Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 17 calendario

Sono un lottatore. Intervista a Carlo Tavecchio

Carlo Tavecchio, 73 anni, presidente uscente della Federcalcio. Perché si ricandida?

«Divido il genere umano in due categorie: quelli che si svegliano perché c’è la luce e quelli che invece hanno voglia di vivere. Io ho voglia di vivere e il calcio è la mia vita».
Molto complicata però…
«Dopo il disastro in Brasile e le dimissioni di Abete, sono stato quasi costretto a prendermi la responsabilità di guidare la Federcalcio in un momento critico. Ho iniziato il processo di rinnovamento e mi candido per completarlo».
Il rivale è Abodi, che durante le scorse elezioni è stato tra i suoi primi sostenitori.
«Andrea è spinto da una legittima ambizione personale. Lo capisco e non considero la sua decisione un tradimento. Mi limito a osservare che in questi anni ha appoggiato le mie scelte e tante cose le abbiamo fatto insieme».
Che differenze ci sono tra voi due?
«Lui è un tipo riflessivo e romantico. Io concreto e riflessivo lo sono diventato dopo aver pagato a caro prezzo la mia spontaneità».
Tommasi, presidente dell’Assocalciatori, non ha preso bene l’endorsement di Ulivieri che con gli allenatori voterà per lei.
«Pur comprendendo il clima elettorale mi sono meravigliato per il tono di Damiano. Nessuno di noi ha obbligato Ulivieri a schierarsi. Gli allenatori italiani sono un’eccellenza nel mondo e abbiamo pensato di qualificare tutte le squadre delle società affiliate alla Figc con un tecnico patentato. I primi a beneficiarne sarebbero proprio i calciatori».
Torniamo a Tommasi..
«L’ho cercato e aspettavo di essere convocato. Ma niente. L’ho richiamato e gli ho detto che avrei accettato qualsiasi critica, ma non le battutine sul rapporto con Lotito. Altrimenti divento una belva. Quello che ho fatto, l’ho fatto io insieme al Consiglio. Lotito non mi ha mai influenzato nelle delibere. E ricordo a tutti che lo ha eletto la Lega di Milano».
Però quando viene in via Allegri si atteggia da padrone di casa e ha un ufficio in Federcalcio…
«L’ufficio, per la verità, è di Beretta che non lo sfrutta mai. Per il futuro si cambia: al quinto piano di via Allegri ci saranno soltanto il mio e quello del direttore generale Uva».
Che campagna elettorale si aspetta?
«Violenta, temo. Cercheranno qualsiasi cosa per mettermi in difficoltà, ma sono abituato. Spero che si parli di cose da fare. Pensiamo al calcio italiano e non alle questioni personali».
Come sono stati i suoi primi due anni e mezzo?
«Produttivi. Stiamo lavorando tanto in Italia e a fianco dell’Europa».
Si spieghi meglio.
«Siamo stati i primi grandi elettori di Ceferin, nuovo presidente dell’Uefa; siamo ben rappresentati con Andrea Agnelli all’Eca e con la Christillin alla Fifa dove abbiamo votato Infantino. Per il rappresentante all’Esecutivo Uefa abbiamo indicato Uva. Siamo in prima linea nella sperimentazione della Var, abbiamo chiesto la gara inaugurale dell’Europeo itinerante del 2020 e ottenuto l’organizzazione dell’Europeo Under 21 nel 2019».
E in casa nostra?
«Tutti ora hanno scoperto il rating, noi ci lavoriamo dal 2015 con altri nomi. Vogliamo modernizzare il sistema e arrivare ad avere società sostenibili. Innovazione e formazione, il nostro slogan. La riforma delle rose è stato il primo passo. Dei centri federali sono particolarmente orgoglioso: lunedì diventeranno 20. Nel 2020 saranno 200. Questo significa che potremo lavorare su un bacino di 800mila Under 18 che avranno negli allenatori italiani una guida sicura. Volete dire che non ne tiriamo fuori 50 per la Nazionale?».
A proposito di Nazionale, come ha scelto Ventura?
«Mi ero fatto una lista con papabili, possibili e interessanti. Gian Piero aveva il curriculum migliore per lavorare con i giovani».
Meglio lui o Conte?
«Sono persone diverse, soprattutto dal punto di vista caratteriale. Ventura è più amabile e mi ha aiutato nei rapporti con i presidenti dei club, Conte invece è un condottiero. E io credo di assomigliare più a Antonio».
Il 2017 è cruciale per gli azzurri: in gioco c’è il Mondiale in Russia.
«Non voglio neppure prendere in considerazione l’ipotesi che l’Italia non ci vada. Il c.t. sta facendo un grande lavoro».
Torniamo alle elezioni. Sibilia, neo presidente della Lega Dilettanti, l’ha aiutata moltissimo.
«E lo ringrazio. È una persona di qualità. Ha il grande merito di aver fatto ripartire la Campania che era stata commissariata. Da lì è nato tutto».
Gli arbitri come voteranno?
«Con due candidati in campo dovrebbero astenersi».
Ma lei è sicuro di vincere?
«Sono sicuro solo che ce la metterò tutta. Ma so bene che le cose oggi sono in un modo e domani in un altro. Di sicuro non parlerò di sogni, ma di programmi».
È un suo fallimento non essere riuscito a ridurre la serie A a 18 squadre?
«La Lega ci ha anche pensato, ma quelli della parte destra della classifica, più altri quattro club della parte sinistra, si sono opposti. Questa riforma non la voteranno mai. Cambiare è impossibile. Forse mi sono illuso. Però non ci siamo arresi. Abbiamo scelto una strada praticabile con una sorta di controllo di qualità, che andrà a regime fra tre anni. I conti dovranno essere in ordine, gli impianti a norma. Basta deroghe. Siamo il Paese delle deroghe: sulle luci, sui seggiolini, su tutto».
Andrea Agnelli era un suo grande oppositore. Ora, invece, è dalla sua parte.
«Abbiamo imparato a conoscerci alle riunioni sulla mutualità ed è nato un rapporto. Ha detto che voterà per me e ne sono contento».
La Juve non si arrende e continua a chiedere i danni alla Figc per Calciopoli.
«La Federcalcio era disponibile a trattare per trovare un accordo. Loro però hanno deciso di andare avanti. In ogni caso decidere sulle azioni di rivalsa non spetta a me, ma al Consiglio Federale».
Impegni se sarà rieletto?
«Continuare il processo di riforme, ragionare sull’introduzione delle seconde squadre e dare impulso al calcio femminile. Siamo un Paese maschilista, ma bisogna capire che il problema si risolve a monte. La Fiorentina, prima nel campionato di serie A, ha recepito bene il nostro messaggio. Con 31 milioni di donne, non è possibile avere solo 20 mila tesserate».
Abodi ha detto che vuole una Federazione più trasparente e meno ruffiana.
«La sua mi sembra una caduta di stile. In Federazione non ci sono ruffiani e neppure ciambellani e faccendieri. Siamo tra le 14 Federazioni più trasparenti al mondo».