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 2017  gennaio 11 calendario

L’amaca di Michele Serra

DETTO che spiare, specie a scopo di lucro, è un reato grave e ripugnante; invoco qualche attenuante per i due fratelli arrestati a Roma. Capisco che leggersi le mail private di un capo di governo o del presidente della Banca europea possa riservare qualche momento appassionante (anche se preferirei di gran lunga leggere le mail di Rihanna). Ma violare la mail di Daniele Capezzone, o di Paolo Bonaiuti? Già il lavoro di spionaggio, in sé, dev’essere di una noia mortale, ascoltare e poi archiviare tutte le fregnacce che ognuno di noi quotidianamente dice. Le vite degli altri non sempre sono degne di un film. Per sopportare quel tran tran ci vuole una discreta dose di perversione (voyeurismo della banalità?). Ma neanche quella può bastare, francamente, a giustificare la lista davvero troppo allargata che la cosiddetta “centrale operativa di cyberspie” aveva messo sotto controllo. È un po’ come quando si scoprì che nella famigerata P2 c’erano anche fior di fessi: hai voglia, poi, a fare commissioni parlamentari che ne dimostrino il potenziale eversivo.
Si legge, infine, che i due fratelli arrestati erano “molto conosciuti nel mondo dell’alta finanza”. Non è una buona pubblicità, questa, per il mondo dell’alta finanza, che secondo me dovrebbe chiedere i danni.