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 2017  febbraio 17 calendario

Gli 007 di Donald 
sono pronti a farlo fuori

È guerra di spie a Washington, ma «i responsabili delle fughe di notizie verranno presi, e pagheranno un alto prezzo per questo», ha promesso Trump ieri parlando dalla Casa Bianca. Il presidente ha usato la lunghissima conferenza stampa, due ore, con tre obiettivi. Riconquistare il centro del ring politico, riepilogando tutto quanto ha fatto in 3 settimane, dagli incontri con i CEO per creare posti di lavoro agli incontri con i leader esteri, tutti positivi. Attaccare frontalmente la stampa per nome e cognome CNN, NYT e WashPost per la loro «disonestà e il tono carico di odio nel dare false notizie». E, soprattutto, passare al contrattacco sul caso Mike Flynn, la Russia e le fughe di notizie. 
«Ho ereditato un disastro, a casa e all’estero», ha esordito Trump che poi ha lanciato una caccia senza quartiere alle fonti anonime che dall’interno dell’amministrazione hanno fornito nei giorni scorsi ai media le munizioni per «l’assassinio politico» del consigliere per la sicurezza Flynn, infliggendo un colpo pesante all’immagine della sua giovanissima presidenza. «Far uscire indiscrezioni e persino, illegalmente, materiale classificato, è stato un grande problema a Washington per anni. Il fallimentare @nytimes, e altri, devono chiedere scusa!» aveva twittato mercoledì, stesso concetto ribadito alla conferenza stampa con Netanyahu:«Dall’Intelligence,documenti sono stati fatti uscire, cose sono state fatte filtrare. È un’azione criminale», aveva dichiarato Trump. «Un atto criminale che va avanti da molto tempo prima del mio arrivo, e ora sta continuando. È gente che sta cercando di risollevarsi dalla terribile sconfitta che i Democratici hanno subito sotto Hillary Clinton». 
I DEM avevano sperato di trascinare la Casa Bianca nel pasticcio della relazione impropria di Flynn con i russi, per tenere ancora viva la tesi dell’appoggio decisivo di Putin l’8 novembre e farne materia di indagine congressuale. Ma i repubblicani, anche quelli favorevoli a vederci chiaro nelle intromissioni del Cremlino come il senatore John McCain, non sono meno preoccupati di Trump per il fatto che quinte colonne all’interno dell’apparato di governo attentino per un fine politico alla sicurezza dell’America, rivelando informazioni secretate. È un crimine, infatti, aver fatto sapere al mondo intero, quindi anche ai russi, che il loro ambasciatore a Washington era nel mirino delle agenzie di intelligence americane. E il GOP si è allineato a Trump: il chairman della Commissione della Camera per la Supervisione degli atti governativi, il repubblicano Jason Chaffetz, ha infatti annunciato che chiederà all’ispettore generale del dipartimento di Giustizia di investigare sulle «fughe di notizie» che hanno condotto alla cacciata di Flynn. 
La Casa Bianca, imbarazzata dal fiasco di Flynn che ne ha mostrato la vulnerabilità contro attacchi da fuori e da dentro, starebbe correndo ai ripari con un apposito «zar anti fughe di notizie». Secondo il New York Times, il ruolo di supervisionare la governance delle agenzie di spionaggio potrebbe essere assegnato a Stephen Feinberg, milionario cofondatore della società di private equity Cerberus Capital Management, già consigliere di Trump e considerato vicino a due dei più influenti collaboratori del presidente, Stephen Bannon e Jared Kushner, marito di Ivanka Trump. Il presidente non ha smentito che Feinberg potrebbe entrare nella sua squadra, ma non come leader, e ha ricordato che c’è già un nuovo direttore alla Cia, Mike Pompeo, di sua completa fiducia. Le frizioni tra Donald e gli enti di intelligence USA erano state sbattute ieri in prima pagina dal Wall Street Journal, che aveva accusato le agenzie di intelligence di tenere il presidente all’oscuro di informazioni riservatissime per la paura che potessero essere «fatte uscire» o «compromesse».