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 2017  luglio 17 Lunedì calendario

Europei, le ragazze azzurre cercano un miracolo

Nessuna paura. Le undici azzurre che scenderanno in campo oggi alle 18 allo Sparta Stadium di Rotterdam contro la Russia, e le altre dodici che seguiranno l’incontro (provvisoriamente) in panchina o in tribuna, sanno di aver già vinto i loro Europei 2017 arrivando fin lì, qualificandosi per la seconda volta dal 2013, nel segno di Antonio Cabrini, il loro allenatore. Sono in Olanda, ed è quel che conta. Sono nel girone B, in inquietante compagnia delle due finaliste agli ultimi Giochi olimpici, Svezia e Germania. E il passaggio alla fase successiva potrebbe essere applaudito come un miracolo: la Nazionale femminile di calcio non è navigata come le rivali nordeuropee, né ha beneficiato finora di altrettanti investimenti, ma ha tutta l’energia della sua «adolescenza».
«Siamo un gruppo forte, compatto e motivato» ha detto ieri il c.t. in conferenza stampa, pur ricordando che nessuna partita sarà facile, nemmeno la prima, con la Russia, battuta dall’Italia in Brasile, a dicembre, per 3-0: «Massimo rispetto per le avversarie – ha insistito Cabrini —, quella era una partita diversa, in una stagione diversa, e per noi è già cancellata». Dello stesso avviso è Melania Gabbiadini, il capitano, sorella maggiore di Manolo (che ha iniziato lei, da piccolo, ai palleggi) e attaccante dell’Agsm Verona: «La forza fisica e la grinta sono i punti di forza delle russe. Le abbiamo analizzate e studiate sotto ogni punto di vista; e ora il nostro obiettivo è sbagliare il meno possibile».
Grafica pubblicitaria (in cerca di lavoro) e tatuatrice per hobby, Melania è, secondo il suo allenatore, «uno dei talenti più forti del calcio italiano e l’elemento che dà equilibrio a tutta la squadra», ma è consapevole che non sarà il pallone a darle da vivere. Comunque, per l’anno prossimo, ha in programma di allenare due squadre di bambini (maschi). Nessuna delle azzurre si aspetta di diventare un’icona sportiva come i colleghi o come le campionesse di altre discipline, ma prendono tutte con spirito l’ingenua curiosità che le circonda: «A volte, quando ci vedono arrivare assieme in aeroporto, con le nostre divise, ci chiedono se siamo le ragazze della Tim», l’equivoco sul marchio dello sponsor diverte Marta Carissimi, laureata in Ingegneria gestionale, centrocampista della Fiorentina, e una riverita esperienza nel campionato islandese con la maglia dello Stjarnan.
Né si adombra Sara Gama, difensore, neo laureata in Lingue e Letterature straniere con una tesi sulla storia del calcio femminile in Europa, quando qualcuno le chiede, stupito, quanto si allena, quanto guadagna e se non sia uno sport troppo stressante per una donna, senza nemmeno sospettare che quella ragazza dalla chioma riccia e il fisico sottile è stata una vedette del Paris Saint Germain, prima di passare al Brescia. La musica a tutto volume, nello spogliatoio, è il ricostituente che le tonifica prima della discesa in campo, ma i tre punti che intendono strappare oggi alla Russia sono la pozione magica indispensabile per poi affrontare la Germania venerdì e la Svezia, il 25 luglio.