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 2017  marzo 21 calendario

Accordo tra Italia, Libia, paesi africani e Ue per fermare il flusso di migranti

  Gentiloni e il suo bravo ministro dell’Interno, Marco Minniti, si presentano alla scadenza dei primi cento giorni di governo con un’importante intesa relativa ai migranti che partono dalla Libia. Ne hanno parlato ieri per prime Fiorenza Sarzanini e Milena Gabanelli sul Corriere della Sera.  

Di che si tratta?
Si tratta di un accordo complessivo, del quale hanno discusso ieri mattina a Roma Minniti (che ha presieduto la riunione) e i ministri dell’Interno che si trovano sulla cosiddetta «rotta del Mediterraneo», quella che dal Nord Africa porta in Italia, europei, africani e anche gli svizzeri. L’intenzione è quella di agire «con azioni comuni, rapide e decisive per evitare che migliaia di persone rischino la vita per raggiungere il Nord Africa e l’Europa». Un’intesa di una decina di pagine siglata lo scorso 2 febbraio da Minniti e dal premier Al Serraj, in cui i libici elencano tutto ciò di cui hanno bisogno e in cambio si impegnano a collaborare molto attivamente al controllo delle partenze dei migranti dalle loro coste. Serraj chiede navi, elicotteri, fuoristrada, macchine, ambulanze, sale operative, apparecchiature per un investimento che arriva a 800 milioni. Bruxelles ne ha stanziati 200 e altri arriveranno dal fondo per l’Africa, secondo promesse fatte dai leader europei ancora prima del 2 febbraio. All’incontro di ieri era anche presente il commissario per le migrazioni Dimitri Avramopoulos, il quale a suo tempo, di fronte al progetto preparato da Minniti, disse: «Se l’Italia ci presenta un progetto strutturato in questa maniera i soldi ci sono!» e poi aveva aggiunto: «Voglio elogiare l’Italia per l’umanità e la solidarietà che ha saputo dimostrare ai tanti disgraziati. La Commissione è pronta ad aiutare ulteriormente l’Italia».  

Ulteriormente? Veramente il piano approntato dall’Europa per redistribuire tra gli altri paesi i migranti che erano da noi è completamente fallito. Bisognava riallocarne all’estero almeno 20.000, ne sono stati trasferiti appena 4.170. Che cosa vogliono i libici?
Dicono che la guardia costiera libica deve essere addestrata ed equipaggiata. Entro 24 mesi vogliono che siamo messi a loro disposizione: dieci navi, anche di oltre 30 metri, per ricerca e soccorso, 10 motovedette da utilizzare per i controlli sotto costa, quattro elicotteri, 24 gommoni, 10 ambulanze, 30 jeep, 15 automobili, 30 telefoni satellitari Thuraya, mute da sub, bombole per l’ossigeno, binocoli diurni e notturni. Saranno gli italiani, finanziati dalla comunità europea, ad addestrare la guardia costiera libica. Molto importante l’installazione di una sala operativa  identica a quelle che si trovano negli stati dell’Unione e che consentono di tenere sotto controllo in ogni istante il braccio di mare che separa Libia e Italia. Entro giugno potremmo consegnare le prime tre imbarcazioni. Del resto il programma prevede di essere completato in 24 mesi.  

Gli sbarchi dei profughi sono aumentati? Perché forse non abbiamo 24 mesi.
Lo dice anche Minniti: ««I dati dei flussi lungo la rotta del Mediterraneo centrale lasciano già prefigurare un forte incremento rispetto al 2016» I dati del Viminale mostrano che fino al 17 marzo sono approdati 16.206 stranieri, a fronte degli 11.911 arrivati nel 2016 e i 9.277 del 2015. Dopo il 17 marzo si sono riversati sulle nostre coste altri 3.315 disperati, recuperati attraverso 25 operazioni di salvataggio e distribuiti nei porti siciliani.   • Aumentando gli immigrati, aumenteranno anche i costi che saremo chiamati a sopportare.
Li ha calcolati la Gabanelli. «Nel 2016 la spesa per l’immigrazione è stata di 3,3 miliardi, nel 2017 la previsione è di 4,2 miliardi. Dall’Europa riceviamo, a partire dal 2014, 600 milioni spalmati su 6 anni, più 62 milioni erogati l’anno scorso». Secondo la nostra collega«per trasformare la gestione “solidale” in un meccanismo controllato ed efficiente servono due miliardi e mezzo l’anno. Non ci sono alternative perché siamo di fatto l’hub d’Europa».  

Ma il Serraj con cui abbiamo stipulato l’accordo, ha poi la forza per farlo rispettare? Perché mi pare che in Libia la situazione sia piuttosto difficile.
La situazione in Libia, e anche a Tripoli, è talmente difficile che Serraj ha rinunciato a partecipare al vertice di ieri. Il generale Haftar, da Tobruk, non demorde e ha dalla sua, adesso, oltre all’aiuto egiziano anche quello russo. Gli americani per ora continuano a star fermi. Il generale Thomas Waldhauser, capo del comando militare americano in Africa, ha ammonito il congresso Usa di far qualcosa, prima che la Russia diventi il primo referente della regione. Il vice di Serraj, Ahmed Maetig, è andato apposta in America nei giorni scorsi.