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 2017  gennaio 11 calendario

In Marocco sarà vietato vendere il «burqa»

Stop alla produzione e alla vendita del burqa in Marocco. Il divieto arriva dal ministero dell’Interno e obbliga commercianti e produttori, sarti e aziende di abbigliamento a sospendere la lavorazione e la messa in vendita di questo indumento che copre interamente la donna lasciando solo una griglia all’altezza degli occhi.
L’ordine è arrivato direttamente sui banchi dei mercati rionali sotto forma di un foglietto che dovrà essere compilato dai pascià, dagli alti funzionari amministrativi, oppure dai caid, la massima autorità di polizia, e consegnato dagli agenti di sicurezza. «È fatto divieto produrre e vendere burqa, si legge. Siete invitati a sbarazzarvi delle scorte nelle prossime 48 ore. Chi contravviene vedrà sequestrate le merci e chiuso il negozio». Il divieto pone alcuni interrogativi: il burqa rimane un fenomeno marginale in questo Paese diviso tra modernità e conservatorismo, in cui la maggior parte delle donne porta un semplice velo sul capo, lo hijab. Inoltre, esso giunge nel corso di un’impasse politica senza precedenti, con il premier designato Abdelilah Benkirane che non riesce, dopo tre mesi di trattative, a formare un nuovo governo.
Tuttavia, l’ordinanza ha suscitato rabbia negli ambienti salafiti locali che temono che il divieto possa successivamente estendersi al più diffuso niqab, che copre il corpo lasciando però libero lo sguardo. Hassan Kettani, uno sceicco salafita, in rete chiede: «Non è che il Marocco si avvia verso il divieto anche di indossare il niqab che le musulmane portano da cinque secoli? Se fosse vero sarebbe una catastrofe». Secondo Hammad Kabbaj, un predicatore la cui candidatura non è stata ammessa alle elezioni dell’ottobre scorso, «è inaccettabile proibire alle nostre concittadine di portare il burqa, così come di impedirne la vendita».
I commercianti, contattati dai media locali, hanno confermato che la misura è stata adottata per ragioni di sicurezza, ovvero per impedire che si possa usare il velo integrale per nascondere la propria identità o per portare a termine un attentato. Finora sulla vicenda non c’è stata alcuna presa di posizione da parte del Consiglio superiore degli ulema, organismo che vigila sul rispetto delle norme religiose musulmane.