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 2017  gennaio 11 calendario

Celati, lo scrittore fuggito dal futuro

Gianni Celati compie ottant’anni. Vive da anni a Brighton fuori dai nostri confini linguistici. Di recente un convegno l’ha celebrato a Cork in Irlanda. A parlare del suo lavoro c’erano soprattutto giovani studiosi. Celati li ha ascoltati con attenzione. Ha passeggiato per la città in compagnia dei suoi amici venuti dall’Italia per festeggiarlo. L’Irlanda è un paese speciale per lui, dato che ha tradotto qualche anno fa”Ulisse” di Joyce (Einaudi), autore su cui si era laureato da giovane.
Per quasi quarant’anni Celati è stato un prezioso sismografo. Ha registrato con anticipo i sommovimenti che attraversavano la società e la cultura italiana. Proprio lui, in apparenza il più impolitico tra gli scrittori della generazione successiva a Calvino e Pasolini, ha captato i cambi di stagione, le mutazioni e le nuove tendenze al loro nascere. Ci sono almeno quattro cose importanti che ha annunciato: l’avvento della letteratura giovanile; la nuova relazione tra letteratura e immagini; il ritorno dell’oralità nella narrativa; una nuova forma di reportage, ovvero il racconto del quotidiano. E gli si potrebbe anche attribuire il ruolo di mentore del movimento del Settantasette, di cui sta per cadere il quarantennale, con il seminario confluito nel libro collettivo Alice disambientata (1978), in cui s’evidenzia la crisi delle ideologie politiche e la riscoperta della soggettività.
C’è un’immagine scattata da Carlo Gajani, artista bolognese, che lo ritrae durante il Carnevale del 1976 al quartiere Pilastro di Bologna. Tuba, giacca e cravattino ottocentesco, recita: «Io sono dottore e professore, / primario e secondario/ nell’ospedale triclinio quadriclinico e policlinico, / io curo i crampi, i calli ed i duroni, / unghie incarnate, scarpe rotte e geloni, / col sovrano rimedio del clistere, / non c’è mal che resista al mio sapere». Chi conosce le opere buffe di Celati, da Comiche (1971) a Lunario del paradiso (1978), non deve essersi stupito nel vederlo all’epoca recitare per strada, perché è uno degli scrittori in cui letteratura e vita si sono fuse in un modo differente rispetto alla generazione precedente, quella nata negli anni Venti del XX secolo.
A metà degli anni Settanta, quando la società e la politica italiana stavano scivolando verso il terrorismo di destra e di sinistra, Celati ha realizzato due esperimenti letterari e insieme visivi. Sono due libretti editi da un piccolo editore di qualità, La Nuova Foglio. Il primo s’intitola Il chiodo in testa (1974) ed è costituito da dodici lettere scritte a una signorina di nome Giovannina da un tale che ha un chiodo conficcato nel cranio: il sesso; il secondo, La bottega dei mimi (1977), è il tentativo di dar forma a una nuova pratica dell’antico mestiere del mimo. Sono libri visivi, accompagnati dagli scatti dell’amico fotografo Carlo Gajani, con cui Celati ha collaborato sin dagli anni Sessanta. Il chiodo in testa ha al centro il corpo femminile, di cui dà una descrizione onirica: il corpo parlante. Le opere di Celati sino a quel momento mantengono uno stretto rapporto con il tema della sessualità maschile. Calvino, suo editor in Einaudi, all’inizio degli anni Settanta gli ha censurato
Comiche facendogli togliere tutti i riferimenti sessuali.
Oggi in occasione del suo ottantesimo compleanno i due libri vengono ripubblicati in un unico volume dal titolo Animazione e incantamenti (L’Orma, a cura di Nunzia Palmieri, nota di Pasquale Fameli), insieme a una scelta di testi saggistici del periodo.
Il chiodo in testa affianca alle lettere foto di nudi femminili manipolati e alterati da Gajani, immagini di grande carica erotica, ma a bassissimo tasso pornografico, nonostante l’esibizioni di pubi, seni, natiche femminili. C’è ancora molto della liberazione sessuale del Sessantotto in questo libro a quattro mani, eppure s’intravede qualcosa che supera quel clima. L’ossessione e la follia del corpo sono all’opera sia nel testo come nelle immagini. Celati sta cercando di fare letteratura attraverso l’ibridazione dei linguaggi.
La bottega dei mimi dà forma a un altro fantasma collegato con quello del sesso che circola nei suoi scritti degli anni Settanta: il comico. Il corpo è il protagonista indiscusso. Celati ha compreso a metà di quel decennio che il movimento del Sessantotto è una via senza uscita e che l’epoca dei movimenti di protesta è finita; s’apre allora un periodo di diversa instabilità in cui i soggetti cominciano a fare i conti con le proprie inalienabili ossessioni. Sta per cominciare il cosiddetto “riflusso”; ma prima di tutto questo viene il Settantasette. Dentro Il chiodo in testa e La bottega dei mimi c’è questo, e anche altro.
Il disordine è grande sotto il cielo e Celati fa i conti con questo caos, l’aiutano Beckett, Deleuze, Calvino, Foucault, Harpo Marx, Céline. In letteratura cerca una scrittura che riproduca gli effetti del parlato, forme mimiche che esprimano «intonazioni emotive, pause, enfasi». Nessuna ideologia letteraria, sociale o politica del passato può essergli utile. Come il Settantasette degli studenti bolognesi e romani, di Radio Alice e degli indiani metropolitani, anche Celati avanza a tentoni con accelerazioni e improvvisi blocchi.
Lunario del paradiso, libro che crea nel 1978 la letteratura giovanile, sarà l’ultimo segnale di questa ricerca.
I due libri realizzati con Gajani ne sono perciò l’antefatto, la prova generale. Celati sta pensando di passare al cinema, si è pure comprato una macchina da presa 16 millimetri nel 1976. Va in America, attratto dalla possibilità di fare lo sceneggiatore. In questo periodo è importante per lui la figura di Giuliano Scabia. Poi conosce Luigi Ghirri e comincia a percorrere a piedi il Delta del Po.
A metà degli anni Ottanta darà una nuova modulazione alla voce cercata in modo frenetico e ossessivo qui e là: le novelle dei Narratori delle pianure, i reportage minimalisti di Verso la foce e le storie filosofiche di Quattro novelle sulle apparenze.
Forse i suoi capolavori. Il Settantasette è lontano. Chiudendo Verso la foce scrive: «Ogni fenomeno è in sé sereno. Chiama le cose perché restino con te fino all’ultimo». Una nuova epoca è cominciata. Da allora Celati non ha smesso di camminare; lo fa ancora ogni giorno tra le colline di Brighton.