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 2017  luglio 17 Lunedì calendario

I turisti invadono l’Italia

Qualcuno, riferendosi ai migranti, ha scritto che «non si può pensare di trasferire l’Africa in Italia». Potremmo aggiungere: non sono trafseribili in Italia neanche la Germania, il Giappone o la Cina.  

Che significa?
Mi riferisco al boom turistico. Il terrorismo ha sgominato le mete estere e convogliato da noi una quantità impressionante di stranieri in pantaloncini corti e infradito. Siamo in grado di reggere a una simile ondata, specie pensando che si tratta nella grande maggioranza dei casi di turismo mordi e fuggi, gente che vede Roma in due giorni, spende in tutto 40-50 euro, poi scappa e spesso lascia dietro di sé una devastazione, dato che il turista proveniente dai Paesi più civili del mondo si fa subito italiano quando arriva qui? Non ho gusto a parlar male degli italiani, ma conosciamo tutti il nostro lassismo, la nostra pigrizia, il nostro menefreghismo, istituzionale e di popolo.  

Quindi?
Quindi circola con sempre maggior convinzione l’idea che si debba ricorre a una specie di numero chiuso, cioè scaglionare gli ingressi. A Venezia ci sono stati cortei contro i turisti e le città rese per questo invivibili. Esiste un esodo, conseguente all’invasione, di quelli che vivono a Venezia tutto l’anno. I contestatori hanno inalberato cartelli con la scritta: «Mi no vado via». Camillo Langone ha commentato: «Il corteo dei residenti veneziani contro i turisti è chiaramente un fatto epocale, che non riguarda solo Venezia né solo il turismo. Riguarda il mondo senza frontiere, una realtà grazie alla quale tutte le merci e tutte le persone dei cinque continenti possono contemporaneamente convergere in un singolo chilometro quadrato. Annientandolo. Una realtà ma anche un’ideologia: per difendere il principio della libera circolazione di tutti dappertutto, la piazza può benissimo affondare. Non punterei un soldo sulla sorte dei residenti veneziani perché sono 50.000 mentre i loro avversari sono 7 miliardi, e il mondo senza frontiere è un mondo pienamente democratico dove contano solo i numeri. Si rassegnino, se vogliono sopravvivere, a fare il percorso inverso dei loro antenati, che in fuga dai barbari del V secolo abbandonarono Aquileia, Concordia e Altino per insediarsi a Rialto: per sfuggire ai barbari del XXI secolo abbandonino Rialto e ripopolino Aquileia, Concordia e Altino».  

Si può adottare il principio del numero chiuso in città?
 I sindaci di Firenze, Venezia, Roma, Milano, Napoli hanno scritto una lettera al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e a Francesco Palumbo, responsabile della direzione generale per il turismo del Mibact (il sito del ministero). Chiedono che si elabori una strategia di contenimento o di razionalizzazione («ipotesi di gestione dei flussi o anche altri progetti che riterrete opportuno proporci»), adoperando le cinque città come test di un esperimento pilota. Le cinque città, sottolineano i sindaci, attirano un terzo di tutto il turismo italiano. Franceschini ha risposto: «Le città sono aperte, libere, non possono esserci piazze o strade a pagamento. Quindi io sono contrario ai ticket; penso invece che si possano, e presto si dovranno introdurre, dei regolatori di accessi, le nuove tecnologie lo consentono». Impossibile dire che cosa concretamente abbia in mente il ministro, abile nel tenersi distante dall’esposizione di soluzioni concrete e spiegabili, quindi contestabili e perciò - come si dice - «senza biglietto di ritorno».  

Qualcuno ha mai adottato una qualche forma di contingentamento o selezione?
Ieri, proprio a Venezia, in occasione della festa del Redentore. S’è adottata una specie di strategia delle vasche comunicanti: quando una certa area s’era riempita del numero di turisti previsto, i nuovi arrivati sono stati dirottati da un’altra parte. S’è cominciato con lo spazio adiacente al Palazzo Ducale e poi, via via, si sono riempiti tutti gli altri. Nonostante lo sciopero (mascherato da malattia) di metà dei vigili, tutto è andato bene. Gli addetti, muniti di cercapersone infilati al dito, hanno gestito 80 mila visitatori, venuti per le regate e i fuochi d’artificio (la Festa è un ringraziamento al Redentore per la fine di un’epidemia di peste di mezzo millennio fa).  

In che consiste questo boom del turismo italiano 2017?
Secondo un’indagine della Confartigianto svolta in 432 stabilimenti di 55 località, in questo momento se ne stanno sdraiati a prendere il sole sulle nostre spiagge un milione di turisti al giorno che, escluso quello che pagano per i pernotammenti, spendono un miliardo e mezzo al mese. A fine luglio le presenze dovrebbero risultare pari a 77 milioni e mezzo, di cui 49 milioni nei soli fine settimana. Secondo Confesercenti le presenze di fine luglio saranno addirittura 84 milioni e mezzo, cioè quasi due milioni in più rispetto al 2016 (+2,3%). Sarebbe forte soprattutto il traino della domanda estera. Da fuori dovrebbero arrivare 29 milioni di stranieri (quasi la metà dell’intera popolazione italiana, poppanti compresi), un milione in più rispetto all’anno scorso.