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 2017  gennaio 11 Mercoledì calendario

Tutte le donne del clan Ronaldo. Il grande amore è mamma Dolores

Il frutto proibito che quasi trentadue anni fa doña Dolores Aveiro tentò di abortire sorride in doppio petto alla destra del tailleur melanzana nel matriarcato che include tre pochette Yves Saint Laurent, il malinconico fado di un nipotino vestito da adulto in crescenza (l’abituccio di Junior è almeno di due taglie più grande) e lui, la multinazionale del calcio e della metrosessualità versione 3.0, il calciatore più famoso e premiato del mondo, l’extraterrestre capace di offuscare Dio Messi. Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro.
Tutto quello che sappiamo del clan Ronaldo entra a stento nella foto che il Fifa Awards di Zurigo mette in rete perché 86,7 milioni di followers su Instagram possano ammirare le femmine di casa, i satelliti che ruotano intorno al sole Cristiano nutrendolo di cure, affetto e complimenti. Da sinistra a destra: la sorella maggiore Elma, con il décolleté esagerato e l’acconciatura avvitata che nessuna vuole più, titolare del negozio che vende i prodotti con il marchio CR7, capaci di contribuire al fatturato annuale che Forbes nel 2016 ha stimato in 88 milioni di dollari, ad maiora; la neofidanzata Georgina Rodriguez, erede low profile di quella Irina Shayk nel frattempo compagna (incinta) di Bradley Cooper, ennesima donna dello schermo secondo la vulgata che attribuisce ad Achille un Patroclo marocchino: il lottatore Badr Hari; l’altra sorella Liliana Cátia, cantante e temeraria al punto da sfuggire alla legge del nero, il colore che non ti sbagli; e mamma Dolores, architrave del presepe e tutto ciò che la biografia di una leggenda prevede: orfana, povera, sopravvissuta a un tumore al seno, dipendente dalle dipendenze del marito Dinis, morto a 51 anni per insufficienza renale alla vigilia di Russia-Portogallo, qualificazione al Mondiale 2006.
Lei, che nel libro «Madre Coraje» ammise di aver bevuto birra calda e corso allo sfinimento per cercare di perdere quel quarto figlio (Hugo gestisce il museo Ronaldo a Funchal, isola di Madeira) che avrebbe pesato troppo sulle finanze famigliari, in questo sudoku di Edipi irrisolti è la moglie in pectore che Cristiano ha voluto accanto per crescere l’imitazione di se stesso, quel Cristiano Junior che le malelingue vogliono sia nato su Facebook (118.974.836 «amici») il 3 luglio 2010 pagando 12 milioni di euro alla madre perché nulla avesse da pretendere, battezzato in segreto e poi offerto in ostensione ai riflettori dei grandi premi del calcio, sempre un po’ triste e molto in adorazione di un padre ambizioso che mentre lui veniva al mondo si smarcava tra il pareggio con la Costa d’Avorio e il 7-0 alla Corea (prima rete al Mondiale).
«Se che questo figlio nasca è volontà di Dio, così sia» disse Dolores accarezzandosi la pancia al primo calcetto di Cristiano, che al quinto mese già provava le punizioni dal limite. Da allora non si sono più lasciati. «Mamma ha sempre avuto l’ultima parola». Dolores scelse di chiamarlo Ronaldo perché ammirava Ronald Reagan, a 12 anni lo spedì lontano dal bairro di São Antonio, allo Sporting Lisbona, nella capitale dove prendevano in giro il suo bambino d’oro per l’accento isolano, per anni lo consolò al telefono senza potersi permettere di andarlo a trovare: «La nostalgia gli passerà. È nato per il calcio». Oggi è matrona, confidente, madre, nonna, ultrà. È lei a difendere il numero 7 del Real Madrid dagli attacchi dei social e, ad ogni Clasico, della curva del Barcellona: «Oh oh oh Ronaldo esci dall’armadio».
Il soffio pudico di Cristiano sulla guancia di Georgina al premio Fifa, lunedì sera, in Spagna è stato come sempre oggetto di scherno (almeno Irina la baciava sulla bocca, hanno scritto). Il gineceo ha stritolato il fuoriclasse nel suo abbraccio, palla al centro e pedalare, saldati per sempre in questo romanzo rosa e postumo di Saramago. CR7 e le sue donne. Macché fidanzate, consanguinee. Cafonal-chic, forse, ma per amore.