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 2017  gennaio 11 Mercoledì calendario

Il tesoriere dei repubblicani sarà ambasciatore Usa in Italia

Il nuovo ambasciatore americano in Italia sarà Lew Eisenberg, Financial Chairman del Repubblican National Committee, cioè tesoriere del Partito repubblicano. La nomina non è ancora ufficiale, ma lui ha già ricevuto la lettera di incarico dal presidente eletto Trump, e a meno di sorprese durante il processo di conferma nei prossimi mesi arriverà a Via Veneto. Si tratta di un peso massimo del Grand Old Party, e un amico personale del nuovo capo della Casa Bianca, che quindi saprà attirare l’attenzione di Washington su Roma.
La corsa alla poltrona di ambasciatore in Italia si era accelerata nelle ultime settimane, anche a causa del fatto che a maggio ospiteremo il G7. Trump vuole riaprire il dialogo con Putin, e non sarebbe contrario a considerare di riportarlo nel vertice. Ieri il ministro degli Esteri Alfano, in visita all’Onu per la prima riunione pubblica del Consiglio di Sicurezza dedicata alla prevenzione dei conflitti, ha detto che «l’obiettivo deve essere tornare al G8, anche se sarebbe prematuro affermarlo ora».
In gara per Roma erano rimasti tre candidati: l’imprenditore edile di New York Peter Kalikow, che aveva ricevuto un’offerta; il costruttore della Virginia Robert Pence, che era legato all’ipotesi di Romney segretario di Stato; e Lewis Eisenberg, che alla fine ha prevalso anche per il ruolo diretto avuto nella elezione di Trump.
Eisenberg è nato in Illinois nel 1942 da una famiglia ebraica, ma durante gli studi di economia alla Cornell University si era trasferito a New York, dove dal 1966 al 1989 aveva lavorato per Goldman Sachs, diventando partner e capo della Equity Division. Nel 1990 aveva fondato la sua compagnia di investimenti, Granite Capital International, e poi era entrato come senior advisor nella Kohlberg Kravis & Roberts & Co. Nel frattempo si era avvicinato alla politica attiva, in particolare con la governatrice del New Jersey Christine Todd Whitman. Era stato nominato presidente della Port Authority of New York e New Jersey, cioè l’agenzia pubblica che controllava il World Trade Center, e in questa posizione aveva vissuto il dramma dell’attacco alle Torri Gemelle. Nel gennaio del 2002 il governatore Pataki lo aveva nominato direttore della Lower Manhattan Development Corporation, che aveva gestito la ricostruzione.
Oltre a raccogliere finanziamenti, nel Gop ha fondato il Republican Leadership Council, un gruppo politico che si definisce «fiscalmente conservatore e socialmente inclusivo». In altre parole l’ala più moderata del partito, impegnata a bilanciare l’influenza della destra religiosa. Questo gruppo infatti era aperto alle posizioni «pro choice» sull’aborto, e Eisenberg aveva inizialmente firmato la petizione promossa da Ken Mehlman, ex consigliere di George Bush, che invitava la Corte Suprema a legalizzare i matrimoni gay. Il nuovo ambasciatore ha poi rivisto alcune di queste posizioni, ma resta un esponente moderato del Gop, e ciò aggiunge significato alla sua scelta.
Secondo fonti che lo conoscono bene, è insieme un operativo molto efficace del partito, e un amico personale di Trump. In sostanza ha gestito sul piano finanziario l’evoluzione dell’establishment repubblicano dall’iniziale scetticismo verso Donald all’abbraccio, raccogliendo per lui e per il Gop decine di milioni di dollari. Questo rende il suo rapporto diretto col nuovo presidente più importante dello stesso mandato ufficiale che riceverà. La linea bipartisan degli Stati Uniti verso l’Italia, rimasta costante attraverso le amministrazioni Clinton, Bush e Obama, è favorire le riforme. Quelle economiche e del lavoro, necessarie per liberare le potenzialità del Paese, e quelle della giustizia civile, per costruire un sistema più rapido e accogliente verso gli investitori. Queste posizioni non cambieranno, e semmai verranno accentuate dall’amministrazione Trump. Oltre all’aspetto economico e al rapporto con la Russia, la Casa Bianca fa poi affidamento sull’Italia come alleato nella lotta al terrorismo, la presenza in Iraq e Afghanistan, e la soluzione dell’emergenza migranti, in particolare per la nostra competenza sulla Libia. La scelta di Eisenberg darà forza alle relazioni bilaterali e allo sviluppo di questi dossier, anche grazie al rapporto diretto col presidente.