E, per due anni consecutivi, Roger riuscirà a domarlo con maggior varietà di tennis a tutto campo.
Nel 2009 ritornerà in finale il testardo Roddick e la vittoria di Federer, 16 a 14 al quinto, sarà forse effetto delle finali precedenti e dalla fiducia incrinata dell’americano. Seguono ben due anni di improvvisi cedimenti, il 2010 e 2011 e le inimmaginabili sconfitte contro quel campione mancato di Berdych e un fenomeno dei giorni buoni quale Tsonga. La finale del 2012 vede un nuovo avversario, uno scozzese che rinnoverà i fasti del grande Fred Perry, mentre l’anno seguente giunge una sorpresa negativa per Federer e tutti noi, una sconfitta dall’ignoto ucraino Sergyi Stakhovsky tutto serve e high volley. Il 2014 conferma l’inizio della rivalità con Novak Diokovic, che batte Roger con un 5 set di di difesa-attacco, e lo ribatte nel 2015. E, l’anno passato vede il gioco a tutto campo di Roger soverchiato da un bestione tutto servizio e ferocia, Milos Raonic. Infine, la vittoria finale che definirei facile, se un Wimbledon può essere un torneo facile, senza perdere un set. Non mi resta che ringraziare Federer per il piacere, le emozioni, le gioie. Come ha detto lui stesso nell’intervista finale: «Un altro anno, spero di essere qui, e intanto mi permetto di ringraziare tutti voi. Ma non esiste qualcosa che sia sicuro, specialmente alla mia età».