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 2017  gennaio 11 calendario

L’addio di Marissa. Yahoo sarà holding. Si chiamerà Altaba

NEW YORK Yahoo non esiste più. La società fondata nel 1994 da due studenti di Stanford, David Filo e Jerry Yang, si dissolve, al punto da cambiare anche nome: ora si chiamerà Altaba. Non ci sarà più posto per Marissa Mayer, una delle manager più pagate d’America: nelle prossime settimane lascerà la guida di Yahoo e lo stipendio da ceo, chief executive officer: 42 milioni solo nel 2014 (ultimo dato disponibile) più bonus incassati a vario titolo.
Il motore di ricerca dell’azienda californiana è stato venduto la scorsa estate, per circa 4,8 miliardi di dollari, a Verizon, il più grande provider di telefonia e di Internet degli Stati Uniti. Secondo gli analisti di Wall Street questa parte vale circa un terzo del valore di Yahoo; il resto è costituito dalle partecipazioni azionarie nella cinese Alibaba e nella Yahoo Japan Corp, che ora confluiranno nel nuovo contenitore Altaba, sintesi tra «Alternative» e Alibaba. La nuova società sarà presieduta da Eric Brandt, l’ultimo manager arrivato nel marzo scorso dalla Broadcom, impresa specializzata nella tecnologia delle telecomunicazioni.
Marissa avrebbe dovuto seguire il nucleo operativo di Yahoo, confluito in Verizon. Ma ieri l’annuncio ufficiale: lascerà il board insieme con David Filo, Maynard Webb jr. e altri tre dirigenti.
È la prima caduta di una carriera fin qui sempre in brillante ascesa. Mayer, 41 anni, originaria del Wisconsin, studi all’Università di Stanford, in California, madre di una bambina e di due gemelli, arriva nel 2012, quasi per acclamazione, al vertice di Yahoo. Viene da Google, dove era stata la prima donna ingegnere a entrare in organico. A Yahoo si deve misurare con la concorrenza formidabile di Google e Facebook. È come se, all’improvviso, il web si fosse ristretto. Marissa lancia allora un ambizioso piano di acquisizioni, rilevando, tra l’altro, il contenitore Tumblr per 1,5 miliardi di dollari. Ma il mercato non la segue. I conti non quadrano più: meno ricavi, costi crescenti.
La sua presa sui 792 grandi azionisti, tra fondi e altre finanziarie, non è più così sicura. Alcune scelte sono apertamente contestate. Una su tutte: la mancata fusione con Aol, American online, acquisita poi da Verizon.
Esattamente un anno fa Marissa Mayer compie l’ultimo, estremo, tentativo per raddrizzare la situazione. Presenta un piano di licenziamenti in massa: circa mille persone, il 10% della forza lavoro di Yahoo. Non basta. Si fa avanti Verizon. Viene definito l’accordo che rischia di saltare nel settembre 2016, quando si scopre una devastante incursione degli hacker.
I pirati informatici si impadroniscono dei dati di 500 milioni di utenti. Il gruppo dirigente di Verizon comincia a oscillare: che cosa sta comprando? Le difese di Yahoo erano state agevolmente superate dagli incursori digitali già nel 2013 e poi nel 2014. Alla fine, l’intesa va in porto. Ma è la stessa Yahoo, con un comunicato alla Sec, la Commissione di vigilanza sul mercato finanziario, ad annunciare che la stagione di Marissa Mayer è finita.