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 2017  febbraio 17 calendario

Forestali, finti malati e vitalizi. Ecco l’isola del Bengodi

Non solo la libertà di non pagare tasse per cinquantadue miliardi di euro come svelato ieri dal Giornale, ma un intero sistema di illegalità e compiacenze, che fa della Sicilia un’isola del Bengodi. Con soldi pubblici. E naturalmente a vantaggio dei furbetti con un santo in paradiso.
I più noti tra questi sono i ventitremila forestali, arruolati periodicamente da politici a caccia di voti. Secondo una relazione presentata dalla Corte dei conti regionale, costano 250 milioni di euro l’anno. Non basta. A causa di un accordo sindacale, dal 2002 a oggi seimila addetti all’antincendio si sono visti rimborsare trasferte, anche di pochi chilometri, per ulteriori 40 milioni. La macchina pubblica è elefantiaca, malgrado la riduzione dei costi raggiunta grazie a una pioggia di pensionamenti. Nel 2016 la Regione ha speso quasi 600 milioni di euro per gli stipendi del personale, cento in meno dell’anno prima. Ciò nonostante, la cifra rimane sei volte superiore a quella sborsata dalla Lombardia. 
La Sicilia è anche terra di malati immaginari. I più cagionevoli di salute sono gli agrigentini, capaci di denunciare le più svariate patologie, dai problemi di udito fino al diabete, allo scopo di ottenere i benefici della legge 104. Sono centinaia di insegnanti e bidelli, desiderosi di assicurarsi un posto di lavoro vicino casa. E ci riuscivano, con l’aiuto di medici compiacenti oggi finiti sotto indagine. 
Il sistema di smaltimento dei rifiuti fotografa meglio di tutti il legame tra sprechi e malaffare nella regione governata da Rosario Crocetta. Quindici miliardi buttati dal 2002 a oggi, senza trovare soluzioni alternative alle discariche. Una differenziata pressoché inesistente (al dodici per cento) e l’assenza di termovalorizzatori portano nelle tasche degli imprenditori del pattume 800 milioni l’anno. Il risultato, nonostante i siciliani paghino cifre astronomiche per la gestione dell’immondizia, è il collasso del sistema. Sacchi neri per le strade, impianti stracolmi e l’ombra della mafia che avrebbe imposto assunzioni alle ditte. 
Le mani di Cosa nostra si allungano anche sulla società che operano nella rete idrica. Lo scorso anno la Dda di Palermo ha messo nel mirino la Girgenti Acque, attiva nel territorio di Agrigento. Anche in questo caso, l’illegalità si sarebbe accompagnata a un sistema di assunzioni in cambio di voti. Un capitolo a parte è lo scandalo formazione professionale. Gli enti sorti in tutta l’isola avrebbero utilizzato fondi regionali per 200 milioni di euro a scopo privato. Soldi dei cittadini finiti in automobili, gioielli e orologi. 
La politica pura, quella dei palazzi, non si comporta meglio delle amministrazioni che governa. La Sicilia spende 18 milioni l’anno per pagare i vitalizi agli ex deputati regionali e le pensioni di reversibilità ai parenti. È una cifra più alta di quella necessaria a saldare gli stipendi annuali dei componenti dell’assemblea. Esponenti di tutti i partiti sono stati condannati dalla Corte dei conti a restituire soldi pubblici scialacquati negli anni trascorsi a Palazzo dei Normanni. L’ultimo in ordine di tempo è Francesco Musotto, ex capogruppo del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, che dovrà restituire 589mila euro. Completano il quadro le spese per l’acquisto di «materiale informatico e tecnico» nel 2016. La Sicilia ha speso in penne e matite 1,7 milioni di euro, contro i 112 mila della Lombardia e i 640 mila della Campania.